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Busta paga più alta per i redditi medio bassi

Busta paga più alta per i redditi medio bassi: deciso un nuovo taglio dei contributi a carico dei dipendenti.

di The Wam

Aprile 2023

Busta paga più alta per i redditi medio bassi: lo ha deciso il governo che taglierà ancora i contributi a carico dei lavoratori dipendenti. (scopri le ultime notizie su agevolazioni economiche e diritti per la famiglia. Leggi su Telegram le novità su educazione, cura e salute dei figli, gravidanza, consigli per neo-mamme e relazioni familiari. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE

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La decisione dell’esecutivo è stata adottata ieri dal Consiglio dei Ministri che ha approvato il Def (il Documento di economia e finanza). Il taglio della contribuzione a carico dei lavoratori che, come detto, aumenta il netto in busta paga, è stato finanziato con tre miliari e vale da maggio a dicembre del 2023.

Su questo argomento potrebbe interessarti un articolo che parla dell’Assegno Unico plus per le famiglie numerose; per il Bonus 150 euro di aprile spunta invece una nuova data; e infine abbiamo verificato cosa accadrà per CIE e SPID: cosa ci aspetta.

Busta paga più alta per i redditi medio bassi: potere d’acquisto

L’ulteriore taglio della spesa contributiva a carico dei dipendenti con redditi medio bassi dovrà sostenere il potere d’acquisto delle famiglie che si è molto ridotto per l’inflazione.

Scopri la pagina dedicata all’Assegno unico per conoscere altri diritti e agevolazioni.

L’intervento disposto dal governo segue quello già adottato nell’ultima legge di Bilancio. In quell’occasione l’esecutivo ha confermato il precedente taglio di due punti di contributi per i redditi fino a 35mila euro lordi e di tre per quelli fino a 25mila.

Quell’intervento ha avuto un costo complessivo di 4,2 miliardi, ai quali si aggiungeranno i 3 previsti con il provvedimento di ieri.

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Busta paga più alta per i redditi medio bassi: crescita salariale

Il governo ha deciso di ampliare il livello della contribuzione e di rendere quindi più ricchi gli stipendi medio bassi, per moderare la crescita dei salari che potrebbe invece contribuire a innescare una spirale inflattiva ritenuta dal ministro Giorgetti «molto pericolosa».

In pratica, questo il disegno dell’esecutivo, si tenta di incidere sugli stipendi erosi dall’inflazione con la decontribuzione, che avrà un costo per il governo ma non causa un aumento dell’inflazione.

Per capirci: se aumentano gli stipendi (in modo tradizionale), e questo comporta una crescita dell’inflazione, l’effetto positivo per i cittadini è pari a zero. Con la decontribuzione si evita di far crescere il costo della vita e quindi gli incrementi in busta paga possono portare un concreto giovamento sui bilanci delle famiglie.

Busta paga più alta per i redditi medio bassi: frena il Pil

Per il 2024 il governo non avrà grande libertà di manovra. Le previsioni sulla crescita del Prodotto interno lordo è prevista in lieve rialzo nel 2023 (dallo 0,6 all’1 per cento), ma in calo rispetto alle previsioni per il 2024 (1,5 invece dell’1,9 per cento), il 2025 (1,3 per cento) e il 2026 (1,9 per cento).

Per intenderci basta un dato: nel 2022 la crescita è stata del 3,7 per cento.

Ma a cosa è dovuta questa frenata?  I fattori sono diversi:

Una difficoltà dunque che non dipende solo da una strutturale debolezza della nostra economia. Infatti anche il Fondo monetario internazionale ha corretto al ribasso il dato sulla crescita a livello globale:

nel 2023 sarà del 2,8 per cento;

nel 2024 sarà del 3 per cento (lo 0,1 per cento in meno del previsto).

Per l’Italia i dati della crescita sono invece questi:

Busta paga più alta per i redditi medio bassi: il governo

La situazione è dunque meno rosea del previsto. Il governo, così sostiene la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, «ha tracciato la politica economica per i prossimi anni ed è una linea fatta di stabilità, credibilità e crescita. Rivediamo al rialzo con responsabilità le stime del Pil e proseguiamo il percorso di riduzione del debito pubblico. Sono le carte con le quali l’Italia si presenta in Europa». 

Sulla crescita hanno un peso anche le difficoltà che l’esecutivo sta incontrando per realizzare il Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Per Giorgetti oltre al Pnrr il nostro Paese ha la necessità di rafforzare la capacità «produttiva nazionale e lavorare su un orizzonte temporale più esteso». Solo così, ha concluso il ministro, «l’Italia sarà più dinamica e inclusiva».

Busta paga più alta per i redditi medio bassi: prima di tutto la famiglia

Questa è la situazione generale. Il governo ha deciso che deve essere data priorità alle famiglie. Per un motivo preciso: si deve affrontare con misure adeguate il calo demografico e delle nuove nascite.

Giancarlo Giorgetti, ha dichiarato: «Abbiamo davanti grandi sfide, dai cambiamenti climatici al declino demografico della popolazione italiana ma anche notevoli opportunità di aprire una nuova fase di sviluppo. Le riforme intendono riaccendere la fiducia nel futuro, tutelando la natalità e le famiglie anche attraverso la riforma fiscale che privilegerà i nuclei numerosi».

Busta paga più alta per i redditi medio bassi
Busta paga più alta per i redditi medio bassi

Busta paga più alta per i redditi medio bassi: pensioni

Calo demografico, prodotto interno lordo in debole aumento, così come la crescita economica: tre aspetti che hanno un peso determinante anche sulla riforma delle pensioni. Molto probabilmente non sarà radicale come molti cittadini si aspettavano (soprattutto in tema di flessibilità in uscita). È sempre più probabile anche il rinvio di Quota 41, si va verso una conferma di Quota 103. Mentre per le uscite anticipate al momento l’ipotesi più plausibile è quella che riguarda un possibile ampliamento della platea dei beneficiari di Ape sociale, Contratto espansione e Isopensione.

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