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Cartelle esattoriali annullate: scontro sulle Pec

Cartelle esattoriali annullate: milioni di atti inviati per via telematica potrebbero essere ritenuti nulli o inesistenti. L'Agenzia delle Entrate avrebbe sbagliato l'indirizzo del mittente. Sulla questione le Commissioni tributarie sono divise nell'interpretazione. Potrebbero arrivare milioni di ricorsi. Verifica perché.

di The Wam

Agosto 2022

Cartelle esattoriali annullate: scontro sulle Pec, migliaia sono state annullate dai giudici tributari. Il punto è questo: l’Agenzia delle Entrate avrebbe inviato gli atti utilizzando l’indirizzo del mittente sbagliato. E che quindi non è presente nei registri delle Pec. (scopri le ultime notizie su mutui e prestiti. Leggi su Telegram tutte le news sulla finanza personale. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Chi è interessato all’argomento può leggere un articolo per sapere cosa succede con le cartelle esattoriali si si è irreperibili. O anche come pagarle a rate, anche quelle fino a 120mila euro. In un altro articolo si spiega quando è possibile non pagarle.

Non è una eventualità così rara, anzi. Si contano già molte migliaia di situazioni di questo tipo. Potrebbero essere milioni da qui a dicembre. E sul punto le decisioni dei giudici non sono uniformi: il 50% si pronuncia a vantaggio del contribuente, e azzera la cartella esattoriale, mentre un altro 50% emette sentenze a favore dell’Agenzia delle Entrate.

Scopri la pagina dedicata al fisco e alle tasse.

Cartelle esattoriali annullate: un caso clamoroso

Il caso più clamoroso riguarda un imprenditore umbro: gli sono state annullate dai giudici tributari 71 cartelle esattoriali per un valore complessivo di 1,4 milioni. Il motivo lo avrete immaginato: la casella di posta elettronica certificata utilizzata dall’Agenzia delle Entrate e Riscossione per notificare l’atto risultava sconosciuta.

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Cartelle esattoriali annullate: milioni di ricorsi

In queste settimane i ricorsi si stanno moltiplicando. La questione è sempre la stessa: l’indirizzo della mail è inesistente, ovvero non è registrato nei registri pubblici.

Questa situazione potrebbe riguardare in realtà milioni di cartelle esattoriali. Soprattutto in considerazione di un fatto: da settembre a dicembre è prevista una pioggia di atti di pagamento: il 70% delle cartelle esattoriali che non sono state notificata durante la sospensione che è stata disposta durante il periodo della pandemia.

Cartelle esattoriali annullate: perché è insistente

La questione è semplice. O meglio, riguarda in particolare l‘articolo 3 bis della legge 53 del 1994. Viene stabilito in quella normativa, che la notifica telematica delle cartelle esattoriali (e di qualsiasi altro atto) «può essere eseguita esclusivamente utilizzando un indirizzo di posta elettronica certificata del notificante risultante dai pubblici elenchi».

Il che significa che se l’indirizzo non è inserito tra quelli ufficiali può essere ritenuto inesistente.

In realtà più che di una nullità nella notifica, l’atto viene considerato inesistente.

Ma vediamo come funziona e quali sono le decisioni dei giudici. I registri pubblici sono tre:

Cartelle esattoriali annullate: controlla il mittente

La notifica – così come ha stabilito una recente sentenza della Commissione tributaria di Napoli – dovrebbe arrivare dall’indirizzo [email protected], che è quello presente nei registro. Invece viene inviato dall’indirizzo [email protected].

La domanda che si sono posti i giudici è stata questa: come fa un contribuente a escludere che quella notifica non gli sia stata inviata da un hacker che vuole introdursi nel suo computer se non ha la possibilità di verificare quell’indirizzo?

La parte della magistratura e dell’avvocatura che sostiene con convinzione la tesi che le cartelle notificate con la mail sbagliata debbano essere annullate si richiama a una ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione, a numero 3093 del 2020.

L’Alta Corte, ha infatti stabilito che «la notificazione può essere eseguita esclusivamente utilizzando un indirizzo di posta elettronica certificata del notificante risultante da pubblici elenchi».

Quella sentenza, però, non era riferita agli atti tributari, ma agli atti per l’espulsione di un migrante. Proprio su questo punto si concentrano le motivazioni difensive dell’Agenzia di Riscossione. Motivazioni che al momento sembrano convincere solo la metà delle commissioni tributarie, sia in primo, sia in secondo grado.

Cartelle esattoriali annullate: l’altra posizione

I giudici che ritengono invece valide queste notifiche con la mail sbagliata, richiamano l’articolo 26 del decreto numero 602 del 1973 del presidente della Repubblica. Si tratta della normativa che regola la disciplina di riscossione delle imposte.

In quell’articolo su dispone che a essere iscritta nel pubblico registro, devono essere le Pec di chi riceve la notifica. Mentre non si fa riferimento al mittente, che in questo caso è l’Agenzia delle Entrate. In pratica: le norme che prevederebbero l’obbligo di inserire un mittente che risulti dai pubblici registri deve essere applicata solo agli atti giudiziari ma non alle cartelle esattoriali.

C’è anche una terza strada (per i giudici): se un contribuente presenta il ricorso significa che ha aperto la Pec. Il che vuol dire una cosa: la notifica è arrivata a destinazione, è stata letta dal cittadino e quindi l’atto non può essere considerato nullo.

Però la legge sui pubblici registri afferma una cosa diversa. Ritiene l’atto inesistente. Per cui la sua “inesistenza” non potrebbe essere sanata. Neppure se il contribuente ha aperto la mail.

Cartelle esattoriali annullate: scontro sulle Pec

Cartelle esattoriali annullate: in attesa della Cassazione

Comunque sia arriveranno presto milioni di ricorsi all’Agenzia delle Entrate e una buona parte potrebbe essere accolta con la conseguente nullità dell’atto. Si andrà avanti così fino alla prossima pronuncia della Cassazione. Nel frattempo però il ministero contava di incassare da qui a dicembre 9 miliardi di euro. La riscossione potrebbe fermarsi molto prima di quel risultato.

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