Bollette, ora lo smart working non conviene più

Bollette, ora lo smart working non conviene più: i costi delle bollette e l'inflazione spingono molti a rinunciare. Tanti stanno preferendo la scelta mista: alcuni giorni in ufficio, altri da remoto. In pochi mesi è cambiato lo scenario. Alle aziende conviene invece e sempre di più il lavoro agile.

6' di lettura

Bollette, ora lo smart working non conviene più: il sogno di lavorare da casa sta andando in frantumi per tanti lavoratori. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Un sogno che solo nel 2021 era stato vissuto con entusiasmo dal 33% dei dipendenti (rispetto all’anno precedente). Due milioni di impiegati hanno lasciato l’ufficio, si tratta di abbandoni volontari, innescati dalla pandemia certo, ma che poi hanno attratto i dipendenti, affascinati dalla possibilità del lavoro agile. Non temporaneo, ma per sempre.

Un lavoro con meno vincoli, senza doversi mettere in macchina, da svolgere tra le mura domestiche o in un qualsiasi altro luogo (attrezzato).

Su questo argomento puoi leggere anche bollette luce e gas, che mazzata a ottobre; o un post su come cambierà il costo del gas; vediamo anche tra statali e aziendali chi può avere il bonus bolle

Bollette, smart working: crisi energetica

Per molti trascorrere 8 ore in ufficio, dopo magari un noioso trasferimento casa/lavoro, non era più accettabile. Non dopo aver provato le comodità del lavoro da remoto.

Le richieste di smart working sono aumentate, anche dopo che la pandemia ha smesso di essere un’emergenza. Sembrava una svolta epocale. Un cambio sollecitato anche da molte aziende: l’efficienza degli impiegati era la stessa, i costi per le imprese diminuiti. Tutti contenti dunque?

Fino a un certo punto. Ovvero fino a quando non si è abbattuta sui cittadini un’altra emergenza, quella energetica.

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Bollette, smart working: formula mista

Cosa è accaduto? L’inflazione ha eroso gli stipendi, riducendo in modo significativo il potere d’acquisto e l’aumento delle bollette ha fatto lievitare i costi per chi lavora da casa. Un doppio effetto che ha spento, almeno in parte, l’entusiasmo per il lavoro da remoto.

Certo, l’86% di chi l’ha sperimentato non ha intenzione di rinunciarci. O meglio, non del tutto. Sono infatti aumentate le richieste per la formula mista. Quella che prevede qualche giorno di lavoro agile e qualche giorno di lavoro in ufficio.

Bollette, smart working: sostegni economici

Questa richiesta è stata avanzata da molti lavoratori dopo che le aziende si sono rifiutate di prevedere sostegni economici (per pagare le bollette) a quanti hanno scelto di lavorare da casa.

In pratica: lo smart working non conviene più.

E non conviene perché chi lavora da casa deve avere la luce accesa quasi tutto il giorno (soprattutto in inverno), compreso il computer e ha la necessità di riscaldare la casa (se andava in ufficio i caloriferi potevano anche restare spenti).

Si tratta di spese in più che non sarebbero state sostenute con il lavoro in ufficio. Spese che con l’aumento dei costi di luce e gas ora sono diventate importanti e a fronte di stipendi bassi mettono a repentaglio l’equilibrio del bilancio familiare.

Bollette, smart working: non è più conveniente

Solo nel febbraio scorso, quindi prima della guerra in Ucraina, della successiva crisi energetica e l’aumento esponenziale dell’inflazione, il Codacons aveva quantificato i risparmi per i lavoratori che avevano iniziato lo smart working: tra 2.845 e 5.115 euro l’anno.

Ora quei risparmi si sono ridotti e di molto. In diversi casi quasi azzerati. Insomma, non è più così vantaggioso.

Bollette, smart working: buoni pasto

Bisogna aggiungere anche un altro dato: per i dipendenti della pubblica amministrazione che lavorano da casa c’è anche la questione buoni pasto.

Nei nuovi Piani integrati di attività e organizzazione non è stata ancora decisa una linea univoca: in alcuni uffici pubblici chi lavora da casa non ha diritto ai buoni pasto. In altri casi si resta ancora nel vago: non è stata adottata una decisione definitiva.

Sui buoni pasto, che possono incidere sul livello di convenienza economica del lavoro da casa, si resta quindi nella più totale indeterminatezza. Al momento si segue questa strada: i dipendenti, insieme ai sindacati, chiedono una eventuale compensazione economica per chi rinuncia ai buoni pasto lavorando da remoto.

Bollette, smart working: solo il 20% dice sì

I dipendenti che accettano di guadagnare meno pur di lavorare da casa si è molto ridotto. Una indagine condotta da Inapp (Attualità e prospettive dello smart working) ha rivelato che solo il 20% dei lavoratori è disposto a intascare una cifra inferiore pur di rimanere a casa.

Un crollo verticale rispetto ai mesi scorsi, ma era anche del tutto prevedibile: la crisi economica consiglia di aumentare i risparmi, non di diminuire le entrate.

Se andare in ufficio può essere più stancante, è anche vero che non si aumenta la bolletta della luce e neppure quella del gas. Di questo tempi si tratta di un fattore determinante per tante famiglie.

Bollette, ora lo smart working non conviene più

Bollette, smart working: alle aziende conviene

Ovviamente e per le stesse ragioni alle aziende conviene far lavorare i dipendenti dalle loro abitazioni. I risparmi sono notevoli.

Qualche esempio: l’Eni ha chiuso l’ufficio principale e prenotato sedi molto più piccole dove far ruotare i dipendenti. Tim è riuscita a liberare quattro palazzi (e relativi costi).

E gli enti locali? Conviene anche a loro. Il sindaco di Milano, Sala, ha aperto alla possibilità dello smkart working il venerdì per tutti i dipendenti. In questo modo, ha dichiarato, ci sarà un lungo fine settimana di risparmi energetici per le casse comunali.

Non è tutto. Ci sono report, come quello del Politecnico di Milano che hanno analizzato i risparmi per le aziende che applicano il lavoro agile. Ebbene, i costi scendono del 30% tra affitti, utenze e buoni pasto.

Lo studio è stato ancora più preciso: se un dipendente lavorasse da casa tra 6 e 9 giorni al mese l’azienda risparmierebbe per tra 4 e 6mila euro l’anno. Risparmi che salirebbero a 10mila euro per il lavoratore che ha scelto in modo continuativo il lavoro da remoto.

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