Caos discoteche: il governo si chiama fuori. Ecco chi sono i responsabili

Un pasticcio nazionale, che ha molti padri. Si poteva evitare tutto, bastava un po' di buon senso. E in troppi hanno chiuso entrambi gli occhi, fino a Ferragosto. Se non circolavano decine di video sconcertanti forse neppure se ne sarebbero accorti. E i casi tra i giovani non solo solo d'importazione, un modo come un altro per dire: la colpa è degli altri.

Caos discoteche: il governo si chiama fuori. Ecco chi sono i responsabili
Il caos discoteche è stato generato da una lunga serie di errori: nessuno può davvero dirsi non responsabile a partire dal governo che ha lasciato fare.


3' di lettura

Qualche giorno fa ci chiedevamo: chi è l’imbecille che ha riaperto le discoteche? Beh, qualcuno si è già tirato fuori, il governo. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte ha infatti dichiarato che «il governo non ha mai autorizzato l’apertura delle discoteche».

In una intervista rilasciata al Fatto quotidiano ha poi aggiunto: «Abbiamo sempre ritenuto impensabile che in una discoteca si possano mantenere distanze e indossare le mascherine. È chiaro che sono luoghi privilegiati di diffusione del contagio. Alcune Regioni, tuttavia, hanno voluto adottare protocolli sanitari ritenendoli compatibili con la riapertura delle discoteche».

Ma il governo ha agito con grave ritardo

Il premier ha aggiunto: «Abbiamo lasciato fare per alcuni giorni, ma quando abbiamo constatato che la curva epidemiologica rischiava di risalire siamo intervenuti e in Conferenza delle Regioni abbiamo, ancora una volta, dato tutti prova di grande collaborazione, convincendo anche i presidenti regionali più riluttanti a disporre la chiusura. Con l’occasione, abbiamo garantito un intervento di sostegno finanziario per tutti gli operatori del settore».

Le prime ordinanze sono di fine giugno

Tutto chiaro? Mica tanto. Ora, di certo non sono passati alcuni giorni. Tanti per dire, l’ordinanza della Campania che sanciva la riapertura della “sale da ballo” è di fine giugno, quindi l’inizio dell’estate. Se il governo la pensava diversamente avrebbe potuto intervenire con maggiore celerità e non dopo Ferragosto.

Ma poi, si scarica il peso sui presidenti delle Regioni. Che da nord a sud, e colo con una differenza di date, hanno deciso tutti di riaprire le discoteche.

Ecco cosa prevedevano le ordinanze

Siamo andati a spulciare l’ordinanza della Regione Campania, quella firmata dal presidente della giunta regionale, Vincenzo De Luca.

Ci piacerebbe sapere in quante discoteche campane questo “protocollo” è stato rispettato.

Tralasciamo le norme sulla segnaletica e i sistemi audio e video che avrebbero dovuto ricordare agli utenti il rispetto delle misure di prevenzione.

Regole inapplicate e inapplicabili

Passiamo alle faccende più delicate. Nell’ordinanza la capienza massima dei locali doveva garantire un metro tra gli utenti che stazionano nei pressi dei bar e 2 metri a chi accede alla pista da ballo (dalle numerose immagine che sono circolate e riferite ad alcune discoteche in due metri c’erano sei, sette persone). Bisognava poi organizzare percorsi separati per entrata e uscita. Ed essere rilevata la temperatura all’ingresso.

Ma non solo: i clienti avrebbero dovuto indossare le mascherine negli ambienti chiusi e aperti tutte le volte che non era possibile rispettare la distanza di sicurezza di un metro (le avete viste le famose immagini: le mascherine le portavano tutti, ma al braccio).

Le responsabili di molti gestori

Ci sembra chiaro che l’idea di riaprire le discoteche sia stata almeno infelice. Anche perché era evidente agli stessi estensori dell’ordinanza che quelle norme non sarebbero state rispettate.

E poi: ci saranno stati gestori dei locali che si sono attenuti alle norme, ma quanti se

ne sono fregati pensando solo ad incamerare il massimo possibile, covid o non covid?

I primi controllori avrebbero avrebbero dovuto essere loro. E a proposito di controlli, è chiaro che non sono stati capillari come avrebbero dovuto essere. Altrimenti non si spiega il proliferare di party ultra affollati in ogni angolo della Penisola.

Un pasticcio italiano: tutti responsabili, nessun colpevole

Riassumendo: il governo si chiama fuori, ma ha agito con estremo ritardo. I governatori hanno emanato ordinanze inapplicabili, ed era meglio non farle. I gestori (o una parte di loro), ha deciso che quelle norme si potevano non rispettare e non le hanno rispettate. E infine i controlli: sono mancati o sono stati troppo pochi.

Tutte queste cose insieme hanno dato vita a un enorme pasticcio e speriamo tutti di non doverne pagare il contro tra qualche settimana…

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