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Cartella esattoriale impugnata: devo citare il creditore?

Scopri chi devi citare per una cartella esattoriale impugnata, la procedura e i casi dubbi.

di The Wam

Luglio 2023

Quando ricevi una cartella esattoriale che ritieni ingiusta o errata, hai la possibilità di impugnarla. La domanda inevitabile in questi casi è: a chi devo rivolgere la mia contestazione? (scopri le ultime notizie sul fisco e sulle tasse e poi leggi su Telegram tutte le news sui pagamenti dell’Inps. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp e nel gruppo Facebook. Seguici anche su su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Cartella esattoriale impugnata: le differenze

Entriamo nel dettaglio. Se la tua impugnazione riguarda aspetti puramente formali o procedurali legati alla cartella esattoriale, come errori nella notifica o nella formazione della cartella stessa, dovrai citare l’Agente di riscossione che l’ha emessa e notificata.

Se invece le tue contestazioni riguardano il merito della pretesa, cioè sostieni che il tributo non è dovuto e nessun avviso di accertamento ti è stato notificato prima della cartella, il tuo bersaglio sarà l’Ente impositore. Quest’ultimo sarà responsabile di dimostrare la legittimità della pretesa tributaria e di produrre documenti che provano la prima notifica.

Su questo argomento potrebbe interessarti un articolo che spiega quando per le multe non pagate arriva la cartella esattoriale; in un altro post spieghiamo cosa fare quando arriva una cartella esattoriale; e infine c’è un articolo che ti informa su come leggere una cartella esattoriale e quando non bisogna pagarla.

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Giudice competente

Impugnare una cartella esattoriale significa instaurare un processo tributario. Questo processo, come tutti i processi, richiede il rispetto della regola del contraddittorio: la controparte deve essere citata in giudizio, dove può costituirsi e spiegare le sue difese.

In questa fase, chi avvia il processo deve individuare il proprio contraddittore o avversario, notificandogli il ricorso e poi depositandolo in Commissione tributaria.

Il processo con più controparti

A volte, le controparti da citare sono più di una. Questa situazione, tecnicamente definita “litisconsorzio necessario“, si verifica quando la domanda processuale riguarda più soggetti. Se uno di questi soggetti non viene citato, il giudice può ordinare l’integrazione del contraddittorio, per consentire l’intervento di tutti gli interessati.

Nel processo tributario, ci sono dei casi di solidarietà nel pagamento delle imposte. Questi casi riguardano più soggetti interessati a riscuotere il loro credito tributario, che è menzionato nella cartella, emessa dall’Agente di riscossione, per conto e nell’interesse di un altro: l’Ente impositore, che è il “vero” creditore.

Chi bisogna citare in giudizio quando si impugna una cartella esattoriale?

Dopo numerosi dubbi e incertezze, la Cassazione ha stabilito che in questi casi l’onere di chiamare in giudizio l’Ente creditore grava sull’Agente di riscossione che ha emesso la cartella esattoriale.

Quindi, se la tua cartella proviene dall’Agenzia Entrate Riscossione, potrai notificare il ricorso solo all’Agenzia. Questa avrà il compito di chiamare in giudizio l’Ente competente, a seconda del tributo riguardante.

I casi dubbi

Nel caso di cartella esattoriale impugnata, può capitare che ci siano situazioni in cui non è chiaro chi citare in giudizio. In questi casi, è sempre consigliabile rivolgersi a un avvocato o a un consulente esperto in diritto tributario.

Per esempio, se la tua cartella riguarda più tributi, dovuti a diversi enti (statali, regionali, comunali), potresti dover citare in giudizio più di un ente.

Ricorda sempre che un errore nel destinatario della notifica del ricorso può comportare l’inammissibilità dello stesso. Perciò, è fondamentale fare le cose nel modo corretto.

Scadenza delle cartelle esattoriali

La prescrizione delle cartelle esattoriali è un tema che ha generato molto dibattito in giurisprudenza. Infatti, si è spesso dibattuto se il termine di prescrizione sia di cinque o dieci anni. Attualmente, la tesi prevalente sostiene che il termine di prescrizione varia in base al tipo di credito tributario.

Cosa si intende per prescrizione delle cartelle esattoriali?

Quando si parla di prescrizione, ci si riferisce al termine oltre il quale la cartella esattoriale può essere considerata “scaduta”. Questo significa che il debito non è più dovuto e che la cartella perde la sua efficacia come titolo esecutivo. Questo processo avviene automaticamente con il trascorrere del tempo, senza che il contribuente debba intraprendere alcuna azione.

Quando si prescrivono le cartelle esattoriali?

La questione della prescrizione è stata un argomento di dibattito giurisprudenziale. Le due posizioni principali riguardavano la prescrizione decennale o quinquennale.

Tuttavia, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione nel novembre 2016 hanno deciso per una posizione intermedia: il termine di prescrizione dipende dal tipo di tributo o sanzione richiesto al contribuente con la cartella stessa. Quindi, ogni tributo ha un termine di prescrizione diverso.

I termini delle principali imposte

Ogni tipo di imposta ha un proprio termine di prescrizione. Ad esempio:

Notifica e decorso del termine

La prescrizione di 5 anni delle cartelle esattoriali inizia a decorrere 60 giorni dopo la notifica del pagamento.

Conclusioni

Sia l’impugnazione che la prescrizione delle cartelle esattoriali sono temi complessi che richiedono una buona conoscenza del diritto tributario. Se ti trovi di fronte a una cartella esattoriale e non sei sicuro di come procedere, potrebbe essere utile consultare un professionista del settore. Ricorda, tuttavia, che sia l’impugnazione che la prescrizione hanno termini ben precisi che devono essere rispettati per evitare ulteriori complicazioni.

Cartella esattoriale impugnata: devo citare il creditore?
Nella foto una donna accanto a una pila di cartelle esattoriali.

FAQ (domande e risposte) sulle cartelle esattoriali

Quanto costa fare ricorso per le cartelle esattoriali?

Il costo del ricorso varia a seconda del caso e del professionista che ti assiste. È importante valutare bene se il costo del ricorso è inferiore al debito tributario.

Quanto tempo ho per contestare una cartella esattoriale?

Il tempo per contestare una cartella esattoriale varia a seconda della natura del credito. Se riguarda somme di natura tributaria, hai 60 giorni per presentare ricorso. Se riguarda crediti contributivi o assistenziali, hai 40 giorni per presentare opposizione se l’impugnazione riguarda vizi di carattere sostanziale, o 20 giorni se si tratta di vizi formali.

Dove andare per contestare una cartella esattoriale?

Per contestare una cartella esattoriale, dovrai presentare ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale competente, se il credito riguarda somme di natura tributaria, o al Tribunale – Sezione Lavoro competente, se il credito riguarda contributi previdenziali o assistenziali. Nel caso di cartelle esattoriali relative a sanzioni amministrative o violazioni del codice della strada, dovrai rivolgerti rispettivamente al Tribunale o al Giudice di Pace del luogo in cui è stata commessa la violazione.

Quando scadono i debiti con l’Agenzia delle Entrate?

I debiti con l’Agenzia delle Entrate cadono in prescrizione dopo 10 anni, a meno che non si tratti di imposte locali o di altri tipi di debito per i quali la legge prevede termini diversi.

Quali cartelle si possono annullare?

Si possono annullare le cartelle esattoriali che presentano irregolarità o vizi, sia di carattere formale che sostanziale. Ad esempio, se la cartella non è stata notificata correttamente, o se il debito richiesto non è dovuto o è stato calcolato in modo errato. Anche in questo caso, è consigliato consultare un professionista per valutare la possibilità di annullamento nel tuo caso specifico.

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