La scoperta delle cantine Petrillo: il vino d’eccellenza di Castelfranci

Alla scoperta i Castelfranci e della cantina Perillo, eccellenza d'Irpinia.



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Proseguendo nell’illustrarvi le realtà enologiche irpine, oggi vi parlo della cantina Perillo situata a Castelfranci, questo paese ha origini medievali. Si ipotizza infatti che sia sorto prima dell’anno mille come agglomerato di case e capanne sulle rocce e sulla riva destra del fiume Calore. Dal Giustiniani, 1795-1805, III, 297 è chiamato Castelfranco, che così ne scrive: “Si vuole che anticamente fosse stata una fortezza, come lo indicano gli avanzi delle sue mura, e delle sue torri; ed anche presidio di soldati, e che della franchigia, che godevano, ed immunità presa avesse di poi la detta terra sua denominazione”.

I punti di forza di Castelfranci e l’azienda Perillo

Grazie alla sua posizione geografica e a un’altitudine media contenuta tra i 400-600 metri Castelfranci è ricco di vigneti che producono un eccellente Aglianico, diffusa è anche la coltivazione dell’olio extravergine d’oliva. La storia dell’azienda Perillo è quella di una famiglia di lunga tradizione viticola, per molti anni hanno prodotto aglianico derivato dalla trasformazione parziale delle uve, successivamente nel 1999 hanno deciso di imbottigliare e commercializzare con un proprio marchio, puntando sulla qualità e la riconoscibilità dei propri vini.

I vigneti sono tutti ubicati a Castelfranci e in parte a Montemarano, tra il fiume Calore e i monti Picentini, a circa 500 metri di altitudine: il clima è continentale, con inverni freddi e spesso nevosi ed estati calde ma mai torride con rilevanti escursioni termiche notturne. Ciò fa si che la maturazione delle uve sia estremamente tardiva ma anche molto regolare, anche nelle annate più difficili. Nelle vendemmie molto calde le escursioni termiche consentono di preservare i profumi e l’acidità, nelle annate piovose il clima asciutto e ventilato evita problemi di marciume e si riescono ad ottenere ugualmente uve concentrate e ricche di zuccheri.

Su questo aspetto incidono anche fattori agronomici: l’azienda Perillo può contare su vigne molto vecchie, alcune delle quali innestate su piede franco, che producono un aglianico molto particolare, dal grappolo spargolo e con acini piccoli, che in zona vien e chiamato “coda di cavallo” per la forma allungata. I terreni sono tenaci, ricchi di argilla scura e componenti calcaree, le pendenze piuttosto accentuate. Il risultato finale di queste singolari condizioni pedoclimatiche è la bassissima resa produttiva in alcune annate i vigneti dell’azienda non arrivano a produrre più di 30q/ha, sono queste le particolarità che si rispecchiano nelle tre produzioni della cantina: Taurasi DOCG e Irpinia Coda di Volpe DOC.

Il Taurasi

Parlando del Taurasi le uve aglianico dei vigneti vengono raccolte a mano durante il mese di novembre, diraspate e vinificate in botti di acciaio inox a temperatura controllata. Dopo la fermentazione alcolica, il vino passa in barriques di rovere francese, in parte nuove e in parte di secondo passaggio. Dopo circa venti mesi di maturazione in legno, il Taurasi viene imbottigliato senza filtrazione e prosegue l’affinamento fino all’uscita sul mercato dopo il quinto anno. Dal punto di vista organolettico, il Taurasi presenta caratteri che riflettono l’andamento della vendemmia e altri che invece ritornano in maniera costante. Il colore è un rosso rubino cupo, intenso a volte impenetrabile, al naso si esprime in progressione con potenza e complessità, evidenziando note di prugna e ciliegia matura, nuances balsamiche di menta e resina, con sfumature di terra bagnata e grafite.

Al palato è ricco, caldo, avvolgente sostenuto da una rinfrescante acidità e da tannini importanti per volume e fittezza. Nelle annate favorevoli l’azienda produce anche il Taurasi Riserva DOCG, ove fa affinamento in barrique per 24 mesi e viene messo in commercio a sei anni di distanza dalla vendemmia. Differentemente invece il vitigno Coda di Volpe ha grappoli di grosse dimensioni, densità da spargolo a serrato, allungato a ricordare la coda della volpe, con due grandi ali e una lunghezza che può arrivare fino a 40 centimentri. Le bacche sono di piccola dimensione, sferiche, con bucce spesse e gialle, con pruina molto concentrata. Per anni questo vitigno è stato impiegato come uva da taglio, invece se attentamente coltivato e vinificato può dare vita ad un vino elegante, strutturato apprezzato soprattutto dal palato femminile. Vi invito a visitare l’azienda sempre aperta per degustazioni dove si può respirare a pieni polmoni la storia della verde Irpinia tramandata da padre in figlio.

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