Bocciata la riforma delle tasse: cosa succede ora

Tramonta la riforma delle tasse a cui il governo dimissionario stava lavorando da circa due anni. Tra elezioni politiche e dl Aiuti la vicenda non passa al Senato. Ora la palla passerà al prossimo esecutivo.

8' di lettura

Mentre il dl Aiuti bis viene approvato in via definitiva al Senato, sempre Palazzo Madama affonda senza appello la delega fiscale buttando due anni di lavoro del governo Draghi. Secondo il presidente del Consiglio dimissionario «c’era un accordo con tutte le forze politiche», all’inizio di agosto, che sarebbe stata votata il 7 settembre. Ma ormai niente riforma delle tasse. (scopri le ultime notizie su mutui e prestiti. Leggi su Telegram tutte le news sulla finanza personale. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE

Riforma delle tasse: cosa è accaduto in Parlamento

Di fatto l’intesa non è stata raggiunta. Circostanza che ha fatto saltare anche i ddl sull’equo compenso e sull’ergastolo ostativo, i quali sarebbero sempre stati legati alla riforma del Fisco da una serie di veti incrociati da parte dei gruppi parlamentari: senza il via libera a tutte e tre le proposte, le rispettive leggi sono naufragate.

A giugno il disegno di legge aveva passato l’esame della Camera, ma adesso l’impianto resta senza decreti attuativi.

Secondo i dettami del disegno di legge il governo era appunto delegato ad adottare, entro 18 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi per la revisione del sistema fiscale, fissando anzitutto principi e criteri direttivi generali cui deve attenersi la stessa revisione

La delega fiscale avrebbe dovuto contenere la riforma dell’Irpef, la definitiva cancellazione dell’Irap, la revisione dell’Ires, l’introduzione del cashback fiscale, con la possibilità cioè di ricevere il rimborso sul momento via app, e soprattutto la revisione del catasto che doveva mappare gli immobili, tanto osteggiata dal centrodestra.

Aggiungiti al gruppo Telegram sulla finanza personale, la gestione del credito e dei debiti. Entra nella community di TheWam e ricevi tutte le news su WhatsApp, Telegram e Facebook. Scopri le ultime offerte di lavoro sempre aggiornate nella tua zona.

Riforma delle tasse: una delega di 10 articoli

Molte di tali questioni non sono state nemmeno sfiorate dalla delega che consisteva in 10 articoli, molto sintetici, generici, spesso vaghi e di incerta comprensione e interpretazione, facendo perciò nascere non infondati dubbi di incostituzionalità.

Senza attendere l’approvazione della delega, il governo è intervenuto sull’Irpef razionalizzando alquanto la struttura delle aliquote, ma senza affrontare la questione di fondo della sua base imponibile (erosione, trattamenti differenziati ecc.).

Il governo ha poi presentato una riforma del sistema contenzioso non prevista nella delega, ma che va valutata positivamente. Tra tante proposizioni vaghe, la delega conteneva tuttavia due proposte innovative: la riforma del catasto e la riforma del sistema di imposizione diretta con l’adozione di un sistema organico di Dual Income Tax.

Riforma delle tasse: la questione catasto

Per quanto riguarda il catasto, è bene ricordare che i valori catastali attuali sono stabiliti in base a un classamento che risale agli anni Trenta del secolo scorso, a rendite ricalcolate negli anni Ottanta e rivalutate successivamente in maniera parziale e eguale per tutti gli immobili, nonostante la diversa dinamica dei prezzi. In sostanza, si tratta di valori arbitrari e per nulla rappresentativi. Opporsi alla riforma di questa importante infrastruttura non è quindi logicamente sostenibile e significa semplicemente voler mantenere un indebito privilegio per i ceti abbienti del nostro Paese.

Peraltro, una riforma organica del catasto fabbricati era stata presentata in Parlamento dal governo Monti nel 2013, poi decaduta per la fine della legislatura. Durante il governo Letta era stata recuperata dal deputato Pd Causi e approvata all’unanimità in forma di delega. Delega che poi non fu esercitata dal governo Renzi per timore delle reazioni dei proprietari di immobili (Confedilizia).

Ora un nuovo tentativo da parte di Draghi, che peraltro escludeva tassativamente che la riforma potesse essere applicata in concreto per diversi anni proprio per cercare di superare l’opposizione della destra.

Ne è derivata una guerriglia parlamentare in cui il governo ha rischiato di andare in minoranza due volte, salvandosi per un voto, fino ad arrivare a un accordo che sul piano politico (e anche ideologico-culturale) rappresenta una sconfitta del governo e una vittoria delle destre, soprattutto della Confedilizia e del suo ex presidente Sforza Fogliani.

Il governo infatti ha rinunciato a un catasto fondato sui valori patrimoniali degli immobili e quindi coerente con un mercato che funziona su base patrimoniale (valore per metro quadro), così come patrimoniali sono le imposte per le quali il catasto viene utilizzato (Imu, imposta di successione, imposta di registro), per rimanere su un catasto reddituale (gli affitti) da cui pervenire ai valori patrimoniali mediante una operazione di capitalizzazione, come accade adesso.

Questo obiettivo viene raggiunto in modo abbastanza pasticciato, prevedendo la permanenza delle rendite attuali, di nuove rendite che ad esse si affiancano, ma anche il riferimento ai valori immobiliari ricavabili dall’Osservatorio sul mercato immobiliare che opera su base patrimoniale registrando per ogni Comune il valore degli immobili per metro quadro in base alle compravendite effettive. In sostanza, la destra è riuscita ad evitare che venisse formalmente stabilito che la base imponibile per l’imposizione immobiliare potesse essere il patrimonio anziché il reddito.

Tale sistema rappresenta un’alternativa al sistema di imposizione generale progressiva del reddito che si era affermato in tutti i Paesi dopo la conclusione della Seconda guerra mondiale, e che consisteva nel tassare con un’unica struttura di aliquote fortemente progressive l’intero reddito di ciascun contribuente, quali che fossero la sua fonte e la sua origine (lavoro, capitale ecc.).

Questo sistema non aveva mai attecchito in Italia, Paese in cui le resistenze nei confronti di una tassazione progressiva sono state, e rimangono, sempre fortissime se non insuperabili, per cui la riforma del 1973, pur uniformando in forte ritardo la tassazione italiana a quella degli altri Paesi, evitava di includere i redditi di fonte patrimoniale nella base imponibile della imposta sul reddito.

Nel caso italiano, infatti, la Dit consentiva comunque di tassare in modo uniforme tutti i redditi da capitale compresi quelli esenti (i guadagni di capitale) o tassati molto poco come gli interessi sulle obbligazioni pubbliche. Oggi la situazione è molto diversa da quella di allora e quindi il recupero del sistema Dit da parte del governo Draghi poteva apparire discutibile, ma rappresentava comunque un progresso rispetto al disordine e agli abusi della tassazione attualmente in vigore.

Il governo ha raggiunto un accordo con la sua maggioranza per l’approvazione delle delega fiscale, che dovrebbe contenere i capisaldi di una riforma generale del fisco italiano da tempo attesa e mai affrontata. Le principali carenze del fisco italiano al momento dell’emanazione della delega erano note, o almeno avrebbero dovuto esserlo.

Tuttavia, la disfatta del governo, anzi la sua ritirata e resa senza condizioni, è avvenuta sull’unico aspetto della riforma che si basava su una visione organica del sistema tributario e della imposizione diretta, e cioè l’adozione di un sistema compiuto di Dual Income Tax (Dit).

Il sistema Dit era stato peraltro proposto dalla risoluzione votata dal Parlamento a conclusione di una lunga indagine conoscitiva e quindi la sua adozione sembrava acquisita. Ma così non è stato, e improvvisamente i parlamentari si sono resi conto che la inevitabile razionalizzazione della imposizione sul reddito imposta dal sistema Dit non era tollerabile.

Quindi, dopo un lungo braccio di ferro, il sistema duale è saltato completamente, e il nome stesso è stato espunto dalla delega, mantenendo la differenziazione delle aliquote che si applicano alle diverse forme di reddito da capitale o immobiliare.

bocciata la riforma delle tasse: e ora?
bocciata la riforma delle tasse: e ora?

Riforma delle tasse: il regime forfettario

In questo contesto, la delega mantiene e rafforza il regime forfettario per i lavoratori autonomi e le piccole imprese che sarebbe logicamente incompatibile col sistema Dit e che rappresenta una delle principali distorsioni e fonte di iniquità del sistema attuale.

In virtù di tale sistema, per fare un esempio, a parità di reddito, poniamo 35.000 euro, un lavoratore indipendente continuerà a pagare 2.500 euro in meno di un dipendente e 3.400 euro in meno di un pensionato. A tutto ciò si aggiungono le contorsioni logiche e lessicali presenti in tutto il testo, a cui ciascun partito ha imposto il proprio “contributo”.

Riforma delle tasse: un accordo al ribasso

In sostanza, il governo pur di ottenere il via libera formale a una riforma, inconsistente e scientificamente impresentabile, che non sarà mai attuata, accetta un accordo al ribasso. Nella convinzione che l’opinione pubblica non sarà in grado di capire di che cosa si tratta in realtà, si opta (forse giustamente) per la durata del governo, mentre un chiarimento proprio sul fisco sarebbe stato molto utile.

Tra le forze politiche solo Leu ha avuto il coraggio di votare contro l’articolo 2, che è quello relativo al sistema duale, mentre il Pd sembra essere appiattito sul governo Draghi indipendentemente dai contenuti della sua azione, e le destre continuano a manifestare la loro vocazione eversiva in materia di tassazione, risultando però egemoni in Parlamento vista anche la confusione permanente in cui versa il M5S.

Ecco gli articoli preferiti dagli utenti su mutui, prestiti e risparmio personale:

Entra nei gruppi offerte di lavoro, bonus, concorsi e news

Ricevi ogni giorno gratis i migliori articoli su offerte di lavoro, bandi, bonus, agevolazioni e attualità. Scegli il gruppo che ti interessa:

  1. Telegram - Gruppo esclusivo

  2. WhatsApp - Gruppo base

Seguici anche su YouTube | Google | Gruppo Facebook | Instagram



Come funzionano i gruppi?
  1. Due volte al giorno (dopo pranzo e dopo cena) ricevi i link con le news più importanti

  2. Niente spam o pubblicità

  3. Puoi uscire in qualsiasi momento: la procedura verrà inviata ogni giorno sul gruppo

  4. Non è possibile inviare messaggi sul gruppo o agli amministratori

  5. Il tuo numero di cellulare sarà utilizzato solo per inviarti notizie