Candidata scartata per l’altezza. Se un tacco val più di una legge

5' di lettura

Concorso pubblico o scherzetto? Verrebbe da chiederselo dopo quanto accaduto a una aspirante capotreno. Scartata, inizialmente, da Trenitalia perché alta un metro e cinquantotto centimetri. Meno del metro e sessanta richiesto dal concorso. Una vicenda arrivata fino in Cassazione. I giudici, in sostanza, hanno bocciato il ricorso dell’azienda e dato ragione alla ragazza.

La Corte di Cassazione ha infatti stabilito come vada assunta la candidata scartata perché ritenuta troppo bassa poiché il limite naturale rappresenta una discriminazione indiretta. La vicenda diventa argomento di discussione di questa puntata della rubrica, Il “Diritto e il Rovescio“, curata dall’avvocato Gerardo Di Martino. Il legale, partendo dal caso specifico, affronta il tema delle discriminazioni nei concorsi pubblici in modo tagliente e dettagliato.

L'avvocato Gerardo Di Martino
L’avvocato Gerardo Di Martino

dell’avvocato Gerardo Di Martino – Sentite come è strana questa Italia. Guardate come è fuori controllo questa pubblica amministrazione, che appare sempre meno amministrazione e molto poco pubblica.

Si obbedisce ad un unico potere, il proprio. E lo si esercita nelle forme e con i limiti della sola personale volontà. Altro che norme uguali per tutti. Altro che soggezione alla Legge per essere tutti più liberi.

Vi è un unico imperativo che rimbalza nelle testa di chi ha un mimino di potere, di qualsiasi tipo e di qualsivoglia natura: qui comando io! A prescindere dalle regole, ovviamente. E considerato che lo sport nostrano non è il calcio ma la doppiezza, il perbenismo e l’imbiancamento dei sepolcri, la Legge si applica, sempre, certo, ma nei confronti degli altri.

Sei assunta!”

Martedì scorso la Sezione Lavoro della Cassazione, con la ordinanza n. 27729, ha rigettato il ricorso di Trenitalia, riconoscendo il diritto di una ragazza ad essere assunta come Capo Servizio Treno benchè di statura pari a 158,5 cm.

Avete capito bene: l’impresa pubblica aveva negato l’assunzione di questa ragazza perchè più bassa di un centimetro e mezzo rispetto alla soglia minima stabilita dal bando di concorso in 160 cm. Vi chiederete perchè? Per quale strana ragione una persona di 158,5 cm non avrebbe potuto svolgere le mansioni di Capo Servizio Treno?

Troppo bassa per lavorare qui”

Secondo il proprietario, ossia un organismo pubblico denominato Ferrovie dello Stato Italia – che dunque dovrebbe avere cuciti nel proprio statuto i valori costituzionali fondanti, tra i quali, la parità senza distinzione di condizioni personali ed il dovere di rimozione delle diseguaglianze – una persona di statura inferiore a 160 cm non può eseguire le manovre tecniche previste da Trenitalia.

In altre parole, il Capo Servizio Treno deve avere una altezza di almeno 160 cm altrimenti non potrà mai essere un Capo Servizio Treno.

Irragionevole, ha stabilito la Corte Suprema! Pazzesco, dico io!

E la matassa si fa ancora più ingarbugliata se pensate che l’aspirante era alto 158,5 centimetri. Come a dire: con 160 centimetri di altezza riesci a fare cose che con 158,5 centimetri non puoi. Accipicchia, per un centimetro. Ma quanto vale un centimetro? Fosse un film, diremmo: per qualche centimetro in più! E invece siamo nella “culla del diritto”, dove il potere è abuso ed un tacco vale molto più di una disposizione normativa.

Paradossi bizzarri

Tanto pubblico per niente, potrebbe obiettare qualche sarcastico buontempone, visto che ad essere inosservante della Costituzione e della Legge, più in generale, è proprio quella pubblica amministrazione che la declama e la affigge in tutti gli uffici ove vi è l’esercizio dell’autorità e del comando, dal più piccolo al più grande.

Ed è così che, di bizzaria in bizzaria, si arriva in una di queste tante stanze dove, nonostante parità dinanzi alla legge ed eliminazione degli ostacoli dovrebbero corrispondere a principi scolpiti sui muri, un giudice di primo grado ha pubblicato la sentenza di rigetto del ricorso avanzato dal Capo Treno, confermandone l’esclusione dal concorso.

Sì, ancora una volta, avete capito bene: un giudice di un Tribunale, in prima istanza, aveva addirittura rigettato il ricorso della povera ragazza.

Tic, tac, tuc! Primo grado, appello e cassazione. E’ il sistema processuale, Signori! Direbbe chi di quel sistema ne è l’anima ed il motore.

Nelle forze dell’ordine

Santi numi, vero! Se non fosse che i valori fondamentali dovrebbero essere tali in primo, in secondo ed in terzo grado. E che il tic ha, poi, un bel costo. Il tac, aggiunge un’interminabile durata ad un ulteriore bel costo. Ed al tuc ci si arriva già svenati, dopo 4 o 5 anni (se va bene). Fantastico!

Ed ancor più strabiliante è ciò che è accaduto con il concorso pubblico per l’assunzione di 320 vice ispettori della Polizia di Stato, avviato nel 2016 e terminato alla fine dell’anno scorso.

Vedete, sin dal lontano 2015, esiste una legge, la numero 2, la quale, recependo le istanze – ancora una volta, europee – ha stabilito che, al fine di evitare ogni forma di discriminazione e garantire la parità di trattamento, sono abrogati tutti i limiti staturali nei concorsi per il reclutamento nelle Forze Armate, nelle Forze di Polizia e nei Vigili del Fuoco. Ma visto che, come pare, ciascuno risponde, non alla legge, ma solo al proprio potere, quel bando pubblico per vice ispettori veniva pensato con un nuovo limite di 160 cm per i partecipanti.

Tutti i candidati più bassi furono, naturalmente, esclusi. Qualcuno compulsò il TAR. I ricorsi furono accolti. Ma la parte pubblica, evidentemente non paga, interpose addirittura appello. Ovviamente, tutte le impugnazioni furono rigettate e gli esclusi, dopo essere stati impanati per bene, furono definitivamente ammessi.

Altrettanto ovviamente, allora, si verificò quel particolare fenomeno italico per il quale, così come il ghiaccio secco sublima a temperatura ambiente, chi ha una porzione, grande o piccola, di potere – sia esso un funzionario, un qualsiasi professionista ovvero un giudice – mal digerisce l’annullamento di un proprio provvedimento, men che mai per violazione della stessa legge che egli stesso è chiamato ad applicare e far rispettare.

Concorso pubblico o scherzetto?

Per carità: l’errore proprio non si emenda, semmai quello degli altri.

Insieme all’insopportabile lesione delle proprie attribuzioni e dell’Autorità, la lesa maestà va invece sterilizzata, senza indugio alcuno. Dunque il provvedimento, benchè annullato perchè illegittimo, va diversamente confermato, quantomeno.

E fu così che, allorquando i vittoriosi innanzi alla giustizia amministrativa si ritrovarono a sostenere la prova orale dinanzi alle Commissioni, furono tutti bocciati. Non idonei, si decretò. Nessuno di loro risultò, chiaramente, all’altezza…

Bah, sarà. Eppure, con 160 cm (più o meno), i romani hanno conquistato il mondo, Giovanna d’Arco conquistava le armate inglesi, Napoleone conquistò l’Europa, i latini hanno conquistato i primi posti nelle classifiche del rendimento sessuale (da tanti punti di vista) ed Eziolino Capuano conquisterà la serie C.

Già che ci siamo: concorso pubblico o scherzetto?

Entra nel gruppo di WhatsApp e ricevi due volte al giorno - 13:30/20:30 - le notizie più importanti senza spam!
Iscriviti al bot di Messenger e ricevi due volte al giorno - 13:30/20:30 - le notizie più importanti senza spam!