Boninsegna, storia di un idolo. Che male quella lattina!

Compie gli anni Roberto Boninsegna, goleador degli anni '60 e '70, tre Scudetti e due partecipazioni Mondiali con l'Italia. In carriera non si è fatto mancare nulla, dentro e fuori dal campo, persino un finto flirt con Raffaella Carrà. Protagonista, suo malgrado, del discusso episodio di M'gladbach, rimediò pure 11 giornate di squalifica quando militava nel Cagliari. Ha recitato nei Promessi Sposi e con Terence Hill.

Boninsegna, storia di un idolo. Che male quella lattina!
La carriera di Boninsegna, idolo di una generazione e campione d'Italia.
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Quel soprannome, Bonimba, gli dava noia. L’aveva coniato Gianni Brera, come di solito faceva con i calciatori di quell’epoca (come non ricordare l’Abatino assegnato a Gianni Rivera, che pure mostrò le sue perplessità). Bonimba era una crasi tra il suo cognome, Boninsegna, e Bagonghi, come venivano chiamati i nani da circo: perché nonostante non fosse alto quanto i difensori avversari, Boninsegna di testa le prendeva quasi tutte. Spettacolari i suoi duelli aerei con Francesco Morini, centrale della Juventus e della Nazionale, che divenne poi suo compagno in bianconero.

Bocciato da Herrera, l’approdo al Cagliari

Roberto Boninsegna nasce a Mantova il 13 novembre del 1943. Cresciuto nel vivaio dell’Inter, ma mai impiegato in prima squadra da Helenio Herrera, fu mandato a farsi le ossa in giro per l’Italia, da Nord a Sud, da Prato a Potenza (dove sfiorò un’incredibile promozione in A nel 1965, sfumata per soli tre punti) finendo poi al Varese, prima di trasferirsi al Cagliari di Gigi Riva, con cui formò una coppia gol da fare invidia alle grandi.

Il suo trasferimento costò 80 milioni di lire: con gli isolani ottenne un secondo posto nella stagione 1968-1969, salutando l’Isola proprio l’anno prima dello storico Scudetto conquistato dagli uomini di Manlio Scopigno.

Durante l’esperienza al Cagliari, condita da 23 reti in 83 presenze, Boninsegna rimediò undici giornate di squalifica, ridotte poi a nove in appello, per avere insultato reiteratamente l’arbitro Bernardis e uno dei guardalinee nel corso di un Varese-Cagliari del 31 dicembre 1967.

Sempre in quegli anni, assieme ai compagni di squadra, prese parte a un campionato organizzato negli Stati Uniti, volto a promuovere il gioco del calcio in Nordamerica. Con indosso la maglia dei Chicago Mustangs segnò 11 reti, laureandosi capo-cannoniere della manifestazione. E fu, quindi, il primo italiano ad aggiudicarsi il titolo di miglior marcatore in un campionato straniero, seppure di breve durata.

L’Inter e la lattina del Borussia Mönchengladbach

Dopo averlo bocciato anni prima, nel 1969 l’Inter spese 600 milioni di lire (più i cartellini di Domenghini, Gori e Poli) per acquistarlo dal Cagliari. In nerazzurro Boninsegna visse le sue stagioni migliori dal punto di vista realizzativo (24 gol nella stagione 1970-1971, conclusa con lo Scudetto all’Inter, e 22 l’anno successivo), per un totale di 281 presenze tra campionato e Coppe e 171 reti, di cui 113 in Serie A. Anche durante l’esperienza nerazzurra Boninsegna fu al centro di alcuni episodi interessanti.

Boninsegna all'inter
Boninsegna all’Inter nella stagione 1971-1972.

Il primo negli ottavi di finale della Coppa dei Campioni, quando sul campo del Borussia Mönchengladbach fu colpito in testa da una lattina piovuta dagli spalti.

I tedeschi furono bravi a far sparire l’oggetto contundente, ma ancora più lesto fu Sandro Mazzola nel recuperare una lattina di Coca Cola che un tifoso dell’Inter stava beatamente sorseggiando nel settore ospiti dello stadio, per mostrarla all’arbitro.

Boninsegna fu trasportato fuori in barella (gli verrà riscontrata una forte contusione parietale), e il Borussia si impose con un sonoro 7-1.

L’Inter fece ricorso con un’arringa formidabile dell’avvocato Peppino Prisco che convinse l’Uefa a far ripetere l’incontro che i nerazzurri vinsero per 4-2, portando avanti la corsa europea terminata soltanto in finale, con la sconfitta subita dall’Ajax.

Il flirt con la Carrà

L’altro episodio bizzarro che lo vide protagonista fu quando, a sua insaputa, gli attribuirono un flirt con Raffaella Carrà. In realtà a corteggiare la soubrette fu un sosia del calciatore. Boninsegna si ritrovò suo malgrado al centro di un triangolo amoroso con la vera fidanzata, la signorina Ilde, che non la prese affatto bene.

Alla Juventus e in Nazionale

Conclusa l’esperienza all’Inter, nel 1976 passò alla Juventus in uno scambio con il compianto Pietro Anastasi. Qui visse una seconda giovinezza, vinse due campionati, una Coppa Italia e la Coppa Uefa del 1977, il primo trionfo continentale della società bianconera. Nel 1979 passò al Verona, in Serie B, e chiuse la carriera nel Viadana, in D, nel 1981.

In nazionale prese parte a due Mondiali, quello quasi trionfale del 1970, in cui segnò una rete in finale al Brasile di Pelè, e quello sciagurato del 1974, per un totale di 22 presenze e 9 reti in maglia azzurra. Non facendosi mancare nulla, ha recitato pure una piccola parte nello sceneggiato televisivo «I Promessi Sposi», nel ruolo di un monatto; Terence Hill, invece, lo volle nel suo Don Camillo, dove interpretò un calciatore.

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