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Salario minimo bocciato da questi partiti: si va avanti così

La guida dettagliata sul salario minimo in Italia, l’attuale scenario e le posizioni sui partiti in merito. Scopriamo come funziona oggi il salario in Italia.

di Valerio Pisaniello

Gennaio 2023

Scopriamo come funziona oggi il salario in Italia: ecco una guida dettagliata sull’attuale scenario sociale, normativo, politico ed europeo con le nuove proposte di legge per il nostro Paese (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unicoLeggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Indice

Come funziona oggi il salario in Italia: qual è la paga base in Italia?

La paga base in Italia è pari a circa 1.700 euro al mese. Per tali motivi, alcune forze politiche, ancora prima della proposta europea in merito, hanno proposto l’introduzione del salario minimo nazionale.

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Come funziona oggi il salario in Italia: lo scenario europeo 

Nell’Unione Europea, in 21 dei 27 Stati membri è stato già introdotto il salario minimo, ma l’Italia non ha ancora provveduto a tale riforma.

Tra i Paesi dell’UE, il salario minimo non esiste, oltre che in Italia, anche in Danimarca, Cipro, Austria, Finlandia e Svezia, qui i salari sono disciplinati dai contratti collettivi nazionali.

Scopriamo insieme qual è l’attuale situazione italiana e come funziona oggi il salario in Italia, norma che interessa almeno 4 milioni di lavoratori in difficoltà.

Come funziona oggi il salario in Italia: cos’è il salario minimo?

Il salario minimo è la retribuzione di base per i lavoratori di differenti categorie, stabilita per legge, in un determinato arco di tempo.

Non può essere in alcun modo ridotta da accordi collettivi o da contratti privati. È in sostanza, una “soglia limite” di salario sotto la quale il datore di lavoro non può scendere.

Si parla da diversi anni in Italia della scelta di affidare il compito di determinare il livello minimo di salario alla legge e non solo alla contrattazione collettiva, così come avviene oggi.

Vi sono numerose proposte di disciplina del salario minimo ma per ora, nessuna è stata approvata né ha trovato l’accordo tra le parti sociali.

C’è quella dell’ex Ministra del Lavoro Catalfo del 2018, rimasta ferma in Commissione Senato a causa di divergenze politiche (9 euro netti all’ora) e quella che dovrebbe vedere la luce grazie all’attuale Ministro del Lavoro Orlando entro la fine dal 2022 (estensione e rafforzamento della contrattazione collettiva), ma la discussione è ancora in corso.

L’impulso a fare un passo in avanti viene dall’Europa che, nel corso dell’estate 2022, ha definitivamente direttiva UE del 14 settembre 2022 sul salario minimo di cui vi parliamo in questo approfondimento in questo approfondimento.

Come funziona oggi il salario in Italia: la situazione italiana

Come funziona oggi il salario in Italia? In Italia esistono pensioni minime per legge, mentre una soglia per i salari non è previsto da leggi nazionali, ma dalla contrattazione fra le parti sociali.

Stando alla stima del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) in Italia quasi tutti i lavoratori (98%) e tutte le aziende (99%) sono coperte dalla contrattazione collettiva.

Ecco quindi, che visto che ogni contratto ha dei livelli minimi retributivi (sebbene molto più bassi rispetto alla media europea) si potrebbe dire che in Italia è già in vigore il salario minimo, ma nei fatti non è così per i seguenti ordini di motivi:.

Davanti a tale situazione, ha preso piede anche in Italia il fenomeno dei working poors. Si tratta di quei lavoratori il cui reddito è inferiore alla soglia di povertà relativa, magari perché lavorano a tempo parziale, pur essendo regolarmente occupati.

Secondo l’ultimo report di “In-work poverty in the EU” in Italia l’11,7% dei lavoratori dipendenti riceve un salario inferiore ai minimi contrattuali.

Prendendo in considerazione gli ultimi dati disponibili Istat, in media lo stipendio di un lavoratore in Italia è di poco superiore ai 21.000 euro annui. Pari a circa 1.700 euro al mese (a questo indirizzo è possibile consultare l’analisi Istat 2022).

Per tali motivi, alcune forze politiche, ancora prima della proposta europea in merito, hanno proposto l’introduzione del salario minimo nazionale. L’obiettivo è superare lo schema dei contratti collettivi e disciplinare la soglia minima gli accordi tra privati.

Come funziona oggi il salario in Italia: cosa prevede la normativa 

Attualmente in Italia non è in vigore alcuna legge nazionale, né regionale, sul salario minimo. Anche se in ballo ci sono diversi interventi normativi sulla tutela dei lavoratori, nonché la recentissima norma sulla parità salariale di cui potete leggere in questo approfondimento, di fatto il fenomeno working poors è ben lontano dall’essere disciplinato.

Dobbiamo però sottolineare che alcuni tentativi in tal senso sono stati fatti. Basti pensare al Jobs Act.

Come funziona oggi il salario in Italia: salario minimo nel Jobs Act

Il salario minimo era stato previsto nel Jobs Act, ma poi è rimasto escluso dai decreti attuativi. L’articolo 1, comma 7, lettera g) della Legge 10 dicembre 2014, n. 183, prevedeva l’introduzione di un “compenso orario minimo”.

Questa soglia andava a soddisfare soltanto i settori non coperti da contrattazione collettiva. Tale norma prevedeva un sistema dove la maggior parte dei compensi era stabilito dai contratti collettivi nazionali di settore vincolanti, mentre veniva istituito un salario minimo legale per i settori non disciplinati dai CCNL. 

Come accennato però, questa legge non è mai stata attuata.

Come funziona oggi il salario in Italia: la proposta di legge Draghi-Orlando

Nella conferenza stampa del 12 luglio 2022 il Governo ha annunciato di voler adottare una nuova legge sul salario minimo con la regolamentazione che resterà comunque quella attuale, ovvero affidata alla contrattazione collettiva.

L’idea dell’esecutivo è di basarsi sul TEC, ovvero il trattamento economico complessivo. Con questo meccanismo si usano come riferimento i contratti più diffusi o firmati delle organizzazioni maggiormente rappresentative e si estendono a tutti i lavoratori che non hanno una contrattazione di riferimento.

Previsti anche incentivi e premialità per il rinnovo dei CCNL di categoria, alcuni ancora fermi e scaduti da anni. Ciò garantirebbe un aumento graduale medio degli stipendi nel tempo e un aiuto ai cosiddetti “lavoratori poveri”, non coperti da contrattazione collettiva.

Come funziona oggi il salario in Italia: a quanto ammonta il salario minimo negli altri paesi europei 

Secondo le più recenti statistiche pubblicate da Eurostat, a luglio 2020 erano previste retribuzioni minime nazionali in 21 dei 27 Stati membri dell’UE con notevoli differenze tra gli Stati membri per quanto riguarda l’importo mensile.

Ad esempio si va dai 312 euro in Bulgaria ai 2.142 euro in Lussemburgo. Nello specifico queste sono le retribuzioni minime mensili lorde espresse in termini di standard di potere di acquisto (PPS) nei singoli Paesi Europei (aggiornate a fine 2020):

Per gli Stati membri dell’UE con salari minimi nazionali che non fanno parte dell’area dell’euro (Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Ungheria, Polonia, Romania), il livello delle retribuzioni minime e la classifica espressa in euro è influenzata dai tassi di cambio utilizzati per convertire dalle valute nazionali in euro.

Come funziona oggi il salario in Italia: in quali paesi non c’è il salario minimo? 

I Paesi Europei che non hanno introdotto il salario minimo nazionale sono:

Anche la Svizzera non ha il salario minimo nazionale ma la paga è disciplinata in modo differente a seconda del Cantone di residenza e impiego, come potete leggere in questo approfondimento.

Come funziona oggi il salario in Italia: la discussione politica

Lo scorso 30 novembre, vari politici dei partiti all’opposizione, dal Partito democratico al Movimento 5 stelle, passando per Azione, si sono rinfacciati a vicenda di aver votato contro il salario minimo in Parlamento.

«No al salario minimo. La destra, con una mozione in Parlamento e l’astensione di Azione e Italia viva, ha scelto di non ricorrere a questa misura per correggere le storture del nostro mercato del lavoro», ha scritto su Twitter il parlamentare europeo del Partito democratico Brando Benifei, ricevendo la risposta del senatore di Azione Matteo Richetti: «A dire il vero caro Brando Benifei, oggi il Pd ha votato la nostra risoluzione sul salario minimo che purtroppo la destra ha bocciato insieme ai tuoi amici grillini».

Il Movimento 5 stelle ha invece accusato Carlo Calenda di aver votato contro la sua mozione per il salario minimo, accusa a cui il leader di Azione ha replicato dicendo che il suo partito ha presentato una mozione proprio a favore del salario minimo.

Vista la confusione, cerchiamo di capire che cosa è successo in Parlamento e di quali votazioni si sta parlando e come funziona oggi il salario in Italia.

Come funziona oggi il salario in Italia: le mozioni sul salario minimo 

Sempre lo scorso 30 novembre, la Camera dei deputati ha votato cinque mozioni dedicate all’introduzione del cosiddetto “salario minimo”, ossia di una soglia di retribuzione sotto la quale un datore di lavoro non potrebbe andare per legge.

Una mozione aveva come primo firmatario il deputato del Partito democratico Andrea Orlando; un’altra era a prima firma del presidente del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte; un’altra era a prima firma di Richetti, per il gruppo Azione-Italia viva; un’altra è stata presentata dal deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Marco Grimaldi; e infine, una mozione è stata sottoscritta dai quattro partiti di maggioranza: Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi moderati.

Ricordiamo che le mozioni rientrano tra i cosiddetti “atti di indirizzo” del Parlamento verso il Governo: non hanno un valore vincolante, ma servono ai parlamentari per promuovere una discussione e un voto su un determinato tema, per indicare il proprio indirizzo al governo.

È bene chiarire, dunque, che il voto non era sull’approvazione di un disegno di legge per introdurre il salario minimo, ma per esprimere, in un certo senso, il proprio sì o no ad alcuni principi su questo tema.

La mozione della maggioranza chiedeva al Governo di impegnarsi «a raggiungere l’obiettivo della tutela dei diritti dei lavoratori, non con l’introduzione del salario minimo», ma con altre «iniziative».

Per esempio, estendendo i contratti collettivi nazionali a tutte quelle categorie di lavoratori «non comprese nella contrattazione nazionale».

La mozione del Movimento 5 stelle chiedeva al governo di introdurre, tra le altre cose, «una soglia minima inderogabile» con un valore «non inferiore a 9 euro lordi all’ora».

In base alla mozione del Partito democratico, il «trattamento economico corrisposto ai lavoratori» non dovrebbe invece «essere inferiore a 9,50 euro all’ora al lordo degli oneri contributivi e previdenziali».

La mozione di Azione e Italia viva chiedeva al governo di fissare «un salario minimo legale inderogabile non inferiore ai 9 euro l’ora al lordo degli oneri contributivi e previdenziali», solo per i settori non coperti dalla contrattazione collettiva, oppure per i lavori saltuari.

Infine, la mozione di Alleanza Verdi-Sinistra proponeva una soglia più alta del salario minimo, fissata «a 10 euro all’ora al lordo degli oneri contributivi e previdenziali», ogni anno da rivalutare in base all’andamento dell’inflazione.

Come funziona oggi il salario in Italia: come hanno votato i partiti 

Tra le cinque mozioni, l’unica approvata è stata quella presentata dalla maggioranza, con 163 voti favorevoli, 121 voti contrari e 19 astenuti.

Tra chi si è astenuto, c’erano i deputati di Azione-Italia viva, mentre Pd, Movimento 5 stelle e Alleanza Verdi-Sinistra hanno votato contro.

La deputata di Azione Giulia Pastorella ha motivato l’astensione del suo partito a questa mozione, spiegando di aver ritenuto «positivo che si prenda in considerazione il recepimento della direttiva europea sul salario minimo, pur non implementandolo nei fatti».

Al di là dei singoli valori con cui fissare per il salario minimo, le mozioni dei partiti di opposizione si differenziavano anche nelle premesse dei testi e per le richieste al Governo, segno di una mancanza di un intento comune.

In pratica, pur essendo tutti favorevoli all’introduzione di un salario minimo, Partito democratico, Movimento 5 stelle, Azione-Italia viva e Alleanza Verdi-Sinistra non sono riusciti ad accordarsi per presentare una mozione unitaria, che, in ogni caso, sarebbe comunque molto probabilmente stata bocciata, visto che alla Camera questi partiti non hanno la maggioranza dei voti.

Da un punto di vista politico, però, sarebbe stato un messaggio di condivisione su un tema di cui si sente parlare ormai da anni (ricordiamo che Pd, Movimento 5 stelle e Italia viva hanno governato insieme da settembre 2019 a febbraio 2021, senza introdurre il salario minimo). 

Come si può verificare dal resoconto della Camera, il Pd ha votato a favore di tutte e quattro le mozioni di opposizione, e contro solo a quella della maggioranza.

Durante le dichiarazioni di voto, Orlando ha motivato questa scelta dicendo che il suo partito non vuole «piantare le bandierine» o «fare la gara» con gli altri partiti.

Il Movimento 5 stelle ha votato a favore della sua mozione e a quella di Alleanza Verdi-Sinistra, mentre ha votato contro quella della maggioranza e a quella di Azione-Italia viva, e si è astenuto su quella del Pd.

Alleanza Verdi-Sinistra ha votato a favore alle mozioni dell’opposizione, tranne quella di Azione-Italia viva, su cui si è astenuta, mentre ha votato contro la mozione della maggioranza.

Azione-Italia, come già detto, si è astenuta su quella della maggioranza e del Pd, e ha votato contro le altre mozioni. La maggioranza ha votato contro tutte e quattro le mozioni dell’opposizione.

Come già preventivabile dalla campagna elettorale, il voto ha confermato che la coalizione di centrodestra non ha intenzione di introdurre un salario minimo per tutti i lavoratori in Italia.

Fonti e materiale di approfondimento

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