Cancellare la prescrizione è un nonsense. Per salvare il processo penale serve l’oblio

L'avvocato Gerardo Di Martino, nella rubrica "Il diritto e il rovescio", ci spiega perché cancellare la prescrizione avrebbe un effetto opposto a quello sperato.

5' di lettura

La riforma della giustizia, prospettata dal ministro Alfonso Bonafede e dal suo predecessore Andrea Orlando, continua a non convincere tanti addetti ai lavori. Un capitolo davvero delicato è quello che riguarda l’eliminazione della prescrizione. L’avvocato Gerardo Di Martino, in questa nuova puntata della rubrica “Il diritto e il rovescio“, ci spiega proprio perché cancellare la prescrizione avrebbe un effetto opposto a quello sperato. E chiarisce per quale ragione, la prescrizione rappresenti invece un “acceleratore” (uno dei pochi) per i procedimenti penali.

diritto e rovescio con fondo bianco

dell’avvocato Gerardo Di Martino

Ma veramente qualcuno, quantomeno qualcuno che abbia messo un piede – e nemmeno entrambi – in uno qualsiasi dei Tribunali d’Italia, può credere che l’eliminazione della prescrizione dei reati renda più celere la definizione dei processi penali?

Eliminare la prescrizione: come un malato che sospende la cura

La riflessione è stimolata dalla notizia di questa settimana per la quale gli avvocati penalisti si asterranno dalla trattazione delle udienze dinanzi a tutte le Autorità Giudiziarie nazionali, dal 21 al 25 ottobre prossimi.

E dunque, tra quei qualcuno, taluno un po’ più accorto potrebbe addirittura sostenere il contrario: è principalmente la necessità di evitare la prescrizione che spinge il processo verso una rapida definizione, tanto più veloce quanto più vicina è la morte del reato; che sollecita l’emissione di una sentenza definitiva, prima che intervenga la estinzione del fatto.

Eliminare questo booster, questa molla (anche emotiva), significa – logicamente prima che giuridicamente o, peggio, politicamente – operare in direzione esattamente contraria a quella desiderata. Come se per curare il male, si interrompa la cura, invece che migliorarla.

In un dibattito così aperto, sì infuocato, non capisco, poi, perché non si faccia riferimento all’unico dato indiscusso ed indiscutibile, da utilizzare come punto per appoggiarvi la leva, dal quale permettere al discorso di svilupparsi: i numeri, quali apostoli della verità!

Prescrizioni ridotte del 40% nell’ultimo decennio

Le statistiche, tra l’altro proprio quelle fornite dal Ministero della Giustizia e nemmeno quelle aggiornate (che potrebbero addirittura semplificare questa riflessione), tratteggiano un quadro di esatta inutilità della riforma che si vorrebbe condurre in porto (i dati aggregati, forniti dal Ministero, sono consultabili al seguente link).

Ebbene, come si potrà leggere, le prescrizioni, nell’ultimo decennio, si sono ridotte del 40%.

Ciò significa, né più né meno, che sono state incrementate del corrispondente 40%, viceversa, le definizioni dei processi con sentenze definitive, rese prima della estinzione dei reati. Significa, ancora, che brandire la mannaia della prescrizione ha avuto come effetto quello di accelerare i processi, non certo di rallentarli, se quelli definiti nel merito (con condanna o con assoluzione, poco importa) sono aumentati.

Palesa, ulteriormente, la necessità avvertita dall’intero sistema, in primo luogo proprio dai giudici, di evitare che i processi pervengano, nella indifferenza generale, ad “un nulla di fatto”.

Un ingrediente essenziale, dunque, della ricetta processuale in salsa nostrana, altro che!

Le medesime statistiche, poi, ci restituiscono, interamente, l’insostenibile leggerezza che connota una qualsivoglia riforma che, in Italia, tenda ad accelerare i processi eliminando, paradossalmente, l’unico vero freno alle alla loro irragionevole durata (proprio la prescrizione).

Riforma della giustizia irrilevante per il 78% dei reati

Orbene, si vuole eliminare il decorso della prescrizione dopo la sentenza di primo grado.

Sapete quante prescrizioni intervengono prima di tale momento, individuato come topico per la moratoria? Il 78% dei reati!

Si avete capito bene: per il 78% dei fatti criminosi, tale riforma è assolutamente irrilevante, non ha senso, visto che 8 notizie di reato su 10 sono già “passate a miglior vita” prima ancora della pubblicazione della sentenza di primo grado, ossia prima, addirittura, che si verifichi la “rivoluzionaria” sospensione.

E allora perché sottoporci ad una imputazione eterna, senza fine, senza sbocco, senza termine, ad una condanna prima della condanna, ovvero, ancor peggio, ad una condanna prima della ipotetica assoluzione?

Quale potrebbe essere lo scopo di una tale scioccante e sciocca riforma, se non alimentare vanamente le speranze, già seriamente compromesse, di un intero popolo, per una giustizia ed un processo giusto che veda la ragionevole durata e la stessa equità del giudizio quali presidi irrinunciabili di legalità?

Perché qualcun altro può seriamente concludere che l’eliminazione dopo il primo grado della prescrizione eviterebbe la proposizione degli appelli e quindi faciliterebbe il lavoro di quelle AG?

Il processo va accelerato, ma non certo cancellando la prescrizione

Assediate sono, ed ingessate diventerebbero, le Corti d’Appello, se è ulteriormente vero che l’Italia, oltre che patria di santi, poeti e navigatori è anche il paese della “ragione a prescindere” e che, dunque, a fronte di una condanna, l’impugnazione interverrebbe comunque, a prescindere.

E se è vero, come è vero, che l’impatto della prescrizione, in termini assoluti, è minima, di circa 9 processi su 100 avviati, perchè mai sacrificare il diritto naturale all’oblio di ciascuno?

L’attuale Ordinamento – che per i reati più gravi, si badi bene, già stabilisce un termine prescrizionale di 15 o 20 ed oltre anni – non può permettersi un processo senza termini: senza troppi giri di parole, una imputazione, in ipotesi, senza fine, non è giustificabile.

Né la vita di chiunque può essere immolata sull’altare della pur necessaria repressione dei reati, a maggior ragione di quelli di modesto allarme sociale. Non sono valori comparabili, né vanno lontanamente comparati, se pensiamo che il secondo, la potestà punitiva, è sicuramente subvalente rispetto al primo. Chi lo fa, è perché si crogiola nell’idea che soltanto gli altri potranno finire nelle grinfie di un procedimento penale di tal fatta. Erra, anche sotto questo aspetto!

Il processo va accelerato con riforme capaci di impattare frontalmente il problema: organico dei magistrati, organico dei cancellieri, management, strutture, logistica…in tre parole, sempre le stesse, soldi, capacità ed investimenti! Oltre che modifiche, ragionate, al tessuto normativo-codicistico.

Non certo eliminando l’unico vero fattore di accelerazione – a torto o a ragione non so, sicuramente ad oggi – dei processi e, correlativamente, di garanzia per tutti, in un sistema già gravemente ed insopportabilmente lacunoso sotto questo profilo, capace di turbinare molto, e molto a vuoto; in grado di assicurare spesso troppo, inutilmente; e di rendersi, al contempo, intollerabilmente latitante su questioni vitali per la equità del procedimento, del processo, della decisione. Speriamo bene…

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