Brexit, cosa cambia per studenti e lavoratori italiani

L'accordo per la Brexit firmato ieri tra la Gran Bretagna e l'Unione Europea è un compromesse che evita il no deal ma avrà conseguenze su lavoratori e studenti. Addio Erasmus, addio riconoscimento automatico di molte professioni. Si potrà emigrare in Inghilterra per lavoro solo se si ha già un contratto. Quasi impossibile fare i camerieri o i commessi. E la rette delle università britanniche saranno raddoppiata per i cittadini europei.

Brexit, cosa cambia per studenti e lavoratori italiani
L'accordo per la Brexit firmato ieri tra la Gran Bretagna e l'Unione Europea è un compromesse che evita il no deal ma avrà conseguenze su lavoratori e studenti.
4' di lettura

Potrebbe passare alla storia come l’accordo della Vigilia, quello firmato ieri tra Gran Bretagna e Unione Europea, che ha sancito la Brexit, e scongiurato sul filo di lana il traumatico «no deal», il divorzio senza accordi che avrebbe avuto conseguenze economiche e politiche molto pesanti.

Dopo la firma, che dovrà essere ratificata dai singoli Paesi dell’Unione, molte cose cambieranno per i tanti studenti e lavoratori italiani che già sono in Gran Bretagna o stanno pensando di andarci.

Brexit, Trattato di libero scambio

Il Trattato di libero scambio siglato ieri vale 700 miliardi. Il premier inglese, Boris Johnson ritiene sia stato un successo e rivendica «il recupero della sovranità» del suo Paese. L’Unione Europea lo definisce invece un accordo equo, ed è forse la lettura più corretta.

Johnson, sostenitore della Brexit dura ed eletto anche per questa posizione intransigente, ha in realtà dovuto cedere qualcosa, e le sue dichiarazioni servono a mettere a tacere i puristi della Brexit, a partire Nigel Farage (il promotore del referendum), che avrebbero voluto imporre un taglio molto più drastico.

Ma non solo, il premier britannico era un po’ nell’angolo, anche per la pessima gestione della pandemia, l’accordo era indispensabile per portare a casa un risultato, ma anche per ridurre le conseguenze di una crisi economica già molto grave e che avrebbe potuto subire una devastante accelerazione in caso di divorzio traumatico.

Brexit, il compromesso dell’ultima ora

La svolta, quando ormai le trattative sembravano compromesse, è stata impressa dallo stesso premier britannico e soprattutto da Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, che ha rotto gli indugi e avocato a sé la mediazione con gli inglesi.

Si tratta comunque di un accordo stringatissimo. È stato evitato il ritorno dei dazi sulle merci, e rimasta in piedi la cooperazione su criminalità e sicurezza. Un compromesso è stato raggiunto sui nodi più rilevante: gli aiuti di Stato e la pesca nelle acque britanniche. Londra potrà darsi direttive diverse da quelle europee, ma Bruxelles ha ottenuto una lunga serie di garanzie contro eventuali competizioni sleali.

Ma cosa cambia per i cittadini europei, e quindi italiani, dopo questo accordo? Vediamo alcuni punti.

Studenti e ricercatori. La fine di Erasmus

Finisce l’Erasmus in Gran Bretagna. Il governo londinese ha deciso di uscire dal programma. Dal prossimo anno gli studenti europei dovranno chiedere il visto per studiare nel Regno Unito. E non solo: le rette universitarie raddoppieranno. Saranno allineate a quelle che già pagano in Inghilterra gli studenti extraeuropei. Non cambierà nulla per gli studenti europei che già si trovano in Gran Bretagna.

Lavoro

Non ci sarà più il riconoscimento automatico e reciproco per medici, infermieri, architetti, dentisti, farmacisti, veterinari, ingegneri.

I cittadini britannici non avranno più la libertà di lavorare, studiare, avviare un’impresa o vivere nell’Unione europea (e viceversa). I visti saranno richiesti per soggiorni superiori a 90 giorni. Il coordinamento di alcune prestazioni di sicurezza sociale come le pensioni di vecchiaia e l’assistenza sanitaria renderà più facile lavorare all’estero e non verrà perso l’accumulo preesistente di contributi all’assicurazione nazionale.

Turismo, visti e lavoro: si entra solo con contratto

Dal primo gennaio entra in vigore in Gran Bretagna un nuovo sistema di immigrazione. Chi arriva per lavoro dovrà essere in possesso di un visto, che si può ottenere solo se ha già un’offerta d’impiego e un salario previsto di almeno 25.600 sterline l’anno (circa 28 mila euro, meno in caso di lavori essenziali come nel settore sanitario). Agevolazioni sono previste anche per chi ha un dottorato di ricerca, mentre sarà complicato andare a Londra per fare i camerieri o i commessi. I turisti non avranno bisogno di visto, ma sarà necessario il passaporto. Si potrà restare per un massimo di 3 mesi.

La fuga delle aziende e il regime doganale

L’accordo siglato ieri non riguarda il settore finanziario. Molte aziende hanno già spostato attività e personale in Europa e saranno costrette ad adeguarsi al nuovo regime doganale, che comporta un inevitabile aggravio di costi.

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