Nascose il super-boss in provincia di Avellino: nessuna condanna

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Aveva nascosto in un casolare a Sperone (Av) il super-boss Pasquale Russo, per sedici anni uno dei dieci latitanti più pericolosi d’Italia, per lui non ci sarà condanna. La Corte d’Appello di Napoli, ieri pomeriggio, ha dichiarato prescritto il reato di favoreggiamento personale per il panettiere di Sperone, Antonio De Sapio, 63 anni, accusato proprio di aver nascosto il boss napoletano, all’epoca dei fatti un “fantasma” nonostante lo cercassero le Procure di tutta Italia.

I magistrati hanno di fatto accolto quanto sostenuto dalla difesa, rappresentata dagli avvocati Gaetano Aufiero e Stefano Vozella, che hanno motivato l’insussistenza dell’agevolazione mafiosa, che avrebbe reso impossibile quella prescrizione. I due avvocati avevano anche ottenuto un’insperata prima assoluzione in Appello poi impugnata con successo dalla Procura in Cassazione.

Il boss Russo arrestato a Sperone

La vicenda risale al 2009. Quando i carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna individuarono in provincia di Avellino Pasquale Russo, capo storico ed indiscusso dell’omonimo clan camorristico, latitante dal maggio 1993, più volte condannato all’ergastolo per vari omicidi e per associazione a delinquere di tipo mafioso.

Un’inchiesta che si è avvalsa del lavoro dei Ros, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. I militari avevano scoperto il boss in un casolare di Sperone, sorprendendolo in compagnia del fratello Carmine, 47 anni, anche lui si era dato alla macchia dal 2007 ed era inserito nell’elenco dei 100 latitanti più pericolosi.

“Nessuna agevolazione mafiosa”

In primo grado De Sapio era stato condannato a quattro anni di reclusione. La difesa, già allora, era riuscita a far escludere l’aggravante dell’agevolazione mafiosa, sostenendo che favorire Russo non significava agevolare il clan. La Procura aveva fatto ricorso in Appello, ma in secondo grado era arrivata addirittura un’assoluzione. Annullata dalla Cassazione che aveva rispedito l’imputato dinanzi a un’altra sezione dell’Appello. Dove ieri, nonostante la richiesta di condanna del Pm, è arrivata la prescrizione, sempre senza quell’aggravante. Un passaggio – giuridicamente molto complesso – che dovrà essere affrontato nelle motivazioni della sentenza che assumeranno, perciò, ulteriore valore. Anche e soprattutto alla luce dello spessore criminale dei personaggi coinvolti nella vicenda.

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