Convegno nel carcere sul carcere ad Avellino: celle piene

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Si è parlato di carcere in carcere. A Bellizzi, e di un tema di assoluto rilievo: “La pena oltre le mura del carcere, le misure di comunità alla luce della riforma dell’ordinamento penitenziario”. Il convegno questa mattina (venerdì 17 maggio).

Artefice dell’incontro l’avvocato Giovanna Perna, responsabile regionale dell‘Osservatorio carcere dell Ucpi e collaboratrice, per la provincia di Avellino, del Garante per i diritti dei detenuti e delle persone private della libertà personale. Sono stati invitati al convegno il capo del dipartimento amministrazione penitenziaria, Francesco Basentini, il direttore dell’ufficio detenuti e trattamento del Prap (provveditorato regionale), Domenico Schiattone.

L’obiettivo del convegno è preciso: richiamare l’attenzione di tutti gli operatori sulle criticità del mondo carcerario e in particolare degli istituti di pena della provincia di Avellino. L’incontro è stato possibile solo grazie alla piena disponibilità offerta dal direttore del penitenziario di Bellizzi, Paolo Pastena.

Nel abbiamo parlato con l’avvocato Giovanna Perna.

Per la prima volta il tema “le misure di comunità” sarà discusso all’interno di un carcere…

“E’ necessario – risponde la penalista avellinese – scuotere la sensibilità di tutti ed in particolare degli operatori del diritto perché il “sovraffollamento” è un problema concreto e lo è anche con riferimento agli istituti penitenziari della provincia di Avellino, dove si registra un numero di detenuti maggiore di quello che le strutture possono ospitare”.

L’approfondimento sul tema coincide con una importante pronuncia della Corte Costituzionale, quella che ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 47 nella parte in cui non prevede che, nell’ipotesi di grave infermità psichica sopravvenuta, il Tribunale di Sorveglianza possa disporre l’applicazione al condannato della detenzione domiciliare anche in deroga ai limiti imposti dalla normativa…

“Stiamo facendo passi avanti, l’ultima riforma del carcere non è probabilmente la soluzione definitiva, ma sicuramente è un passo avanti verso una applicazione del principio costituzionale che salvaguardia la dignità della persona in ogni occasione, e che vede nella pena – oltre al suo aspetto afflittivo – anche l’aspetto di recupero del condannato. Penso agli ultimissimi interventi legislativi che hanno introdotto una normativa particolare per l’esecuzione della pena nei confronti dei condannati minorenni e dei giovani con età inferiore ai 25 anni. In particolare rispetto al percorso educativo e di reinserimento sociale. In occasione dell’incontro alla Camera dei Deputati, il capo del dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, Gemma Tuccillo ha anticipato importanti iniziative a tutela dei minori. Il decreto legislativo 123 del 2018 è intervenuto su 4 aree importanti dell’ordinamento penitenziario (assistenza sanitaria, in materia di semplificazione dei procedimenti, di competenza degli uffici locali di esecuzione esterna e della polizia penitenziaria, sulla vita penitenziaria). E infine il decreto legislativo 124/2018 che è incide sul lavoro penitenziario. La prigione non è ciò che si crede sia, infatti non è parte della soluzione al problema del crimine ma è parte del crimine stesso.

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