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Cartella esattoriale via Pec: come controllare se è valida

Cartella esattoriale via Pec: come controllare se è valida o se invece la notifica può essere ritenuta nulla o inesistente.

di The Wam

Ottobre 2022

Cartella esattoriale via Pec: come controllare se è valida o se invece può essere ritenuta nulla e quindi da non pagare. (scopri le ultime notizie su mutui e prestiti. Leggi su Telegram tutte le news sulla finanza personale. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE

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Negli ultimi mesi ci sono stati migliaia di ricorsi, molto spesso accolti, per contestare una notifica pec di una cartella di pagamento inviata dall’Agenzia delle Entrate con un indirizzo sconosciuto ai registri ufficiali.

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L’ente di riscossione è corso ai ripari da qualche settimana, ma ciò non toglie che molti degli atti notificati siano a rischio nullità. L’Agenzia ha infatti inserito tutti gli indirizzi, anche quelli delle sedi territoriali, all’interno dei registri. Sarà dunque più difficile impugnare le cartelle esattoriali arrivate sulla posta certificata dopo questa decisione. Per quelle arrivate prima il discorso è invece aperto.

Vediamo come funziona la notifica Pec, quali sono i dati da verificare e quando è possibile presentare ricorso con buone possibilità di successo.

Sull’argomento potrebbe interessarti un post che spiega a chi si può consegnare la notifica; c’è anche un focus interessante su cosa fare quando arriva una cartella esattoriale; e una guida che racconta come leggere una cartella esattoriale e quando non pagarla.

Cartella esattoriale via Pec: come funziona

Con la Pec viene inviato un documento informatico esclusivamente digitale. Non esiste quindi una copia cartacea.

Il documento cartaceo viene invece consegnato dal postino o dall’ufficiale giudiziario. Quindi la prova dell’avvenuta notifica dipende appunto dal buon esito di questa operazione.

Con un documento digitale la prova dell’avvenuta notifica della cartella esattoriale è fornita dalla Rac, ovvero dalla ricevuta di avvenuta consegna della Pec nella casella di posta elettronica del destinatario.

La notifica è valida anche se la casella è piena. Il motivo è semplice: comunque il documento è nella disponibilità del cittadino che doveva riceverla. Spetta a lui il compito di consentire alla sua posta elettronica di ricevere gli atti (quindi la casella piena non è un buon motivo per presentare ricorso).

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Cartella esattoriale via Pec: da quando si attiva

La possibilità di ricevere le cartelle esattoriali via Pec è stata attivata dal 2009. Ci sono soggetti obbligati per legge di dotarsi di un indirizzo di posta elettronica certificata:

La mancata comunicazione della Pec per le società comporta la sospensione per i successivi 3 mesi della domanda di iscrizione al Registro delle Imprese.

Per le ditte individuali: 45 giorni di sospensione.

Cartella esattoriale via Pec: notifica a mano

Per gli altri cittadini la notifica degli atti avviene ancora con il sistema della consegna a domicilio del documento in forma cartacea.

Ciò non toglie – e molti lo hanno fatto – che anche i contribuenti non obbligati ad avere la Pec possono attivarla comunque. Dovranno però comunicare l’indirizzo all’Agenzia delle Entrate.

L’ente di riscossione invierà un codice di validazione. Serve per accertarsi non solo dell’esistenza della casella, ma che sia anche stata attivata dal richiedente.

Dopo questa verifica trascorrono cinque giorni per l’attivazione definitiva.

Cartella esattoriale via Pec: l’errore dell’Agenzia

Ok, fin qui ci siamo. Vediamo ora perché si è creata confusione con l’Agenzia delle Entrate. Confusione che ha consentito di annullare la notifica di migliaia di atti.

Ebbene, la legge impone che la notifica telematica debba essere effettuata usando un indirizzo di posta elettronica che compare negli elenchi pubblici.

Questo vuol dire che se la notifica avviene tramite altri indirizzi Pec (non compresi, appunto, negli elenchi), può essere ritenuta nulla o inesistente. E questo anche se il destinatario ha comunque ricevuto l’atto.

Quindi, la cartella è stata effettivamente inviata dall’Agenzia delle Entrate, ma da indirizzi non ufficiali. Questo cosa comportava? Che il cittadino non aveva la possibilità di verificare se la notifica era autentica.

Qualche esempio:

alcune cartelle sono state inviata da indirizzi come «[email protected]», o anche «[email protected]», o ancora «[email protected]».

L’indirizzo corretto, quello presente nei pubblici registri, avrebbe dovuto invece essere «[email protected]».

In pratica quindi l’Agenzia delle Entrate non ha utilizzato l’indirizzo inserito negli elenchi, ma quelli degli uffici territoriali, facendo affidamento a un’altra normativa, dove si specifica che è l’indirizzo del destinatario che deve risultare nell’indice nazionale di posta elettronica e non quello del mittente.

Tesi che non è stata accolta da molti giudici.

Cartella esattoriale via Pec: gli elenchi ufficiali

Ma quali sono gli elenchi dove si verificano gli indirizzi ufficiali? Sono tre, eccoli:

Cartella esattoriale via Pec: come controllare se è valida

Cartella esattoriale via Pec: ricorso

Se avete ricevuto una cartella esattoriale o un qualsiasi altro atto da una pec che non era ancora nei registri ufficiali (in particolare Ipa), si può dunque presentare ricorso. I termini scadono dopo 60 giorni dall’avvenuta ricezione.

Il ricorso deve essere presentato presso la Corte di giustizia tributaria competente sul territorio dove si risiede.

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