Bonus affitto giovani, ecco perché non funzionerà

Bonus affitto giovani 2021, ecco perché la detrazione prevista dal governo Draghi nella nuova Manovra fiannziaria non funzionerà. Ecco anche le proposte per cambiarla.

7' di lettura

Una detrazione, tanti limiti

La legge di bilancio che il governo si appresta a varare contiene il potenziamento di una detrazione fiscale per sostenere i giovani tra i 20 e 30 anni che sono in affitto, perseguendo l’obiettivo del governo di prendersi cura della dimensione abitativa dei giovani italiani (entra nella community di TheWam e ricevi tutte le news su WhatsApp, Telegram e Facebook).

La detrazione spetta per i primi 4 anni di locazione in un’abitazione diversa da quella dei propri genitori, e sarebbe pari al 20% dell’affitto, con un tetto annuo di 2400 euro.

L’intervento sembra quindi essere cosa buona e giusta. Peccato che la misura, scritta così, sia praticamente inutile. Il problema principale non è tanto nell’ammontare delle risorse stanziate, quanto nello strumento scelto per raggiungere l’obiettivo: una detrazione fiscale. Possiamo individuare tre limiti principali.

1. È una misura molto selettiva, che non raggiunge in modo efficace chi ha effettivamente bisogno. Una detrazione fiscale, infatti, non aiuta chi è senza lavoro e quindi senza un reddito da cui scalare la detrazione: non aiuta quindi quei giovani che magari voglio emanciparsi dall’abitazione dei propri genitori proprio per cercare lavoro. Inoltre, una detrazione fiscale può aiutare solo coloro che avendo un lavoro hanno redditi soggetti all’IRPEF, lasciando fuori lavoratori autonomi e partite IVA che non scelgono l’IRPEF.

2. È possibile che in molti casi il denaro non arrivi direttamente al soggetto interessato, ovvero al giovane che decide di emanciparsi dalla propria famiglia andando a vivere in affitto, ma alla famiglia stessa. Molti giovani, infatti, specialmente nelle prime fasi della loro carriera lavorativa, rimangono fiscalmente a carico della propria famiglia. Sono dunque i genitori in questo caso che hanno diritto a usufruire della detrazione. Ancora più lampante è il caso di chi un lavoro non ce l’ha ancora, principalmente disoccupati ma soprattutto studenti: anche in questo caso i soldi della detrazione non arriveranno mai alla giovane direttamente. Questa caratteristica della detrazione fiscale contribuisce quindi a limitare il suo possibile effetto in termini di aiuto all’emancipazione giovanile.

3. Le tempistiche di erogazione: i soldi arrivano troppo tardi, nell’autunno dell’anno fiscale successivo a quello per cui se ne ha diritto.  Troppo tempo dopo la spesa sostenuta per l’affitto. Con una simile attesa, la detrazione può effettivamente influenzare la scelta del giovane di andare a vivere in affitto? Se un giovane oggi ha scarsa liquidità per andare a vivere in affitto, potrà fare affidamento su una detrazione che arriverà dopo oltre un anno? Il rischio quindi per una detrazione è che faccia “piovere sul bagnato”, facendo arrivare soldi a chi ha già deciso di emanciparsi e vivere in affitto senza invece sostenere chi al momento pensa di non potersi permettere questo passo. Infine, il governo si appresta ad aggiungere l’ennesima detrazione fiscale mentre lavora ad una riforma del fisco che ha tra i suoi obiettivi anche la semplificazione.

Per quanto quindi le intenzioni del governo siano buone, non sono sufficienti. Secondo Tortuga la norma va modificata nella sua natura, anche senza alternarne il costo complessivo, se davvero si vogliono sostenere i giovani in affitto.

Tortuga è un think-tank di studenti, ricercatori e professionisti del mondo dell’economia e delle scienze sociali, nato nel 2015 (www.tortugaecon.eu). Attualmente conta 56 membri, sparsi tra Europa e il resto del mondo. Scriviamo articoli su temi economici e politici, e offriamo alle istituzioni, associazioni e aziende un supporto professionale alle attività di ricerca o policy-making. Nel 2020 è uscito il libro “Ci pensiamo noi”. Ci trovate su FacebookTwitterInstagram e Linkedin.

La proposta di Tortuga

Affinché la misura sia efficace, è necessario uno strumento con almeno tre caratteristiche.

1. Lo strumento deve agire sul fronte della spesa e non del prelievo: meglio quindi un assegno erogato rispetto ad una detrazione.

2. Secondo, deve essere uno strumento che eroghi il sostegno direttamente all’utente finale, la o il giovane che decide di andare a vivere in affitto.

3. Terzo, abbiamo bisogno di uno strumento tempestivo e che assicuri liquidità immediatamente a chi decide di vivere in affitto, senza aspettare il successivo anno fiscale prima di poter godere del beneficio.

Tortuga, suggerisce quindi la costituzione di un Fondo nazionale per l’autonomia abitativa degli under30 che sostituisca l’attuale detrazione proposta dal governo. Il fondo potrebbe essere avviato in una prima fase sperimentale di tre anni.

Le risorse di questo fondo potrebbero essere distribuite alle regioni e province autonome e da loro o dagli enti locali erogate ai cittadini, in modo simile a quanto già accade per il Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione.

In questo modo alle risorse garantite dallo stato potrebbero andare a sommarsi eventuali aggiunte delle amministrazioni locali e si potrebbe tenere conto delle specificità di ogni singolo territorio all’interno di un quadro nazionale.

Una giusta dose di flessibilità territoriale è necessaria, infatti, per adeguare i requisiti minimi nazionali alle esigenze delle singole regioni e comuni.

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Facendo tesoro dell’esperienza del cashback,  con cui nell’arco di un paio di mesi sono stati versati direttamente sui conti correnti di molti cittadini milioni di euro, si potrebbe pensare a una soluzione più “centralizzata”.

Si potrebbe, infatti, pensare di mettere in atto un trasferimento simile a favore dei giovani in affitto, con il versamento effettuato non appena sia stato caricato su app (e verificato) un regolare contratto di locazione. Questa alternativa offrirebbe notevoli vantaggi in termini di accessibilità del servizio e velocità nell’erogazione. E sappiamo che la praticità non è un elemento secondario quando si disegnano politiche di supporto ai cittadini.

Assieme ai benefici attesi, una proposta di aiuto di questo tipo non è esente da criticità. Immaginiamo una città in crescita demografica e dove le politiche pubbliche a favore dell’edilizia abitativa non riescono a sopperire in modo soddisfacente alla domanda di alloggi, in una zona in cui gli affitti sono prevalentemente da parte dei giovani, questi avrebbero la possibilità di pagare 2400 euro in più all’anno e, nel tempo, il sussidio potrebbe causare un aumento dei prezzi da parte dei proprietari degli immobili (che sarebbero consci che la loro controparte ha ora una maggiore disponibilità a pagare proprio grazie all’aiuto pubblico).

Bonus affitto giovani, ecco perché non funzionerà
Bonus affitto giovani, ecco perché non funzionerà

Questo rischio, segnalato anche nella letteratura economica, porterebbe nel medio termine a trasferire il sussidio ai proprietari degli immobili, una categoria diversa rispetto a quella che si vuole aiutare con questa misura.

Va tuttavia sottolineato come da tale rischio non sia esente nemmeno la detrazione proposta dal governo. Ciò richiederebbe una accurata definizione dello strumento che verrà utilizzato, per mitigare il rischio di aumento dei prezzi.

Tuttavia, il gioca vale la candela e questa proposta conserva un grande merito: beneficerebbe giovani studenti e lavoratori in condizioni economiche di svantaggio, fornendo loro una scelta di emancipazione dal contesto familiare tramite l’accesso a un mercato dal quale sarebbero altrimenti esclusi.

Per un paese in crisi demografica e con basse percentuali di iscrizione all’università, infine, una maggiore emancipazione economica per i giovani è un passaggio obbligato: altrimenti, come da film, non ci resta che piangere.

Hanno collaborato all’articolo:

Francesco Armillei – Ternano, 1996. Assistente di ricerca presso la London School of Economics e senior fellow del think tank Tortuga, tramite il quale pubblica questo contributo. 

Elia Bidut – Gradese, 1997. Dopo gli studi in management tra Trento, Milano, Madrid e Maastricht ora è un consulente in materia di innovation management. È senior fellow del think tank Tortuga, tramite il quale pubblica questo contributo. 

Matteo Sartori – Trentino, classe 1993, dottorando  al CEMFI di Madrid, dove si occupa di mercato del lavoro ed economia geografica o regionale.  È senior fellow del think tank Tortuga, tramite il quale pubblica questo contributo. 

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