Cultura

Cannabis light, boom di aziende. Ma dalla Svizzera arriva la super erba

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Il mercato della canapa light potrebbe esplodere nei prossimi tre anni, produrre fatturati e posti di lavoro, soprattutto tra i giovani, risollevare la moribonda agricoltura meridionale, favorire la ricerca e l’innovazione. Eppure, le regole si contraddicono generando confusione, la politica sguazza nel caos, favorendo di fatto le multinazionali dell’erba, e chiudendo entrambi gli occhi sul pericolo che arriva dalla Svizzera.
Come dire: basta poco per trasformare un’opportunità nell’ennesima beffa.

Ne abbiamo parlato con un esperto, Giuseppe Pavarese, direttore di laboratori di analisi ambientale e innovazione tecnologica in ambito agro alimentare, che – tra l’altro – ha anche avviato una produzione di cannabis.

«E’ necessario chiarire subito un punto: non coltiviamo marijuana, quella è la canapa indica, che contiene una percentuale sufficiente di Thc capace di garantire l’effetto stupefacente, agisce quindi anche a livello neurologico. In Italia è legale coltivare solo la cannabis sativa, che ha un basso contenuto di Thc e invece è ricca di Cbd, sostanza che viene poi utilizzata per produrre farmaci e che non altera percezioni, ma agisce come rilassante a livello fisico».

LA PAROLA: La cannabis light, per essere definita tale, non deve contenere per legge una quantità superiore allo 0,6% di THC, la molecola che possiede un’azione psicotropa.

Cannabis sativa che era una pianta tradizionale in Italia…

«Certo fino agli anni ’50 se ne faceva anche un largo uso industriale ed era diffusissima nelle nostre campagna (i contadini la chiamavano canapone ndr). Poi è sparita, anche grazie alla demonizzazione della marijuana. In questi anni si sta assistendo a una rinascita globale di questa pianta, un fenomeno ormai inarrestabile, anche in Italia. Ma bisogna fare chiarezza su molti aspetti. Il Cbd della sativa è davvero efficace per diverse patologie. La produzione intensiva consentirebbe all’agricoltura meridionale di svoltare, di offrire a tanti giovani opportunità di lavoro. Nella sola Campania ci sono tra trecento e quattrocento produttori, ci sono già numerose società di trading e un indotto che comprende anche la trasformazione e la distribuzione. Sono migliaia di posti di lavoro e il trand è in costante crescita. Si vende tutto quello che si produce e la richiesta supera l’offerta».

Che tipo di persone si sono avvicinate alla coltivazione industriale di cannabis sativa?

«Ho conosciuto molti produttori, sono quasi tutti under 40, ma il picco è tra i trentenni, quando cioè si è più propensi a innovare, a fare ricerca. Tanti di loro sono molto preparati, esperti di botanica e agronomia. Curano i dettagli e sono profondi conoscitori della materia. Potrebbero incidere in maniera significativa sulla crescita del settore agricolo delle nostre zone, soprattutto se saranno capaci – e le prospettive sono delle migliori – di fare rete».

FOCUS: Questo mercato al momento è in mano ai giovani. E ha bisogno di profili orientati all’innovazione, alla ricerca, alla commistione di pratiche tradizionali, come quelle legate alla botanica, con le nuove tecnologie.

Eppure la Lega, e lo stesso Salvini, hanno più volte dichiarato «non siamo certi che la cannabis light non sia nociva»

«Sì, alimentando una confusione che in aggiunta a un pacchetto di regole che si contraddicono sta creando delle difficoltà. Sospetto che questo clima faccia comodo alle grandi aziende: nel giro di due, tre anni, puntano a colonizzare il mercato. Anche certa stampa contribuisce a suscitare dubbi che in realtà non esistono. Qualche settimana fa, in un fondo pubblicato su Il Mattino, un giornalista sosteneva che la cannabis light potesse avere un effetto stupefacente simile a quello della marijuana illegale. Chiaramente aveva ragione, ma aveva dimenticato di dire che sarebbe stato necessario assumerne cento chili, spendendo 400 euro».

Ci sono poi regole non proprio chiare…

«Sì, e che vengono ulteriormente complicate. C’è una direttiva del ministero che sollecita le forze dell’ordine a sequestrare le coltivazioni dove viene trovata una pianta con un Thc superiore allo 0,5. Direttiva che impone un limite diverso da quello previsto dalla legge (0,6), e quindi i carabinieri o la polizia dovranno decidere se rispettare la normativa o seguire le indicazioni della direttiva. Senza contare che su cento, mille piante, può capitare che qualcuna superi lo zero virgola qualcosa. E’ la natura. Sempre a proposito di regole, c’è la questione Svizzera…»

Cosa c’entra la Svizzera?

«Lì hanno legalizzato la cannabis da tempo e sono molto avanti nella ricerca. Hanno ottenuto piante con cbd molto elevato e stanno invadendo il nostro mercato, naturalmente sono gli unici a vendere i semi. Ebbene, quelle piante, quel tipo di lavorazione, dai noi sarebbe vietata. Ma non è vietato importarle. Accade così anche con la cannabis olandese. Un paradosso enorme. Dovrà risolverlo il governo italiano e anche l’Europa. Ma dovranno fare in fretta, il settore è in piena crescita, ma ha bisogno di un quadro normativo certo e delle necessarie tutele per i produttori».

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