Camorra in Irpinia, per la Dia nulla è cambiato. Ma…

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Ogni sei mesi la Dia pubblica la relazione sulla malavita organizzata in Italia. C’è sempre una paginetta dedicata alla camorra in Irpinia: fotografa la geografia criminale, che è uguale da decenni. Quasi un copia e incolla, da un anno all’altro. Come se nulla cambiasse: i Cava e i Graziano nel Vallo Lauro e nel Baianese, con i primi che si ramificano anche a Monteforte, Mercogliano, Atripalda e Manocalzati. Si sovrappongono in molte aree con i Graziano (i nemici storici), che operano anche a Mercato San Severino e Bracigliano.

I Genovese ad Avellino, i Pagnozzi in Valle Caudina

Ad Avellino ci sarebbero ancora i Genovese (che hanno legami con i Cava) e in Valle Caudina i soliti Pagnozzi, con ramificazioni nel Sannio, una base romana (almeno fino a quando Mimì Pagnozzi è stato libero), e rapporti decennali con i Casalesi.

Da qualche anno c’è anche un nome in più, i Sangermano, vicini ai Cava, e che controllano l’area Nolana. Sui Cava c’è anche altro: il tentativo, a volte riuscito, di infiltrarsi in qualche pubblica amministrazione.

Ora, è chiaro che in quella scarna pagina gli investigatori non possono scrivere tutto. E neppure fornire dettagli su indagini in corso. Ma forse quella fotografia non è così esatta e comunque lascia spazio a tante domande.

Per i giudici il clan Genovese non esiste più

Partiamo da Avellino. Per la Dia nessun dubbio: “Opera il clan Genovese con ramificazioni nelle zone adiacenti”. Nei mesi scorsi un gip ha scritto nero su bianco che non ci sono elementi per ritenere il clan ancora esistente e che l’ultima operazione accertata contro il gruppo criminale risale a otto, nove anni fa. I boss sono in cella (Amedeo e Modestino Genovese), altri elementi di spicco sono morti o pentiti. Il sodalizio è stato smantellato con decine di arresti e condanne nel 2001. Sono passati quasi venti anni. In libertà restano alcuni affiliati, all’epoca giovanissimi, e non risulta sia stata ricostituita la “famiglia”. Non si registrano neppure fatti eclatanti (attentati e omicidi), riconducibili ai nuovi Genovese. Meglio così, chiaro. Però la Dia continua a tenere in vita la banda dei due cugini.

Camorra, l'arresto del boss Biagio Cava
L’arresto di Biagio Cava, prima della strage delle donne

Cava e Graziano, ora chi è che comanda?

Sui Cava e i Graziano la questione è più complessa. Lì i clan esistono. Ma come e con chi resta da stabilire. Dopo la morte di Biagio Cava come si è ricomposta la gerarchia del sodalizio, quali sono i rapporti di forza con i Sangermano, è ancora potente come in passato la loro forza intimidatrice? Stesse domande anche per i Graziano (che hanno subito diversi arresti dopo la strage delle donne e le dichiarazioni di un pentito).

Camorra, l'arresto a Roma di Mimì Pagnozzi
La cattura di Mimì Pagnozzi a Roma

Come si articolano i nuovi Pagnozzi?

La musica per i Pagnozzi non cambia: il boss storico Gennaro, è morto, il vero leader, Mimì Pagnozzi è in cella insieme ad altri esponenti. Come si articola – oggi – la gerarchia del clan? E’ ancora capace di gestire le attività su un territorio che dalla Valle Caudina si estende in parte dell’Avellinese e fino a Benevento?

Camorra in Irpinia, una situazione ibrida

Di certo c’è una cosa: in Irpinia si spara molto di meno (quasi zero), e la situazione criminale non può essere minimamente paragonata a quella di Napoli o Caserta. E neppure al Salernitano. E’ un ibrido: ad Avellino e in parte della provincia il crimine organizzato ha messo radici (fatta eccezione per Arianese, Baronia e Alta Irpinia), ma si tratta di una “camorra rurale”, che non si è parcellizzata – come a Napoli – in microclan, e che comunque non sembra avere la stessa potenza di fuoco di dieci, quindici anni fa. Forse neppure lo stesso solido radicamento sui territori.

Il che non significa molto: le radici restano, una rinascita di quei clan è possibile (se non probabile), e in molte informative degli investigatori si fa accenno a nuove leve. Spesso consanguinei dei vecchi leader.

Sequestro di droga, camorra

Chi gestisce il traffico di droga in Irpinia…

Il traffico di droga, ad esempio: non sembra più essere completamente gestito da “famiglie”, quanto piuttosto da cani sciolti con rapporti nel napoletano, nel salernitano e nel foggiano. O almeno non sono state segnalate operazione delle forze dell’ordine a carico di clan irpini per traffico di droga.

La piaga irrisolta del riciclaggio

Resta in sospeso la questione riciclaggio. Che riguarda anche l’Irpinia (dai tempi della Nco e poi di Carmine Alfieri): Avellino e provincia utilizzate – come tanti altri territori – per ripulire soldi sporchi in attività imprenditoriali e commerciali. Sul punto non si fa accenno. Anche se le nuove leve dei gruppi criminali irpini potrebbero aver deciso di riporre le armi, non occuparsi in prima persona del reticolo di spacciatori di droga, per concentrarsi su attività più lucrose e silenziose (compresa l’usura).

La camorra dei colletti bianchi

Una camorra da colletti bianchi, che include anche la gestione di appalti e infiltrazioni in amministrazioni pubbliche, capace di inquinare in modo più radicale il tessuto economico della provincia. Si tratta di una ipotesi. Confortata per ora solo da un elemento: le pistole hanno quasi smesso di sparare. Ma è anche una ipotesi al momento non contemplata dalla relazione della Dia. Beh, quella, per ora, sembra solo una vecchia istantanea, racconta molto di quello che è stato. Una polaroid con sempre gli stessi personaggi, solo un po’ più vecchi. La realtà pare essere diversa.

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