Brexit, cantanti infuriati: visti speciali per concerti in UE

La Brexit ha causato un enorme problema all'organizzazione degli eventi musicali, soprattutto per gli artisti inglesi, che subiranno delle restrizioni pesanti a partire da quest'anno. Ecco perché hanno proposto al governo un regime di visti speciali per far fronte all'emergenza, che potrebbe danneggiare il settore per milioni di sterline.

3' di lettura

Per poter suonare in UE le diverse produzioni dovranno ottenere visti e permessi speciali. L’Unione dei musicisti inglesi ha avanzato una proposta: la creazione di un «passaporto dei musicisti» che duri almeno due anni, dai costi «economici» e che comprenda tutti gli Stati membri dell’Ue.

L’uscita dall’Unione Europea del Regno Unito sta complicando molto la gestione dei rapporti con gli altri paesi e dagli ultimi sviluppi anche dei rapporti con il gotha della musica inglese.

Gli artisti britannici sono fortemente preoccupati per le restrizioni causate dall’uscita della UE; rischiano di non poter fare tour in Europa.

Forse questo problema non era stato considerato dagli esponenti politici inglesi, ma in un contesto già fortemente complicato a causa della Pandemia le critiche non possono mancare.

Sting, Elton John, Peter Gabriel, Brian May, Robert Plant, Ed Sheeran e Liam Gallagher hanno scritto una lettera aperta al premier Boris Johnson (pubblicata anche sul Times) per esporre i nodi cruciali della faccenda.

Le regole che verranno applicate per i concerti all’estero

«È una situazione insostenibile» – sostengono i diversi artisti -, «il governo ci sta causando danni enormi e lo farà anche ai cantanti che vorranno esibirsi nel Regno Unito».

Il problema esposto dagli artisti inglesi lo ritroviamo nell’accordo commerciale tra UK e UE, soprattutto al punto relativo alle esibizioni live.

Per poter suonare in UE, le diverse produzioni dovranno ottenere visti e permessi specialicon costi fino a 350 sterline (circa 395 euro) solo per il trasporto di strumenti musicali e attrezzature.

La situazione, poi, si complica ancor di più quando le produzioni sono grandi e i visti e i permessi da richiedere sono tanti. Inoltre, ad un camion di una compagnia di autotrasporti che non ha sede in Ue è permesso fare soltanto tre soste di carico/scarico in Unione, poi è obbligato a tornare in sede.

Questo complica ulteriormente le cose se consideriamo che i tour europei degli artisti durano anche mesi.

Il governo inglese risponde alle critiche

La segreteria di stato Britannica alla cultura, con a capo Caroline Dinenage, ha dichiarato che le soluzioni proposte dall’UE non erano soddisfacenti, ma lascia la porta aperta a nuove negoziazioni purché in linea con le ambizioni del governo.

Da molte indiscrezioni si evince che il Regno Unito non abbia accettato le condizioni proposte dall’UE di «un’esenzione dal visto di tre mesi per artisti e creatori».

L’Unione dei musicisti inglesi ha avanzato una proposta: la creazione di un «passaporto dei musicisti» che duri almeno due anni, dai costi «economici», che comprenda tutti gli Stati membri dell’Ue e che possa essere usato anche dallo staff, dai tecnici e da tutto il personale che rende possibile il tour.

La Brexit oltre il Covid

L’industria musicale mondiale, si sa, sta attraversando un periodo molto brutto a causa delle restrizioni dovute alla pandemia da coronavirus e questo nuovo percorso affrontato dal Regno Unito sta complicando ulteriormente le cose.

Sapere che tra qualche mese, quando riprenderà il tutto, forse, non potremo più ascoltare i nostri idoli negli stadi Italiani lascia un segno forte, soprattutto se pensiamo ai molti che hanno già acquistato i biglietti.

Oltre a rinunciare alla visione di un concerto a causa dell’emergenza sanitaria, forse, dovranno rinunciare per le difficoltà burocratiche ed economiche da affrontare. Una condizione non semplice da vivere sia per il Regno Unito che per gli stati membri dell’UE.

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