Nuovo bonus caro vita: mistero sui tempi, ecco a chi spetta

Il bonus caro vita del decreto aiuti rimane un mistero. Scopri a chi spetta e a quanto ammonta.

6' di lettura

Il bonus caro vita del decreto aiuti rimane un vero e proprio mistero. Il decreto attuativo che doveva essere ideato dal Ministero del Lavoro, infatti, pare essere ancora oggi un miraggio. Andiamo a vedere nel dettaglio cosa si sa, finora, di quest’ultimo sostegno (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Bonus caro vita, come funziona

Ancora oggi non sappiamo niente riguardo ai criteri e agli importi del sostegno di cui articolo 33 del decreto-legge n. 50 del 17 maggio 2022, che in questi ultimi giorni è stato convertito in legge dal Parlamento. Sappiamo che si tratta di un sostegno per i lavoratori autonomi in possesso di partita iva e per i liberi professionisti.

Sono moltissime le persone che credono che si tratti a tutti gli effetti di un sostegno del valore di 200 euro, anche se nell’articolo che abbiamo citato poco fa, non viene esplicitato alcun tipo di importo. Per questo motivo è compito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali insieme al Ministero dell’Economia e delle Finanze approvare un nuovo decreto attuativo per stabilire i criteri di accesso alla misura e gli importi da erogare.

Nonostante avrebbe dovuto essere pubblicato già a metà giugno, del decreto attuativo ancora non c’è traccia. Ancora una volta i lavoratori autonomi e i liberi professionisti sono le categorie più svantaggiate di tutte, poiché a differenza dei lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato, dei pensionati e di tutte le altre categorie di cui agli articoli 31 e 32 del decreto-legge numero 50, che hanno già ricevuto o hanno già avuto la possibilità di inoltrare la richiesta per ottenere l’indennità una tantum di 200 euro, brancolano ancora nel buio.

In ogni caso, possiamo ricordare che il bonus caro vita potrebbe essere un sostegno del valore di 200 euro, anche se ancora non c’è la certezza, rivolto unicamente a lavoratori autonomi e a liberi professionisti. Diciamo che “ancora non c’è la certezza” dell’importo poiché, per il momento, sappiamo solo che il decreto aiuti ha finanziato questo bonus caro vita con 500 milioni di euro.

La motivazione del sostegno è semplice: l’inflazione e l’aumento dei prezzi ha colpito tutti i cittadini italiani indistintamente, dunque, anche questa categoria, e per questo motivo si è pensato d’introdurre un sostegno contro la perdita del potere d’acquisto anche per le partite iva.

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Bonus caro vita: a chi spetta e quando sarà operativo?

Purtroppo, però, il decreto legge n. 50 ha solo stanziato i fondi, pari a 500 milioni di euro, per questo sostegno, lasciando poi il compito di elaborare e pubblicare un decreto attuativo al Ministero del Lavoro congiuntamente al ministero dell’Economia.

Tale decreto attuativo doveva essere pubblicato entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto aiuti stesso. Ma ad oggi, dopo oltre 60 giorni dalla pubblicazione del provvedimento, ancora tutto tace e i lavoratori autonomi e liberi professionisti continuano ad andare alla ricerca di risposte, che però tardano sempre più ad arrivare.

Questo ritardo conferma la difficoltà nel trovare un compromesso che non porti malumori tra gli ipotetici beneficiari: proprio per questo motivo sarà il Ministero del Lavoro, prendendo in considerazione le risorse a disposizione per il bonus caro vita, a valutare il limite di reddito per l’erogazione del sostegno.

Ricordiamo che tutte le altre categorie, dai pensionati alle ex indennità covid, passando per i disoccupati e i percettori di reddito di cittadinanza, avevano come minimo di reddito 35 mila euro. Tra questi beneficiari troviamo anche gli autonomi privi di partita iva, che a differenza dei lavoratori che la posseggono, possono già richiedere il bonus 200 euro all’INPS, mediante i canali telematici.

Sarà sempre il Ministero del Lavoro a indicare la quota del limite di spesa che dovrà essere destinata ai professionisti agli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza, compresi i relativi criteri di assegnazione.

In poche parole, possiamo immaginare che potranno percepire il bonus caro vita tutti i lavoratori autonomi e liberi professionisti che risultano iscritti alle gestioni previdenziali INPS, oppure presso enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, e al decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103.

Inoltre, un requisito importante da rispettare per percepire il sostegno è quello di non averne già beneficiato, dunque, di non essere soggetti di cui agli articoli 31 e 32 del decreto-legge aiuti. Infine, questi lavoratori dovranno aver percepito nel 2021 un reddito inferiore alla soglia che verrà stabilita dal decreto attuativo che verrà elaborato dal Ministero del Lavoro, di cui ancora non c’è traccia.

bonus caro vita
bonus caro vita autonomi

A quanto ammonta il bonus caro vita?

Quando verrà pubblicato il decreto e quando verremo a conoscenza della soglia reddituale stabilita, potremo capire l’importo che verrà erogato a ciascuno dei lavoratori autonomi e liberi professionisti. Tutto dipenderà dal numero dei possibili beneficiari della misura: più persone potranno accedere al bonus caro vita, minore sarà l’importo del sostegno.

Ad oggi, nonostante quanto dichiarato nelle scorse settimane, la possibilità di un click day sembra smentita. È più probabile che con 500 milioni di euro il reddito di riferimento sia inferiore a 35 mila euro, e che coinvolga solamente i lavoratori in situazioni di disagio economico. Un’altra ipotesi è che il reddito rimanga fisso a 35 mila euro, ma che il sostegno sia minore di 200 euro.

Molto dipende anche da quante risorse saranno attribuite alle gestioni previdenziali differenti da quelle dell’INPS. Per ora si parla di circa 80 milioni di euro, di cui la maggior parte dovrebbe essere attribuita alla cassa forense.

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