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Bonus carburante 200 euro, si allarga la platea

Bonus carburante 200 euro, si allarga la platea dei possibili beneficiari, oltre ai dipendenti privati sarà utilizzabile anche dagli studi professionali.

di The Wam

Maggio 2022

Il Bonus carburante 200 euro sarà esteso a una platea molto più vasta: sono stati inseriti nel contributo anche gli studi professionali. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Il Bonus carburante 200 euro è una delle misure adottate dal governo per cercare di contrastare gli effetti dei rincari sui cittadini. Si affianca al bonus bollette e si sovrappone (sono compatibili) al bonus 200 euro che sarà erogato tra giugno e luglio a lavoratori dipendenti e pensionati con un reddito inferiore a 35.000 euro annui.

Ma non solo: questa misura si aggiunge anche alla riduzione delle accise che ha comportato un decremento del prezzo dei carburanti di 25 centesimi al litro (ma questo provvedimento finirà l’otto luglio).

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Bonus carburante 200 euro: modifica al taglia prezzi

La modifica al decreto legge Taglia prezzi che ha consentito l’inserimento nel bonus carburante 200 euro anche per gli studi professionali è stata approvata dalle commissioni Finanza e Industria del Senato.

Nel testo viene chiarito che tutti i datori di lavoro privati, e quindi non solo le aziende private, possono assegnare «con un atto di liberalità ai propri dipendenti un incentivo, sotto forma di buoni benzina o analoghi titoli, per un ammontare massimo di 200 euro».

Sono quindi inseriti anche gli studi dei professionisti che possono beneficiare di questa possibilità.

Ricordiamo che per il 2022 l’importo del bonus carburanti per i dipendenti non concorre alla formazione del reddito (come le altri misure di sostegno).

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Bonus carburante 200 euro: il costo della misura

In precedenza la misura era riferita alle sole imprese private e aveva un costo stimato per la casse dello Stato di quasi 10 milioni di euro.

Per il calcolo complessivo erano stati presi come riferimento i dipendenti che nel 2020 avevano ricevuto i fringe benefits, i beni ceduti e servizi prestati dalle aziende. In tutto 660 mila lavoratori.

Con l’estensione agli studi professionali la platea è dunque destinata a crescere (e non di poco). Di conseguenza aumenteranno anche i costi della misura.

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Bonus carburante 200 euro: decide il datore di lavoro

Rispetto ad altre agevolazioni governative il bonus carburante 200 euro non è un contributo concesso dal governo per l’acquisto di benzina, gasolio o metano. Il decreto prevede invece che saranno le aziende, a loro libera discrezione, a concedere un buono dell’ammontare massimo di 200 euro (che sarà completamente esentasse).

Per avere accesso a questo bonus non c’è alcun tetto di reddito. L’unico limite, e lo ribadiamo, è che la misura è riferita solo ai lavoratori dipendenti di aziende private.

Per avere diritto al bonus carburante 200 euro non è necessario presentare una domanda. La decisione spetta solo all’azienda.

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Si tratta, come avete potuto vedere, di un vero benefit aziendale e può essere erogato da qualsiasi impresa privata o studio professionale. Sarà quindi il datore di lavoro a scegliere se corrispondere o meno il contributo carburante 200 euro ai propri dipendenti.

Bonus carburante 200 euro: deducibile per l’azienda

Ovviamente l’iniziativa potrebbe arrivare anche dagli stessi lavoratori, ma è bene sapere che il datore di lavoro potrebbe anche dire di no. L’adesione a questa misura è solo su base volontaria.

La ragione di questo contributo carburante 200 euro è molto chiara: il governo vuole evitare che il lavoro non diventi un “costo” per i dipendenti. Ovvero si vuole evitare, per quanto è possibile, che i costi per raggiungere il posto di lavoro erodano in modo consistente lo stipendio (che è già gravato da un aumento generalizzato dei costi e da una conseguente svalutazione che riduce il nostro potere d’acquisto).

Per il bilancio aziendale il costo rientrerà tra gli oneri deducibili a norma dell’articolo 95 del Tuir.

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