Chiuse le indagini su Capaldo e altri dieci indagati. Ora rischiano il processo

Chiuse le indagini su undici indagati, fra i quali Gerardo Capaldo, che ora rischiano il processo.

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2' di lettura

Il sostituto procuratore di Avellino, Luigi Iglio, ha chiuso le indagini su undici persone accusate (con altre tre persone non identificate), a vario titolo, di estorsione tentata e consumata. Nell’inchiesta sono coinvolti anche l’imprenditore avellinese, Gerardo Capaldo, e Giovanni Attanasio titolare dalla cooperativa Natana Doc, con sede a Sant’Antimo, alla quale la Gerardo Capaldo Spa subappaltava alcuni servizi relativi ai lavoratori.

L’indagine

Nell’indagine, che ebbe molta eco sui media nazionali, era inizialmente finito anche il capo dell’Ispettorato interregionale del lavoro di Napoli, Renato Pingue, accusato di concorso in corruzione proprio con Capaldo che – per gli inquirenti – aveva beneficiato di favori, anche sui controlli, da parte del dirigente. Una realtà diversa è emersa nella ricostruzione della vicenda giudiziaria. Gli avvocati Ettore Freda e Giuseppe Fusco avevano ottenuto revoca dell’arresto e reintegro di Pingue nel suo ruolo. E ora il dirigente non figura nella chiusura delle indagini né a Capaldo è più contestata la corruzione. E’ molto probabile, dunque, che per quel profilo di reato sia stata chiesta l’archiviazione.

L’avvocato, Luigi Petrillo, aveva già ottenuto la revoca dei sequestri di diversi milioni a carico dell’imprenditore irpino che ha sempre smentito le accuse di aver usufruito di favori da parte di Pingue. E la Cassazione aveva ritenuto inammissibile il ricorso della Procura.

Che succede ora?

Restano in piedi, quindi, le ipotesi di reato relative a conciliazioni-capestro che l’azienda avrebbe fatto firmare ai dipendenti della cooperativa. Sono oltre cinquanta gli operai che, in caso di processo, potrebbero costituirsi parti civili.

Condotte – le estorsioni tentate e consumate – che per l’accusa sarebbero state messe in essere dagli altri indagati finiti nell’inchiesta. Nell’atto di chiusura delle indagini ci sono tre “Omissis”, profili non identificati. Le indagini sono state condotte dai carabinieri del comando provinciale di Avellino, diretti dal colonnello Massimo Cagnazzo, e specificamente dal nucleo investigativo, agli ordini del capitano Quintino Russo.

Ora gli indagati hanno in teoria 20 giorni – termine non perentorio – dalla notifica dell’avviso di chiusura indagini per presentare memorie difensive o farsi interrogare. Poi il pm può chiedere il rinvio a giudizio e quindi il processo o l’archiviazione. Richieste sulle quali dovrà poi esprimersi il gip. Gli indagati hanno sempre respinto con forza tutte le accuse.

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