Serie A, i grandi bomber di provincia degli ultimi 10 anni: ve li ricordate?

Quest'anno Francesco Caputo ha fatto rivivere l'emozione dei grandi attaccanti protagonisti nelle piccole piazze. Quelli che non vincono i campionati, ma sanno ancora emozionare come pochi.



4' di lettura

Con i 20 gol dell’ultima stagione, Francesco “Ciccio” Caputo del Sassuolo è stato il miglior marcatore italiano di “provincia” in Serie A. Il bomber si è piazzato alle spalle del capocannoniere Ciro Immobile, che ha eguagliato il record di 36 gol di Higuain, di Cristiano Ronaldo e di Lukaku. Insomma, 3 campioni. Caputo ha incantato e fatto sognare i suoi tifosi, i fan in tutta Italia e chi ha investito su di lui al Fantacalcio, magari per pochi fantamilioni.

Caputo e la bella maturità

Arrivare a questi numeri a 33 anni, alla terza stagione in Serie A (la prima oltre 10 anni fa), la quindicesima tra i professionisti, vuol dire crederci sempre, non arrendesi, lavorare a testa bassa e mettersi sempre in gioco. Ciccio Caputo è un po’ l’immagine di questo campionato strano, interrotto dalla pandemia del coronavirus (l’ultimo gol pre-lockdown a marzo fu proprio il suo), l’immagine di un italiano come tutti noi, l’amico di famiglia, il bravo ragazzo che tutti ammirano.

Ma il bomber di Altamura non è da solo in questa speciale classifica di bomber di provincia, anzi, ce ne sono diversi che sono riusciti a vincere anche la classifica capocannonieri, per entrare poi nella leggenda.

Fabio Quagliarella, re dei bomber a 36 anni

L’esempio più vicino a Caputo è molto recente. Fabio Quagliarella, il bomber di Castellammare di Stabia, trascinò la scorsa stagione la Sampdoria di Giampaolo verso una salvezza tranquilla. Chiuse il campionato con 26 gol, un record personale, battendo nettamente i 19 della stagione precedente che già erano un record. Inoltre chiuse al terzo posto la sua corsa alla scarpa d’oro (quest’anno vinta da Immobile), dietro a Mbappè e Messi, non due calciatori qualsiasi insomma.

Quagliarella può assomigliare per certi versi a Caputo, per lo stile di gioco, un attaccante non forte fisicamente, ma dotato di buona tecnica e buon fiuto del gol. Caputo ha più le caratteristiche del 9 puro, Quagliarella ama svariare su tutto il fronte offensivo, cercare il gol da fuori, oppure con giocate straordinarie, di sforbiciata, di tacco, o da metà campo, come spesso gli è capitato di fare.

Va detto che Quagliarella ha anche avuto una carriera di tutto rispetto, ha girovagato ovunque in Serie A, giocando in club come Napoli, Juventus, Udinese, Torino che l’ha lanciato. Ha vinto 3 scudetti e 2 supercoppe con la Juventus, trovando la doppia cifra dei gol solo nel 2012-13 (13 gol). In provincia, Quaglia ha trovato la sua dimensione e il titolo di re dei bomber.

Di Natale, il re di Udine

Per tanti anni, il re di Udine e della Serie A è stato Antonio, Totò Di Natale. L’attaccante napoletano è esploso ad Empoli prima di una straordinaria carriera all’Udinese. Dal 2004 al 2016 ad Udine, Di Natale ha compiuto veri miracoli, diventando il sesto attaccante più prolifico della Serie A italiana con 209 gol totali. Ha vinto per due stagioni consecutive, 2009-10 e 2010-11, il titolo di capocannoniere della Serie A, con 29 e 28 gol.

Di Natale è stato un attaccante veloce, longevo e dotato di ottima tecnica, ha giocato come esterno d’attacco per buona parte della carriera; dalla stagione 2009-2010, con il passaggio del compagno di reparto Fabio Quagliarella al Napoli, ha iniziato a ricoprire il ruolo di centravanti, in cui ha mostrato ottimo senso del gol, affinando negli anni le proprie abilità realizzative.

E’ stato un attaccante abile a segnare in qualsiasi modo, destro, sinistro, anche di testa alcune volte, da fuori area, di rapina, calci piazzati, insomma, un attaccante completo che ha messo sempre in risalto un fattore: l’arte del bomber di provincia. La Juventus più volte ha cercato di portarlo a Torino. Di Natale non ha mai accettato, preferendo il suo di bianconero, quello di Udine. Magari alla Juve avrebbe vinto qualche scudetto, qualche altra coppa, ma Di Natale era così: sempre unico.

Luca Toni, dal tetto del mondo alla provincia

L’ultimo grande sussulto della carriera di Luca Toni è stata la stagione 2014-15. Il bomber campione del mondo 2006, chiuse la carriera nel Verona, neo promosso in Serie A, nella seconda stagione con i veneti, Luca mise a segno 22 gol, vincendo, a distanza di 10 anni, la classifica marcatori.

Infatti, Toni è stato il primo italiano a vincere la scarpa d’oro, nel 2005-06, quando vinse il titolo di capocannoniere della Serie A con 30 gol, con la maglia della Fiorentina. Fu la stagione che vide Toni protagonista al Mondiale di Germania 2006 e poi al Bayern Monaco, dove vinse una Bundesliga, prima di tornare in Italia.

L’attaccante ha fatto le fortune del Palermo, che riportò in A nel 2003-04, con 30 gol. Al primo anno in massima serie con i rosanero, realizzò altri 20 gol, a 27 anni. Esploso tardi, Luca ha saputo recuperare in brevissimo tempo tutto il tempo perduto, entrando di diritto nel ristretto pantheon dei migliori bomber della storia della Serie A.

Luca Toni è stato un nove d’aria di rigore come oggi è difficile trovarne: fortissimo di testa, grande senso del gol, ottimo senso della posizione. Un attaccante devastante fisicamente. Uno di quei centravanti dei quali la nostra nazionale avrebbe tanto bisogno.

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