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Curarsi con la cannabis: come, quando e perché

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Sulla cannabis, sui suoi effetti, sulla versione light, sull’eventuale legalizzazione, si dice tutto e l’esatto contrario. Il dibattito è falsato da preconcetti e questioni ideologiche. Con un risultato scontato: la discussione ondeggia perennemente tra santificazione e demonizzazione. La verità risiede invece quasi sempre altrove, lontano da dispute spesso basate su informazioni deformate.

Su TheWam stiamo cercando di fare chiarezza. O meglio, di affrontare il tema in maniera scientifica, chiara e senza pregiudizi.

Ci aiuta in questo viaggio un esperto, Giuseppe Pavarese, direttore di laboratori di analisi ambientale e innovazione tecnologica in ambito agro alimentare.

Cannabis terapeutica, come, dove quando e perché

Questa settimana ci occupiamo dell’uso di estratti della cannabis per alcuni scopi terapeutici. Una questione delicata e molto attuale, soprattutto ora che molte Asl, anche della Campania, hanno iniziato a somministrare i farmaci a base di cannabinoidi, in particolare per la terapia del dolore.

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Per quali patologie può essere utile l’assunzione di farmaci prodotti con la cannabis?

«Bisogna distinguere – risponde Pavarese – la cannabis nei suoi composti chimici. Per esempio: è ormai certo un ruolo nella diminuzione degli attacchi epilettici (sia in intensità sia in frequenza), a seguito di trattamenti con cannabidiolo (per capirci, la canapa “light” liberamente coltivabile contiene quote importanti di cannabidiolo e trascurabili di tetraidrocannabinolo THC). Questo dato è confermato da diversi trial clinici indipendenti, la cui validità è stata confermata da autorevoli revisori scientifici. Per l’artrite reumatoide il discorso è diverso…

Effetti collaterali della cannabis? L’incidenza è bassissima

Quali sono gli effetti benefici dei cannabinoidi?

«In generale bisogna fare molta attenzione al passaggio dalle evidenze cliniche scientifiche che la ricerca conferma a un’applicazione terapeutica sistematica e semplice da definire. Ogni caso richiede ancora studi approfonditi perché si arrivi a un’applicazione. Il dato più interessante è la bassissima incidenza di effetti collaterali nell’uso degli estratti dalla cannabis. Questo aspetto rende molto pratico ed efficace l’uso dei cannabinoidi nell’affiancamento di terapie del dolore condotte con farmaci tradizionali».

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Riduce gli effetti indesiderati della chemioterapia

Per quali altri usi medici i derivati della cannabis hanno una efficacia certa e sono o possono già essere utilizzati?

«Si ha prova scientifica di una riduzione degli effetti indesiderati delle chemioterapie (vomito, nausea) e di una certa efficacia nella diminuzione dell’anoressia associata all’Aids. Sono inoltre in corso numerosissimi studi che tentano di quantificare e misurare in modo preciso l’effetto dei cannabinoidi come analgesici, antitumorali, miorilassanti (rilassamento muscolare), nonché sul miglioramento dell’umore e nella risoluzione dell’insonnia. Bisogna fare però molta attenzione. Una cosa è scoprire che questi effetti sono concreti e misurabili. Altra cosa, ben diversa, è dire che assumere cannabis sia una panacea». (Leggi questo interessante articoli di Wired che descrive la relazione fra legalizzazione di cannabis terapeutica e riduzione del consumo di oppioidi)

Bisogna evitare gli approcci “fai da te”

Ritieni quindi sia importante per la ricerca continuare a concentrarsi sui benefici della canapa?

«Non possiamo demonizzare una risorsa farmacologica così promettente, ma anzi bisogna favorire e incentivare una legalizzazione (nel senso della definizione di regole precise e condivise) della cannabis che si basi su dati autorevoli e referenziati. Ancora più importante è educare il pubblico, formare un’opinione razionale sulla materia, non “drogata” da pregiudizi retrogradi e paure ingiustificate. Come in ogni altra materia del sapere, bisogna basarci sulle evidenze scientifiche che verifichino specificamente ogni applicazione e le modalità di assunzione. Per questo vanno evitati approcci mistici “fai da te” e anche le generalizzazioni pericolose».

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