Ergastolano picchia tre agenti. A Bellizzi comandano i detenuti

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Notte di tensione e violenze nel carcere di Bellizzi. Un’altra, l’ennesima. Questa volta nella sezione di alta sicurezza, lì dove sono reclusi i detenuti più pericolosi, quasi sempre affiliati alla criminalità organizzata. Al centro delle tensioni sempre i telefoni cellulari. Tre agenti di polizia penitenziaria hanno sorpreso due reclusi mentre all’interno della loro cella parlavano al cellulare. Un siciliano, condannato all’ergastolo, e un salernitano, in carcere per reati di droga.

I due si sono rifiutati di consegnare i telefonini. Il siciliano ha poi aggredito selvaggiamente i tre agenti, che sono stati costretti a ricorrere alle cure dei medici. Calci e pugni. Una furia.

Ormai sono i detenuti i padroni del carcere

“Ormai – ha dichiarato Emilio Fattorello, segretario nazionale del Sappe – il ripetersi di aggressioni nei confronti degli agenti di polizia penitenziaria nella casa circondariale di Avellino non accenna a diminuire, possiamo tranquillamente affermare che i detenuti sono ormai padroni del carcere”

“Le denunce del Sappe – continua Fattorello – indirizzate al provveditore e alla direzione non trovato riscontro. L’ordine e la sicurezza a Bellizzi non sono più garantiti. Le segnalazioni dello stesso personale non ricevono attenzione. Si vive un momento drammatico, testimoniato da eventi che si susseguono ogni giorno”. 

E adesso intervenga la procura

“La stessa Organizzazione del Lavoro su settori nevralgici doveva essere rivista, cosa che non è avvenuta.  Il Sappe si vede costretto a rivolgersi al procuratore della Repubblica di Avellino, al prefetto e al magistrato di Sorveglianza, per tutelare la sicurezza sia del personale sia degli stessi detenuti. Si chiede una verifica dei Circuiti penitenziari all’interno dell’Istituto, la chiusura dei detenuti ove prevista e come da Disposizioni Ministeriali richiedere l’allontanamento fuori Regione dei soggetti più indisciplinati. Il  Sappe chiederà le dovute verifiche e interventi prima che possa succedere l’irreparabile. Esprimiamo solidarietà ai colleghi vittime della vile aggressione. L’ennesima”.

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