Avellino saluta il capitano Russo, un vero carabiniere

Il capitano Quintino Russo lascia il comando del nucleo investigativo di Avellino per guidare la compagnia dei carabinieri di Massafra in provincia di Taranto.

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“Si dice che il genio sia infinita pazienza. […] Come definizione è pessima, ma calza a pennello al lavoro dell’investigatore“. Le parole di Arthur Conan Doyle, uno dei padri del giallo, sono ideali per salutare il capitano Quintino Russo, da ieri non più a capo del nucleo investigativo dei carabinieri di Avellino: sarà il nuovo comandante della Compagnia Carabinieri di Massafra in provincia di Taranto.

La pazienza dell’investigatore

La pazienza è proprio uno dei tratti distintivi del modo di lavorare di questo ufficiale, capace di condurre alcune delle più grandi inchieste degli ultimi venti anni sulla criminalità organizzata in provincia di Avellino. Le indagini sul Nuovo Clan Partenio, così come quelle sull’omicidio Tornatore, sui diplomi falsi e sui clan di Quindici (in particolare i Graziano), hanno avuto il merito di strappare un velo, a onor del vero già sgualcito, di supina accettazione della capacità del malaffare di attecchire in questa terra.

Spesso in un modo più subdolo della violenza incontrollata, facendo leva sull’inerzia e l’ignavia di comodo, quindi più difficile da individuare e contrastare.

Le indagini di polizia giudiziaria sono anche e soprattutto il riflesso della capacità di mettere insieme tasselli, apparentemente differenti fra loro, in un ordine capace di restituirne una chiave utile a leggere un pezzo di società e le sue dinamiche. L’altro elemento distintivo, non scontato, è l’umiltà che ha permesso a Russo di coordinare una squadra di investigatori altrettanto capace, che ha saputo esaltarsi moltiplicando le capacità dei singoli.

La difficoltà di una inchiesta

Un’inchiesta è il prodotto di fattori che devono essere dosati con la sapienza del farmacista: l’intuito, ma soprattutto la metodicità nel lavoro e la costanza, la capacità di interagire con i diversi protagonisti per evitare che tutto salti improvvisamente.

Le fonti investigative, certo, gli elementi raccolti durante le indagini, ma anche tutta quella tela di relazioni che si sviluppa intorno a un apparato investigativo. Dal rapporto con i superiori, la Procura, gli altri organi di polizia, procedendo a cascata con gli altri apparati con i quali un investigatore deve confrontarsi.

Quando il risultato, poi, è un castello capace di resistere anche a quello che tal volta è un iter processuale troppo lungo e travagliato, beh, significa che quel risultato è davvero degno di nota. Nel caso dell’investigatore che ieri ci ha salutato questo è accaduto più volte. Di fianco ci sono le capacità umane, emerse in più occasioni, che restituiscono la figura di un vero carabiniere fermamente convinto che la lotta per la legalità vada perseguita senza sosta. Anche quando è difficile, soprattutto quando è difficile.

La nuova sfida

Ora queste doti verranno impegnate in un nuovo ruolo di coordinamento, in un’altra provincia difficile come quella di Taranto, a Massafra. Dove Russo avrà il compito di gestire la compagnia e confrontarsi con le altre stazioni già attive sul territorio.

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