Campagna di vaccinazione: entro giugno 60 milioni di dosi

Campagna di vaccinazione: è stato stilato il cronoprogramma per velocizzare le somministrazioni in tutto il Paese con un obiettivo ambizioso ma raggiungibile. Entro l'estate 45 milioni di italiani potrebbero essere protetti, del tutto o parzialmente, contro la pandemia. Nel secondo trimestre saranno consegnate 55 milioni di dosi. Il ruolo di esercito, protezione civile e medici di base.

4' di lettura

Per la campagna di vaccinazione contro il coronavirus il governo e il commissario per l’emergenza hanno un obiettivo dichiarato: somministrare entro giugno 60 milioni di dosi. Un piano ambizioso, ma è anche l’unica possibilità per uscire in fretta dal labirinto della pandemia e delle varianti in mutazione continua. L’unica possibilità per dare al Paese la concreta chance di far ripartire anche l’economia e dare respiro a larghi settore della società sempre più in affanno.

Gli ultimi dati sulla diffusione del contagio sono allarmanti, soprattutto l’aumento dei ricoveri in terapia intensiva. Accelerare la campagna di vaccinazione sarà determinante anche per appiattire e poi ridurre questa nuova ondata.

La via inglese per AstraZeneca

Per aumentare il numero di dosi somministrate il governo sembra propenso a seguire la via inglese su AstraZeneca: ovvero inoculare la prima dose senza aspettare di averne due. Meglio mezzo immunizzato che niente, è il senso della scelta. Ma non solo: la seconda dose di AstraZeneca deve comunque essere somministrata a tre mesi dalla prima, c’è tutto il tempo per avere le forniture necessarie. E comunque, già la prima dose ha consentito alla Gran Bretagna di piegare il numero di contagi che lì, ricorderete, ha raggiunto il mese scorso la cifra monstre di 60mila al giorno.

Ma c’è anche un’altra scelta sul vaccino AstraZeneca che potrebbe dare una svolta alla campagna di vaccinazione: consentirne l’uso agli under 79. Il che significa coprire tutti, senza distinzione (agli ultraottantenni è stato somministrato o lo sarà a breve il prodotto della Pfizer). L’ultima parola spetta all’Aifa o al ministero della Salute. Arriverà a breve.

L’accelerata nelle forniture

Ma basta questo per dare una svolta alla campagna di vaccinazione? Ovviamente no. Resta il nodo delle forniture. Dovranno arrivare in maniera costante e nel numero previsto. Entro marzo ne dovrebbero essere consegnate sette milioni di dosi. Il governo ha già dimostrato che non ha intenzione di sopportare dalle case farmaceutiche altri rinvii. Il blocco delle forniture dirette in Australia è stato un segnale, avallato dall’Ue, fin troppo esplicito.

Per arrivare all’obiettivo delle 60 milioni di dosi entro giugno il governo ha stilato un cronoprogramma. Come detto l’obiettivo è ambizioso, anche perché a tre mesi dalla partenza della campagna di vaccinazione siamo riusciti a somministrare solo cinque milioni di dosi. Nulla, o quasi.

Ma per centrarlo dovrà girare tutto alla perfezione: consegna dei vaccini e macchina organizzativa.

Non proprio immunità di gregge, ma quasi

Ma cosa significa avere somministrato 60 milioni di dosi entro giugno?

Semplice, l’immunizzazione di medici, infermieri, over 80 e altre fasce a rischio, più altre trenta milioni di persone che potrebbero essere state del tutto protette dal coronavirus con la monodose di Johnson&Johnson (che arriverà ad aprile), o solo parzialmente con una somministrazione di AstraZeneca.

Non si potrebbe ancora parlare di immunità di gregge, ma quasi. Circa 45 milioni di italiani sarebbero del tutto o quasi vaccinati. Con una evidente riduzione del rischio contagio e in coincidenza con l’arrivo della bella stagione che, si suppone, porterà anche a una riduzione naturale della curva epidemica.

Il Paese potrebbe tornare a respirare.

I numeri che danno speranza

Cos’è che lascia ben sperare? Oltre alla svolta organizzativa, con una visione molto più pragmatica rispetto a prima (ma ci sarà da risolvere la grana medici: sono troppo pochi. Si potrebbe ovviare coinvolgendo anche gli infermieri per le somministrazioni), a partire da aprile non ci dovrebbero essere ritardi con le forniture di vaccini.

Le case farmaceutiche dovrebbero aver risolto i problemi di produzione e saranno approvati altri prodotti. Nel secondo trimestre dell’anno dovrebbero essere consegnate 55 milioni di dosi. Il quadruplo rispetto ai tre mesi precedenti.

La campagna vaccinale ha deciso di puntare sui grandi hub, almeno uno ogni 50mila abitanti, e con una rete parallela garantita dal lavoro di esercito e protezione civile. Ma per la somministrazione capillare dei vaccini servirà anche altro: i medici di famiglia avranno un ruolo fondamentale (come nella vaccinazione contro l’influenza stagionale). A loro sarà distribuito il vaccino della Johnson. Per due ragioni: è monodose, quindi non bisogna attrezzarsi per i richiami, e si conserva in modo semplice, a temperatura di frigorifero.

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