Caduta Governo Draghi: che succede a fisco, bonus e pensioni

Il Governo Draghi è al capolinea. Vediamo che ne sarà di bonus, pensioni e del nuovo decreto. Leggi le ultime news.

8' di lettura

Il Governo Draghi è al capolinea. Anche il giorno più lungo ha avuto una fine ed è stata quella di licenziare l’attuale esecutivo guidato dall’ex presidente della Bce. La “decapitazione” è avvenuta a Palazzo Madama quando a tirare le somme ci ha pensato la presidente del Senato Casellati comunicando i 95 voti favorevoli, i 38 contrari, su una platea di 133 votanti. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

La maggioranza ne richiedeva 67. Di fatto la fiducia c’è. Si potrebbe proseguire. Ma con una minuscola affermazione come questa e con tre forze politiche di peso che non si sono espresse (M5S, Lega e FI) – di fatto staccando la spina -, sarebbe complicato andare avanti. «Si rischierebbe di avere un nuovo governo che tenterebbe di racimolare continue maggioranze risicate», come ha detto uno dei tanti opinionisti nelle varie dirette Tv di queste ore. E Mario di «tirare a campare» non ne vuol sapere. Non ne ha mai voluto sapere.

Le dimissioni – irrevocabili questa volta – già sono arrivate e il presidente Mattarella ha davanti a sé due opzioni: se accettarle o meno.  È di queste ore la notizia che le avrebbe accettate. Si tratta solo di rispettare tutte le procedure che avverranno in giornata. A partire dalla convocazione dei presidenti di Camera e Senato – Fico e Casellati – per poi sciogliere le Camere. Quindi fine dei giochi. Finisce l’era Draghi, il suo governo e con sé tutte le riforme e i decreti in ballo, forse. A dire la verità non è proprio così.

INDICE

Governo Draghi: pieni poteri o ordinaria amministrazione?

Il responso del voto al Senato, di fatto, ha sancito un «governo di minoranza». Il premier quindi resta in carica anche se dovrà dar conto del nuovo assetto politico al capo dello Stato. Come già detto, Draghi si è dimesso e aprendo a una duplice possibilità.

Il presidente della Repubblica può accettare le dimissioni e sciogliere le Camere rifacendosi all’articolo 88 della Costituzione. In tal caso Draghi resta in carica per il disbrigo degli affari correnti, ma in maniera limitata. In pratica il governo non gode più della pienezza dei poteri e quindi non ha più capacità programmatica.

Non si faranno disegni di legge (compreso la Finanziaria), non si approvano decreti legislativi (in questo caso riforma fiscale e della giustizia). Niente nomine. Tuttavia si concludono le attività in corso e in caso di urgenza e necessità c’è la possibilità di emanare decreti legge. Quindi, Draghi, arriverà al giuramento del nuovo governo in uno stato di autolimitazione per sé e per il suo esecutivo.

C’è anche un’altra ipotesi. Mattarella ha la facoltà di rifiutare le dimissioni e comunque sciogliere le Camere. In questo caso Draghi rimarrebbe in carica con pienezza di poteri e potrebbe svolgere tutte le attività fino all’insediamento del nuovo governo, così come recita l’articolo 92 della Costituzione.

Come apprendiamo da queste ore, il capo dello Stato avrebbe accettato le dimissioni e quindi si apre la strada verso la prima ipotesi.

Leggi quali sono i prossimi pagamenti previsti per assegno unico, rdc, disoccupazione e pensioni di vecchiaia e di invalidità.

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Governo Draghi: quando si vota

Secondo l’articolo 61 della Costituzione «le elezioni hanno luogo entro 70 giorni prima delle precedenti». Questo vuol dire la prima data utile sarebbe il 18 settembre, seguita dal 25 settembre. Tuttavia, non sarà possibile votare in quel giorno (25 settembre) visto che in tale data ricorre Rosh haShana, il capodanno ebraico – anche se una nota della comunità ebraica delle ultime ora fa sapere che tale data non pone nessun problema per svolgere le elezioni -.

Questo perché bisogna dare l’opportunità a tutti di poter votare, compreso chi sente propria tale ricorrenza. Già si è verificato in passato un precedente del genere e si è dovuto garantire un nuovo giorno di elezioni. Motivo per cui la prima data utile sarebbe il 2 ottobre – fermo restando i tempi celeri di scioglimento delle Camere -. Ad ogni modo, gli ultimi aggiornamenti parlano del 9 ottobre o il 18.

Governo draghi: salvi il decreto Aiuti e bonus bollette

Il decreto Aiuti si farà visto e considerato che il governo, sì, è dimissionario, ma può svolgere attività di ordinaria amministrazione. Si tratta di dieci miliardi in arrivo per i primi giorni di agosto con proroga e sconti sulle bollette e crediti di imposta per le imprese. Una misura pensata per le famiglie in difficoltà e per alleviare il carico fiscale agli imprenditori. Motivo per cui presenta caratteri di necessità e urgenza e quindi potrà essere inquadrata con un decreto legge.

Governo Draghi: taglio sulle accise carburante

Anche in questo caso sarebbe fattibile. Il taglio sulle accise – prorogato già dal 2 al 21 agosto – potrebbe essere inquadrato con un decreto legge. Magari potrebbe rientrare in quello del decreto Aiuti.

Governo Draghi: in stallo Pnrr, taglio del cuneo fiscale e dell’Iva, appalti, concorrenza

Rischia di saltare il Pnrr. Già, perché c’è da incassare una seconda rata di 21 miliardi per i 45 obiettivi raggiunti entro il 30 giugno e una terza da 19 miliardi legata al raggiungimento di 55 obiettivi entro dicembre. Anche se a dire la verità l’articolo 21 del regolamento che disciplina il Piano – l’Rrf – prevede possibilità di modifiche per scadenze legate e «circostanze oggettive», come nel caso di elezioni anticipate.

A rischio, ancora, riforme già impostate con legge delega come giustizia, appalti, concorrenza, fisco – e quindi taglio del cuneo fiscale e dell’Iva –, visto il nuovo status limitativo in cui versa, ormai, il governo.  

Governo Draghi: il salario minimo

L’incognita del salario minimo. Il premier non vuole chiudere il tavolo sul pacchetto appena avviato. D’altronde nel suo discorso al Senato è stato chiaro: «Sul salario minimo c’è una proposta della commissione europea, un tavolo che andrà avanti e credo si possa arrivare a una proposta che non veda diktat del governo sul contratto di lavoro». Infatti, Draghi intende incontrare – dopo sindacati e Confindustria – anche le altre associazioni per discutere nel merito. Logicamente resta da vedere se sarà possibile con una campagna elettorale alle porte.

Governo Draghi: il tema pensioni

Il tema pensioni è caldo. Dal primo gennaio 2023 scompaiono Quota 102, Ape sociale e Opzione donna. Di fatto si dovrebbe riscrivere la legge Fornero. Già c’era un’ipotesi in campo di maggiore flessibilità in uscita: andare in pensione a 62 o 63 anni tenendo conto di quanto versato. Ma a questo punto sembra una vicenda che interesserà il prossimo esecutivo.

Governo Draghi: superbonus e reddito di cittadinanza

Il superbonus al premier non è mai piaciuto. È stato chiaro a Palazzo Madama: «Il problema non è il superbonus, ma il meccanismo di cessione dei crediti disegnato senza discrimine o discernimento». E ci va giù duro: «Chi l’ha disegnato è il colpevole». «Ora bisogna riparare al malfatto, bisogna tirare fuori dai pasticci migliaia di imprese che si trovano in difficoltà». Di fatto, le cessioni dei crediti non sono risolte ed è tutto fermo.

Il reddito di cittadinanza Draghi l’ha considerato «una cosa buona», ma ha anche affermato che «se non funziona allora è una cosa cattiva». Di fatto un governo con poteri di ordinaria amministrazione non potrà apportare nessuna modifica. Quindi, anche se si volesse intervenire sulla parte delle politiche attive – come da più parti sostenuto in questi anni – non lo si potrà fare. Bisognerà aspettare il nuovo esecutivo. Intanto è coperto da legge di Bilancio fino al 2029.

Governo Draghi: la legge di Bilancio

In sostanza, sulla legge di Bilancio si ha facoltà di un’azione parziale. L’esecutivo dimissionario non può impostare documenti programmatici come la Nota di aggiornamento del Def o il Documento programmatico di bilancio, se non basandosi sulla realtà vigente. In poche parole può solo fotografare la situazione attuale senza programmare nulla. La palla passerà al prossimo governo.

Si sarebbe verificata la situazione opposta se il capo dello Stato avesse respinto le dimissioni e quindi il premier sarebbe ancora in carica con pieni poteri. Tuttavia, in queste ore si parla di una possibile votazione per il 18 settembre per consegnare l’eredità al futuro esecutivo.

Governo Draghi: svuotato il decreto Draghi

A questo punto possiamo anche affermare che il decreto Draghi, di fatto, sia stato svuotato dall’impossibilità di portare a termine gran parte di quanto programmato. Un “corposo” intervento di 8 miliardi (in grado di arrivare a 12) previsto a fine luglio e che interveniva su bonus 200 euro, benzina, caro bollette, salario minimo e cuneo fiscale.  

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