Vitalizio vittime di camorra a moglie e suocera del boss

Vitalizio vittime di camorra a moglie e suocera del boss: erano la figlia e la consorte di una vittime della strage di Sant'Alessandro, quando vennero uccise 8 persone. Ma nel frattempo la figlia ha sposato un boss del clan Gionta. Per aggirare i controlli della prefettura hanno anche inscenato una finta separazione. Ma subito dopo hanno avuto un'altra figlia. Sequestrati i beni.

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Hanno ricevuto per quasi venti anni il vitalizio destinato alle famiglie delle vittime di camorra, ma nel frattempo si sono imparentate con un boss del clan Gionta. Mamma e figlia hanno però evitato di comunicarlo e quando ci sono stati dei controlli avrebbero anche finto una “separazione” che in realtà non c’è mai stata. Ora è scattato il sequestro dei beni.

Una delle stragi più brutali

Tutto ha inizio con una delle più brutali stragi di camorra, quella di Sant’Alessandro. Era il 26 agosto del 1984 (sant’Alessandro, appunto) e a Torre Annunziata, in provincia di Napoli, vennero uccise otto persone e altre sette rimasero ferite da un commando di killer della camorra.

La strage davanti un circolo di pescatori, gli assassini fecero fuoco da un bus turistico.

Tra le vittime c’era anche il padre delle due donne indagate. 18 anni dopo quella tragedia hanno ottenuto il vitalizio riservato alle famiglie delle vittime della criminalità organizzata.

La strage di Torre Annunziata

Nel frattempo, però, la figlia della vittima di camorra, si è sposata con un elemento di primo piano del clan Gionta. Un personaggio che nel corso degli anni ha scalato le posizioni all’interno del gruppo criminale, fino a gestire per conto della cosca il racket e le piazze di spaccio della zona.

La donna si è ben guardata dal comunicare la circostanza, riuscendo così a ottenere insieme alla madre il vitalizio.
La finta separazione

La prima verifica della Prefettura di Napoli nel 2009. Vennero aggiornate le informazioni raccolte sulla situazione familiare delle due donne. Anche per accertare la loro estraneità dalla frequentazione di ambienti criminali. Mamma e figlia, pur di non perdere il vitalizio, misero in scena una vera pièce teatrale, con una finta separazione tra i coniugi recitata davanti al tribunale di Torre Annunziata.

Ma il matrimonio continua

Che fosse tutto finto lo conferma – hanno accertato gli investigatori – una circostanza rilevante: alcuni anni dopo la coppia ha avuto anche un’altra figlia. Ma non solo. Sia ma moglie del boss, sia la suocera, continuano anche oggi ad andare regolarmente a trovare l’uomo in carcere, dove è recluso per associazione di stampo mafioso, estorsione e rapina.

Il sequestro dei beni è stato effettuato dai militari della guardia di finanza. Le fiamme gialle hanno passato al setaccio i movimenti bancari e finanziari delle due donne. Operazione che è stata possibile solo dalla collaborazione tra investigatori e la prefettura di Napoli.

Le due donne sono indagate per indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato. A loro carico è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo di beni, emesso d’urgenza dalla procura della Repubblica di Torre Annunziata, dal valore di oltre 166mila euro.

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