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Cartelle esattoriali, condono rinviato. Imu e multe: si paga

Per la cartelle esattoriali condono rinviato di due mesi, su Imu, Tari e multe decideranno i sindaci.

di The Wam

Dicembre 2022

Cartelle esattoriali, slitta il condono del governo: non saranno azzerate dal 31 gennaio, ma dal 31 marzo. E su multe, Imu e Tari la decisione finale spetta ai sindaci. (scopri le ultime notizie sul fisco e sulle tasse e poi leggi su Telegram tutte le news sui pagamenti dell’Inps. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp e nel gruppo Facebook. Seguici anche su su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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La manovra di bilancio si appresta ad affrontare il dibattito parlamentare con diverse modifiche. L’impianto è rimasto inalterato, con i due terzi delle risorse che sono sempre destinate a contrastare gli effetti del caro energia e dell’inflazione per famiglie e imprese. Ma per molte altre misure ci sono piccole e grandi novità.

Su questo argomento può interessarti un post che spiega la possibilità che venga introdotto il perdono fiscale per le cartelle esattoriali; c’è anche un focus che ti aiuta a capire se le cartelle esattoriali sono state cancellate; e infine potrebbe essere utile un articolo su come difendersi dalle cartelle esattoriali ingiuste.

Cosa cambia per l’azzeramento delle cartelle esattoriali?

L’azzeramento delle cartelle esattoriali slitta di due mesi. Ovvero: la cancellazione avrebbe dovuto attivarsi in automatico entro il 31 gennaio, la data è stata prorogata al 31 marzo.

Scopri la pagina dedicata al fisco e alle tasse.

Non è però l’unica novità. Come sapete lo stralcio riguarda le cartelle esattoriali che risalgono fino al 2015 e con una soglia massima di 1000 euro.

Molto probabilmente saranno escluse le multe e tutte le altre imposte locali (Tari e Imu), così i Comuni potranno comunque cercare di incamerare quelle somme o di farle risultare a bilancio come residui attivi. Anche se alla fine difficilmente si riuscirà a riscuoterle.

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Cartelle esattoriali, sulle multe dipende dai Comuni

L’ultima parola per l’azzeramento delle cartelle esattoriali fino a 1000 euro ed emesse tra il 2000 e il 2015 spetterà dunque ai sindaci. Saranno loro a dover decidere in modo volontario se aderire al condono che il governo presieduto da Giorgia Meloni ha deciso di inserire nella prossima manovra di bilancio.

La decisione è stata adottata dopo le proteste dell’Anci (Associazione nazionale Comuni italiani).

Il presidente dell’associazione che raggruppa i sindaci dei Comuni d’Italia, Antonio De Caro, ha lanciato l’allarme qualche settimana fa. L’azzeramento di quelle pendenze dei cittadini lascerebbe un buco di un miliardo per gli enti locali.

Cartelle esattoriali, niente azzeramento per Imu e Tari

In questo modo, oltre alle multe, non ci sarebbe l’azzeramento neppure dei vecchi debiti per il mancato pagamento dell’Imu, della Tari e di altre imposte di entità più ridotta. In pratica il 90% dei crediti comunali.

Per l’Anci una parte di quel miliardo di crediti è ancora esigibile. La cifra si aggira intorno ai 300 milioni. Ed era proprio la stessa somma che l’associazione dei Comuni ha chiesto al governo in cambio dello stralcio delle cartelle. Proposta che non è stata accolta. O meglio, l’esecutivo ha scelto: niente soldi ai Comuni e niente stralcio ai contribuenti.

Cartelle esattoriali, cosa faranno i sindaci?

I sindaci azzereranno le cartelle (anche se dal 31 marzo) per i vecchi debiti dei loro concittadini (tra multe, Imu e Tari) o andranno avanti con la riscossione almeno per recuperare quei 300 milioni che si ritengono ancora esigibili?

Come detto spetta a loro. Il punto è che quasi tutti i bilanci degli enti locali sono in bilico, il che significa che il condono sarà possibile solo per quelle amministrazioni che possono fare a meno dei residui attivi garantiti proprio da multe e tasse da riscuotere.

Insomma, anche se quei crediti sono molto spesso inesigibili (in alcuni casi sono vecchi decenni), i Comuni dovrebbero cancellare dai bilanci somme consistenti. Si corre il rischio di peggiorare il disavanzo degli enti. Una condizione che non possono permettersi i Comuni che hanno già problemi a far quadrare i conti a causa di un forte disavanzo.

Le situazioni economiche degli enti locali erano già precarie, la pandemia e la crisi energetica hanno peggiorato il quadro. La tensione economica è altissima.

Cartelle esattoriali azzerata, misura limitata

L’azzeramento delle cartelle esattoriali non è dunque la stessa misura che aveva indicato il governo dopo il Consiglio dei Ministri, quando la Lega lasciava supporre anche al possibilità di elevare la soglia a 1500 euro.

Se infatti non rientrano le multe, l’Imu e la Tari, resta ben poco. Difficile parlare di condono. Si ripulisce l’arretrato di qualche piccolo e vecchio debito inesigibile da anni. Ma non è il colpo di spugna paventato. Non è, per intenderci, quel voltare pagina per ricominciare una nuova stagione della riscossione.

Non si incide neppure tanto sulla montagna di arretrati che pesa sull’Agenzia delle Entrate e prosciuga tempo e risorse.

Nell’immagine il dubbio di un contribuente dopo aver saputo il rinvio del condono delle cartelle esattoriali

Pensioni minime a 600 euro

Sembra sia stata raggiunta l’intesa per aumentare le pensioni minime. Saliranno a 600 (o 590 euro). Ma anche in questo caso la misura sarà molto ridotta rispetto alle attese. L’incremento andrà agli ultra 75enni che hanno un reddito Isee molto basso, lasciando quindi fuori un corposo numero di pensionati. Si tratta comunque, alla fine, di un aumento non così consistente: le intenzioni iniziali, proposte da Forza Italia, parlavano d’altro: 1000 euro al mese per tutte le minime. Poi il governo si è fatto due conti: non era sostenibile.

Ma la soluzione adottata sembra solo un contentino. Niente di più.

Per Opzione donna sembra finito il balletto: resta com’è (uscita a 58, 59 anni, con 35 di contributi e senza bonus figli), ma solo per sei mesi.

E sul Pos potrebbe esserci anche una sorpresa: si toglie la soglia dei 60 euro come limite per poter rifiutare i pagamenti digitali, potrebbe tornare com’è (si accettano le carte sempre e comunque) o con un limite a 30 euro.

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