Camorra, nuovi affari: mascherine agli ospedali campani

Camorra, nuovi affari: mascherine agli ospedali campani. La malavita organizzata cambia il business e si adatta alla pandemia facendo soldi a palate. I clan si sono organizzati nella realizzazione di dispositivi di sicurezza da vendere nelle farmacie e negli ospedali. La crisi economica sta facendo crescere i clan: la nuova camorra è molto più raffinata, spara di meno ed è ancora più pericolosa. Le relazioni sull'andamento della giustizia in Campania.

Camorra, nuovi affari: mascherine gli ospedali campani
Camorra, nuovi affari: mascherine gli ospedali campani. La malavita organizzata cambia il business e si adatta alla pandemia facendo soldi a palate.
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Con la pandemia e il lockdown la camorra sui è riorganizzata per poter fare affari. E ci è riuscita. Ha messo le mani sulla commercializzazione di mascherine e disinfettanti, vendendole a farmacie, negozi e ospedali campani.

L’allarme è stato lanciato dal presidente della Corte d’Appello, Giuseppe De Carolis, nella relazione che ha illustrato l’andamento della giustizia nel Distretto che comprende i tribunali di Napoli, Napoli Nord, Caserta, Avellino, Santa Maria Capua Vetere e Benevento.

Nuove fonti di guadagno: le mascherine

«Il riciclaggio e il reinvestimento di denaro da parte della criminalità organizzata – ha dichiarato – è risultato più difficoltoso non potendo accedere al mercato delle imprese turistiche, della ristorazione e dell’abbigliamento, ha trovato nuove fonti di riciclaggio e guadagno nella commercializzazione di mascherine, che sono state vendute in grossi quantitativi anche agli ospedali».

I clan piccoli sparano, quelli grandi intascano

Dalla relazione del Questore di Napoli è anche venuto fuori che le attuali dinamiche criminali in città e in provincia sono ancora «fortemente condizionate dalla preponderante presenza del radicamento storico della camorra, che tende a governare lo svolgimento di tutti i tratti illeciti».

Al centro città la destrutturazione dei clan storici prodotta dall’azione giudiziaria «porta a continue azioni di fuoco simboliche da parte di clan più piccoli di dimensioni ma che cercano spazio».

I clan storici del centro cittadino cercano di restare fuori da queste dinamiche mentre «accumulano patrimoni chiedendo tangenti ai clan piccoli».

Storia diversa nella provincia di Napoli, dove i clan restano – anche per tradizioni – molto più uniti, compatti.

Il welfare della camorra

«La criminalità è pronta a spartirsi la torta – ha dichiarato il procuratore generale, Luigi Riello -. Il numero enorme di fallimenti, di crisi economiche rischia di aumentare l’infiltrazione della criminalità organizzata nel commercio e nell’industria. Rischiamo il welfare della camorra. La Dda è molto attenta, ma man mano che andiamo avanti e ci avviciniamo al momento della spartizione dei fondi abbiamo bisogno di una risposta strategica contro la camorra sempre più raffinata e meno violenta».

Il fenomeno dei dissociati

C’è poi un fenomeno che preoccupa la Procura di Napoli che ha inviato una segnalazione ai vertici del Distretto della Corte d’Appello, riguarda le «dissociazioni di boss e affiliati della camorra che non meriterebbero sconti di pena».

Lo ha spiegato il procuratore generale della Corte d’Appello di Napoli, Luigi Riello, raccontando il caso «singolare del clan Moccia», che controlla i comuni di Afragola e Casoria, a nord di Napoli. «Ci sono dissociazioni di molti esponenti che non collaborano con la giustizia. Non si definiscono pentiti ma dissociati e si limitano solo a riferire di essere dissociati – dice Riello -. Questa dissociazione porta a qualche diminuzione di pena che non sarebbe opportuna. Abbiamo raggiunto il limite con un episodio che realmente pone l’attenzione sulla protervia della camorra: ha deciso di agire legalmente contro giornalisti, magistrati, organi di polizia giudiziaria, testimoni, pentiti che li accusavano di essere camorristi».

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