Caregiver familiare, le tutele e i diritti

Caregiver familiare, le tutele e i diritti: vediamo quali sono a vantaggio di una figura sempre più importante per la tenuta sociale del Paese. I caregiver familiari sono quasi tre milioni in Italia, ma non sono ancora riconosciuti. In Senato è ripreso l'iter di una legge che attribuisce un sostegno economico, ma dalla normativa sono stati esclusi i contributi figurativi e lo scivolo pensionistico.

8' di lettura

Caregiver familiare. le tutele e i diritti: un esercito di cittadini si occupa ogni giorno dell’assistenza di un familiare, vediamo quali sono i diritti, le tutele, le leggi. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Il termine caregiver familiare si è diffuso soprattutto negli ultimi anni, ma è un ruolo antico è fondamentale. I caregiver sono quelle persone che si occupano ogni giorno in modo continuativo e a titolo gratuito dell’assistenza di un familiare che non è autosufficiente.

Caregiver familiare: figura essenziale

Come vedremo il numero di questi “assistenti” è enorme. Svolgono un ruolo essenziale, alleviando di spese e compiti un Servizio sanitario nazionale che evidentemente non ha né la capacità, né l’organizzazione capillare per far fronte a tanti cittadini che sono in chiara difficoltà.

I caregiver familiari meriterebbero solo per questo, ma non solo, un sostegno (economico e contributivo) e un riconoscimento. Alcune leggi lo consentono (la 104 del 1992), ma solo se il caregiver è un dipendente. Se invece chi assiste un familiare con disabilità grave è stato costretto a lasciare il lavoro per poter accudire un parente, il discorso cambia. E in modo radicale, purtroppo.

Ma procediamo con ordine.

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Caregiver familiare: definizione

Partiamo dalla definizione di caregiver, anche per inquadrare in modo più preciso questa figura.

Sgombriamo subito il campo da un equivoco ricorrente: il caregiver non deve essere necessariamente un convivente del familiare con disabilità o menomazioni. Quello che lo contraddistingue è piuttosto la disponibilità all’assistenza che è praticamente continua. Giorno e notte.

Caregiver familiare: tipologia assistenza

Le funzioni del caregiver cambiano ovviamente a seconda delle esigenze del familiare che assiste.

In genere si distinguono quattro tipi diversi di assistenza:

  • assistenza diretta: ovvero il caregiver si occupa delle mansioni domestiche, e quindi di cucinare, vestire e lavare il familiare con disabilità;
  • assistenza indiretta: in questo caso il compito principale si concentra sul disbrigo di questioni amministrative e pratiche burocratiche;
  • sorveglianza attiva: prevede la presenza costante quando il familiare con disabilità versa in condizioni che possono mettere in pericolo se stesso o gli altri;
  • sorveglianza passiva: in questo caso il caregiver ha il compito di informare gli operatori socio-sanitari su quello che accade al familiare quando sono assenti.

Torniamo al dunque, e cioè vediamo a quali diritti e tutele può avere diritto un caregiver che si occupa in modo costante di un familiare in condizione di disabilità grave.

Caregiver familiare: quanti sono in Italia

Avevamo accennato di un esercito di caregiver. E non esageriamo. Secondo i dati forniti dall’Istat i caregiver familiari in Italia sono almeno 2,8 milioni. Il 7,7% della popolazione complessiva. Numeri impressionanti. Si tratta quasi sempre di donne.

Vediamo quanto tempo dedicano alla settimana per l’assistenza del familiare:

  • il 25,1% passa più di 20 ore alla settimana a prendersi cura del familiare con disabilità;
  • il 19,8% trascorre almeno 10 ore alla settimana a prendersi cura del familiare con disabilità;
  • il 53,4% trascorre meno di 10 ore alla settimana a prendersi cura del familiare con disabilità.

Ma non solo: sono quasi 650mila i cittadini che si occupano contemporaneamente sia di figli che hanno meno di 15 anni, sia di altri familiari malati, coin disabilità o anziani.

Caregiver familiare: disegno di legge

C’è una disegno di legge (ddl numero 1461) che definisce la figura del caregiver familiare. Per il Parlamento italiano il caregiver è la «persona che assiste e si prende cura del coniuge, dell’altra parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto ai sensi della legge 20 maggio 2016, numero 76, di un familiare o di un affine entro il secondo grado, ovvero, nei soli casi indicati dall’articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, numero 104, di un familiare entro il terzo grado che, a causa di malattia, infermità o disabilità, anche croniche o degenerative, non sia autosufficiente e in grado di prendersi cura di sé, sia riconosciuto invalido in quanto bisognoso di assistenza globale e continua di lunga durata ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, o sia titolare di indennità di accompagnamento ai sensi della legge 11 febbraio 1980, n. 18».

Caregiver familiare: ddl dimezzato

Questo ddl ammette il ruolo fondamentale all’interno della struttura sociale del Paese e prevede anche una serie di vantaggi per il caregiver. Ma la norma è rimasta a lungo ferma al Senato. Ora riprende il suo iter, ma nel frattempo è stata dimezzata.

È infatti stata esclusa la possibilità per chi accudisce un familiare di avere dei contributi figurativi e scivoli per il prepensionamento. I costi di questa agevolazione sono stati ritenuti troppo costosi.

Quello che potrebbe restare – ma da qui all’eventuale approvazione ce ne corre – è l’istituzione di un sussidio mensile riservato ai caregiver familiari.

Caregiver familiare: e chi assiste gli anziani?

Nella definizione riportata nella legge e che avete letto sopra c’è però un altro limite importante. Sono esclusi i caregiver che si occupano di persone anziane, anche non autosufficienti, ma che soffrono di patologie legale al fisiologico processo di invecchiamento. L’attenzione della normativa in discussione punta solo sui familiari, quasi sempre donne, che si occupano di figli con gravi disabilità o di parenti anche non conviventi che vivono una analoga condizione.

Caregiver, contributi figurativi legge 104: calcolo

Si muove qualcosa a livello locale, ma siamo all’anno zero: tra tutte le Regioni italiane sono l’Emilia Romagna ha riconosciuto legalmente i caregiver. Il che ha significato la possibilità di concedere agli assistenti familiari il diritto ad avere bonus e tutele.

Ma è una goccia d’acqua nel deserto.

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A livello nazionale non c’è altro. Una serie di proposte di legge, che però si sono puntualmente arenate. A cominciare dalla tutela previdenziale, del tutto esclusa.

Caregiver familiare: legge 104

Le uniche tutele per i caregiver familiari sono dunque quelle offerte dalla legge 104, che però, come abbiamo detto, è riservata solo ai lavoratori dipendenti. Possono usufruire di tre permessi mensili retribuiti e del congedo straordinario di due anni (che può essere fruito solo insieme o frazionato).

Cosa fare per diventare caregiver familiare

Caregiver familiare: Home Care Premium

C’è poi il bonus caregiver, meglio noto sul portale Inps come Home Care Premium. Ed è destinato alle persone che assistono familiari con una disabilità riconosciuta dalla Legge 104.

Nella normativa i familiari con disabilità vengono divisi in tre fasce:

  • disabilità media (fino al 99%);
  • disabilità grave (100%);
  • disabilità gravissima (sussistono le condizioni per l’indennità di accompagnamento).

Bonus caregiver e servizi: l’elenco regione per regione

Possono avere diritto a questo bonus:

  • dipendenti iscritti alla Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie e sociali;
  • pensionati – diretti e indiretti – utenti della Gestione Dipendenti Pubblici (GDP) e i loro coniugi, se non è intervenuta sentenza di separazione;
  • soggetti legati da unione civile e i conviventi (ex legge 76/2016);
  • fratelli, sorelle e affini di primo grado, esclusivamente qualora tali soggetti siano affidati alla tutela o curatela del titolare;
  • parenti di primo grado anche non conviventi;
  • minori orfani di dipendenti già iscritti alla Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie e sociali e di utenti pensionati della Gestione Dipendenti Pubblici.

Tra le patologie che rientrano nei requisiti vi sono: Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla in stato avanzato, patologie mentali, diabete mellito, cancro e malati chemioterapici. Su portale dell’Inps c’è l’elenco completo.

I beneficiari hanno diritto:

  • a un contributo economico (prestazione prevalente) finalizzato al rimborso della spesa sostenuta per l’assistente domiciliare assunto con contratto di lavoro domestico;
  • a servizi di assistenza alla persona (prestazioni integrative) erogati dagli ambiti territoriali o da enti convenzionati con l’Istituto, previa accettazione del piano socio-assistenziale.

Nel complesso ci sembra decisamente troppo poco. Anche considerando una ovvia previsione: con l’aumento costante della popolazione anziana la figura del caregiver familiare diventerà sempre più centrale per garantire una gestione assistenziale complessa. Continuare a ignorare questa figura ci sembra molto peggio di un errore.

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