Cancellate le cartelle esattoriali più vecchie di 5 anni

Cancellate le cartelle esattoriali più vecchie di 5 anni: è la strada che ha deciso di intraprendere il governo per eliminare un arretrato spaventoso. Ma anche per dare il via a una nuovo riforma della riscossione che sia più razionale e si concentri in particolare sui grossi importi.

4' di lettura

Cancellate le cartelle esattoriali più vecchie di 5 anni. Sono più di cento milioni e il governo si appresta al colpo di spugna, anche per eliminare una montagna di arretrati che di fatto rallenta e blocca l’attività di riscossione dei debiti.

Molte di queste cartelle (multe, contributi, imposte e gabelle non pagate) risalgono al periodo 2000 – 2015. L’80% del totale complessivo.

Se verranno cancellate le cartelle esattoriali più vecchie di 5 anni, sarà anche la fine dell’eterna caccia ai morosi. In attesa della nuova riforma, la terza in pochi anni, dopo quella del 1999 e la successiva del 2006, quella che ha visto la nascita dell’odiata Equitalia.

Il fallimento dell’attuale sistema di riscossione

Il discorso del presidente del Consiglio, Mario Draghi, è semplice: l’accumulo di centinaia di milioni di cartelle esattoriali arretrate è la conferma di un fallimento dell’attività di riscossione.

Necessario dunque, cambiare qualcosa. E per farlo saranno cancellate le cartelle esattoriali vecchie più di cinque anni. La nuova riscossione è allo studio del ministero dell’Economia. Si procede su due fronti: la revisione del meccanismo di controllo e la cancellazione delle cartelle esattoriali più vecchie di 5 anni.

Le due contraddizioni

L’attuale sistema di riscossione vive su due contraddizioni: da una parte l’Agenzia delle Entrate deve tentare di riscuotere tutti i crediti, anche quelli che risalgono negli anni e pure quelli che consentono di incassare pochi euro.

Dall’altra ci sono norma a tutela del contribuente (tra tutte l’impignorabilità della prima casa), che rallentano o bloccano del tutto l’attività di recupero.

Un impasse che è in gran parte la causa dei ritardi e delle inefficienze.

Ma è da questi elementi che deve muoversi una riforma che consenta allo Stato di intascare le somme dovute, senza però dare la caccia ai cittadini per morosità che risalgono quasi al millennio scorso.

Cancellate le cartelle esattoriali più vecchie di 5 anni: perché

Nel 2020 l’attività di riscossione ha incassato 6,4 miliardi. Molto poco.

Per l’Agenzia delle Entrate non ci sono dubbi: è necessario ridurre i termini per l’esigibilità dei crediti. Ma, complice la pandemia, lo scorso anno quei termini sono stati ancora prorogati.

Il risultato è questo:

per i ruoli del 2018 le comunicazioni di inesigibilità saranno trasmesse entro il 31 dicembre del 2023.

Tutti gli altri, quelli ancora più lontani nel tempo e che hanno una possibilità di essere riscossi molto prossima allo zero, resteranno a impolverarsi negli uffici per molti anni ancora.

Un semplice calcolo: i crediti affidati nel 2000 (20 anni fa), saranno cancellati solo tra 22 anni.

Da qui la scelta di imporre un limite all’attività di riscossione: cinque anni. Il che significa che tra la consegna della richiesta di pagamento della cartella esattoriale e l’incasso non possono trascorrere più di cinque anni.

Concentrarsi sugli importi più rilevanti

In questo modo tutti gli enti impositori (dall’Agenzia delle Entrate, all’Inps ai Comuni), possono pianificare in modo più efficiente la riscossione. Ottimizzare le risorse a disposizione ed eliminare quelle azioni che rivestono solo un carattere formale.

Per dirla semplice: in questo modo chi deve riscuotere un credito potrà concentrarsi sugli importi più rilevanti, anche con la consapevolezza di riuscire a centrare l’obiettivo. Con un beneficio immediato per le casse dello Stato e mettendo fine alla caccia eterna di chi ha piccole morosità ormai lontane nel tempo.

Cartelle esattoriali, sospensione fino al 30 giugno

Nell’attesa che saranno cancellate le cartelle esattoriali più vecchie di 5 anni, l’attività di riscossione è stata sospesa fino al 30 giugno 2021, come previsto nel decreto Sostegni Bis.

Questa sospensione ha comportato:

  • l’agente che si occupa della riscossione non può notificare nuove cartelle esattoriali, avvisi di accertamento induttivo o avvisi di addebito Inps;
  • sono sospesi tutti i pagamenti, anche rateizzati;
  • non potranno essere attivate nuove procedure cautelari, come il fermo amministrativo o l’ipoteca, e neppure nuove procedure esecutive, come i pignoramenti (che sono sospesi anche presso terzi).

Fino al 30 giugno è sospeso anche il fermo amministrativo dei beni mobili intestati al debitore.

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