Blitz contro Tv pirata, irpino nell’associazione dei pezzotti: funzionava così

3' di lettura

C’è anche un irpino nella maxi-inchiesta internazionale della Polizia di Stato contro le tv pirata. Si tratta di un 39enne di Avella, P.D.A.. Sul suo conto PayPal sono stati trovati 71mila euro. Gli investigatori hanno ricostruito versamenti di denaro che arrivavano da Bulgaria e Irlanda. L’associazione a delinquere – infatti – avrebbe rifornito moltissimi acquirenti anche fuori dall’Italia.

L’indagine,  denominata “Eclissi”, è coordinata dalla Procura di Roma e, a livello internazionale, dalle Agenzie europee Eurojust ed Europol. Nel mirino sono finite le Iptv. Un sistema che converte il sistema analogico della PayTv e lo trasforma, illegalmente, in segnale web-digitale. E’ questo il “pezzotto” più diffuso che fa la felicità di tutti quegli acquirenti che non vogliono o non possono sottoscrivere abbonamenti con le grandi aziende audio-visive.

L’indagine ha visto collaborare Polizie e Procure di alcuni Stati Europei: oltre all‘Italia, Paesi Bassi, Bulgaria, Francia e Grecia. Un’inchiesta si è focalizzata sulla diffusione in streaming per arrivare alle sorgenti estere.

Sequestrata piattaforma Xtream Codes: multe utenti fino a 25mila euro

Le 58 pagine del decreto di sequestro, a carico di 23 persone (sequestrata anche la piattaforma Xtream Codes), firmato dal giudice per le indagini preliminari di Napoli, Fabio Provvisier, descrivono l’origine dell’indagine. E chiarisce come la base logistica dell’associazione a delinquere fosse proprio Napoli. Gli indagati, fra i quali proprio l’avellano, attraverso un’unica piattaforma pirata e per 12 euro al mese, offrivano coppe europee, partite di serie a, film e serie Tv. Si poteva usufruire di tutto il palinsesto Sky e Netflix, o quasi, per il prezzo di pochi caffè. In Italia oltre 5 milioni di utenti, che rischiano di essere oscurati oltre a dover pagare multe fino a 25mila euro.

Le tre centrali televisive si trovavano, si legge nell’ordinanza, a Napoli, in via dell’Abbondanza, Centro direzionale e Marianella. Un 41enne era la mente del’organizzazione. L’uomo che, come emerso dalle indagini coordinate dal procuratore aggiunto, Vincenzo Piscitelli: «Coordinava gli interventi di esperti programmatori e soggetti preposti alla mitigazione di minacce hacker verso l’infrastruttura privata » . E gestiva una platea di rivendute del flusso internet pirata.

Pay Tv Pirata: ritrasmettevano segnale Netflix, Dazn e Sky

Un sistema che permetteva all’indagato, ufficialmente disoccupato, di incassare grandi quantità di denaro sull’account PayPal. Un metodo di pagamento difficile da tracciare. All’estero c’erano spazi informatici che ritrasmettevano il segnale di Netflix, Dazn e Sky. Reti commerciali, di acquirenti e rivenditori, che coinvolgevano anche numerose regioni italiane: Campania, Puglia, Veneto, Lombardia, Calabria e Sicilia.

Il gip ha firmato un decreto di sequestro preventivo di account di carte di credito, PayPal, conti correnti. Attraverso i quali avrebbe agito l’associazione a delinquere finalizzata alla riproduzione e commercializzazione illecita di Iptv (Internet Protocol Television, sistema di trasmissione di segnali televisivi su reti informatiche) con l’aggravante del reato transnazionale.

Pay Tv illegale: il sistema dei pezzotti e i nomi in codice

Gli indagati, online, utilizzavano dei nomi in codice. C’era “Belzebù“, ma anche il “Proff” o il “Megaloman‘”. Le trasmissioni pirate vengono trasmesse attraverso Internet Tv Protocol, mediante la rete. Il sistema – con il “pezzotto” – viene messo direttamente su un device da connettere al televisore. E, così, si può accedere a tutti i canali, anche quelli a pagamento. I costi, così, sono molto inferiori a quelli per gli abbonamenti legali. Il segnale, estrapolato dal servizio originale, viene spedito su un server straniero e poi “ridiretto” agli utenti che hanno deciso di usufruire del servizio piratato. .

IPTV pirata: Sky ha agito da infiltrato proprio

Nel decreto del gip si legge come, “Sky avrebbe agito da infiltrato proprio, permettendo di ricostruire alcune dinamiche di come agiva la piattaforma Xxream Codes, che gestiva con procedure di codifica fissa (hard coded), l’istallazione e il backup di tutte le infrastrutture IPTV pirata, essendo necessario, in fase di configurazione iniziale della piattaforma, l’inserimento delle credenziali di amministrazione”.

Un altro aspetto singolare è che – come accertato dagli investigatori – c’era chi derubava e utilizzava le stringhe dei gestori dei “pezzotti”. Il detto “non si ruba a casa dei ladri”, in questo caso, era sconosciuto.

Entra nel gruppo di WhatsApp e ricevi due volte al giorno - 13:30/20:30 - le notizie più importanti senza spam!
Iscriviti al bot di Messenger e ricevi due volte al giorno - 13:30/20:30 - le notizie più importanti senza spam!