Boom dei prezzi, arriva la stangata di Natale: +1.500 euro

Boom dei prezzi rispetto allo scorso anno, la tendenza per la fine dell'anno è di un incremento medio del 3%: tutti i prodotti che costeranno di più. La spesa media degli italiani sarà più pesante di 1.500 euro. Una vera stangata. I primi effetti già durante le feste di Natale. L'allarme di Codacons e Confcommercio.

4' di lettura

Il boom dei prezzi avrà un effetto immediato sui risparmi delle famiglie italiane, fino a 1.500 euro l’anno di costi in più. Gli aumenti riguardano anche il pane, la frutta, la verdura, il latte e anche la tazzina di caffè che sorseggiamo al bar.

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L’allarme è stato lanciato da Codacons, l’associazione dei consumatori. L’impennata dei prezzi è da attribuire ai rincari notevoli dell’energia. Ma non solo.

Boom dei prezzi: + 3% su base annua

I dati di ottobre lasciano prevedere un aumento del 3% su base annua dei prezzi al consumo.

Non esattamente una buona notizia.

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Boom dei prezzi: soese alimentari, + 457 euro

LIstataggiornerà i suoi dati alla fine di ottobre. Ma già a settembre l’incremento era stato del 2%. Questo mese è andata peggio, decisamente.

Basta un numero, riferito dalla Confcommercio: solo per le spese di generi alimentari e bibite le famiglie spenderanno l’1,5% in più rispetto al 2020. Vi sembra poco? Mica tanto, si parla di 457 euro in più.

Un altro esempio, del boom dei prezzi, diciamo stagionale: la zucca, simbolo di Halloween, oggi costa in media 2,5 euro al chilo. Il 25% in più rispetto allo scorso anno.

Boom dei prezzi: pane, latte e patate

Il problema non è la zucca, ma prodotti a elevato consumo.

Qualche esempio:

  • il pane: fino al 10% in più;
  • un chilo di carne macinata (tra 9 e 10 euro): il 5% in più;
  • latte: 1,40 euro al litro;
  • patate: 1,20 euro al chilo (più 30%).

Il boom dei prezzi è causato dal maggior costo delle materie prime, anche se in genere i prodotti alimentari dovrebbero essere al riparo da queste oscillazioni.

Boom dei prezzi: pasta e ortaggi

Una inversione di tendenza sembra improbabile. E quindi per Natale si annuncia una stangata. L’acquisto dei generi alimentari dovrebbe costarci 100 milioni in più.

Queste sono le previsioni del Codacons, in base agli aumenti che si stanno registrando nelle ultime settimane:

  • pasta: +10%;
  • pane, pandori, panettoni e dolci lievitati: +10%;
  • pesce, carne e salumi: +2.5%;
  • spumante e vino: +1,55%;
  • ortaggi, frutta fresca e secca: 2,7%.

Boom dei prezzi: il record delle banane

Problemi con l’energia dunque, ma sull’aumento dei prezzi ha pesato anche la meteorologia e la logistica.

Il primato spetta alle banane, che sono aumentate del 71%, per i blocchi continui del porto di Genova.

Poi le pere, che hanno fatto registrare un +26%. In questo caso la “colpa” è della cimice asiatica che ha flagellato le coltivazioni del centro nord.

In arrivo ci sono aumenti consistenti anche per i pomodori, che al momento restano comunque stabili.

Boom dei prezzi: e invece le arance…

La siccità ha invece colpito i prodotti tradizionalmente più economici, come le patate, che solo in pochi casi avevano superato l’euro al chilo.

In totale e clamorosa controtendenza ci sono le arance (-310%) e i limoni (-78%).

Boom dei prezzi: il pane

Nel boom dei prezzi anche il consistente aumento del pane.

Prendiamo come riferimento due città campione:

  • a Milano potrebbe arrivare a costare 5 euro al chilo;
  • a Roma il costo del pane dovrebbe essere di 2,5 euro.

L’aumento medio sarà comunque del 10%.

A pesare in questo caso è l’incremento del costo delle farine, a partire dal frumento tenero, che rispetto allo scorso anno è del 24%, mentre le semole di frumento duro si vendono oggi a 731 euro, con un incremento in 12 mesi dell’80%.

Boom dei prezzi: mais e caffè

Destinato a salire il prezzo del latte, mentre per il mais si prevedono incrementi tra il 50 e il 60%. Per il latte incidono i costi dell’energia e dei fertilizzanti, ma anche del fieno, la produzione mondiale è crollata del 30% a causa della siccità.

In salita anche il costo del caffè. In molti bar una tazzina potrebbe costare 1,5 euro. I torrefattori aumenteranno il prezzo della miscela venduta ai bar, rincari tra il 7 e il 10%. Da inizio anno l’incremento è stato del 20%.

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