Cartelle esattoriali, la metà è sbagliata: come difendersi

Cartelle esattoriali, la metà è sbagliata: come difendersi, come presentare ricorso e chiedere l’annullamento. Quali sono gli errori più frequenti dell’Agenzia delle Entrate e come funziona la procedura.

6' di lettura

Cartelle esattoriali, più della metà di quelle notificate sono sbagliate, vediamo come deve difendersi il cittadino. Come può quindi contestarle e non pagarle. (scopri le ultime notizie sul fisco e sulle tasse e poi leggi su Telegram tutte le news sui pagamenti dell’Inps. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp e nel gruppo Facebook. Seguici anche su su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Le chiamano cartelle pazze, contengono errori significativi e per questo motivo i contribuenti possono evitare di saldare quanto richiesto.  Sono poco più della metà, il 56%. Un numero elevato: più di una su due. Anche l’atto di pagamento che vi è stato appena recapitato ha buone possibilità di essere una cartella sbagliata. Da rispedire al mittente senza versare un euro.

Su questo argomento puoi leggere un post che spiega come controllare se una cartella esattoriale inviata via Pec è valida; c’è anche un post che spiega a chi si può consegnare una notifica; e un altro che analizza nel dettaglio cosa fare quando arriva una cartella esattoriale.

Cartelle esattoriali, quali sono gli errori più frequenti?

Gli errori principali sono questi:

  •  decadenza e prescrizione del tributo e/o emissione di cartelle per tributi già pagati, rappresenta il 30% degli errori;
  • imposte annullate da decisioni dei giudici tributari, sono circa il 12%;
  • tasse automobilistiche annullate dai Giudici di Pace, l’8%;
  • tassa dei rifiuti su immobili locati richiesta al proprietario invece che al conduttore, sono il 4%; 
  • tassazione separata calcolata però in modo non corretto, 2%.

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Cosa fare con una cartella sbagliata?

La prima cosa da fare quando arriva una cartella esattoriale sbagliata è quella di rivolgersi all’Agenzia delle Entrate. Bisogna chiedere che venga effettuato il riesame così da ottenere l’annullamento in autotutela. Può essere totale o parziale.

Cartelle esattoriali, come presentare ricorso

La richiesta di riesame può essere presentata anche online, basta collegarsi al servizio “Consegna documenti e istanze”. Si trova nell’area riservata del portale dell’Agenzia delle Entrate.

È importante sapere una cosa: la richiesta di riesame non blocca i termini per proporre un ricorso.

Ma nel caso la cartella esattoriale riguardi dei soldi dovuto dopo un controllo automatizzato si può chiedere informazioni e presentare l’eventuale richiesta di riesame per l’annullamento del ruolo, contattando direttamente il  Call Center (800.909.696 da telefono fisso) (0696668907 da cellulare) (+39 0696668933 da estero), a qualsiasi Direzione dell’Agenzia delle Entrate oppure collegandosi al canale telematico di assistenza CIVIS disponibile nell’area riservata.

Cosa succede quando si annullano le cartelle esattoriali?

Se l’Agenzia delle Entrate decide di annullare le cartelle esattoriali dovrà emettere un provvedimento di cancellazione del debito (sgravio delle somme iscritte a ruolo) e deve poi trasmetterlo all’Agenzia della Riscossione per interrompere tutte le procedure legate all’incasso del credito.

Che succede se il contribuente ha già pagato?

Se il contribuente ha già pagato, per evitare problemi, ha diritto al rimborso di quanto ha versato e che gli era stato indebitamente richiesto dall’Agente della riscossione.

A chi invece bisogna proporre un eventuale ricorso?

Se il contribuente ritiene invece che l’addebito richiesto sia del tutto infondato (o la notifica sbagliata) può presentare ricorso alla Corte di Giustizia Tributaria di primo grado. Ha 60 giorni di tempo per farlo. Ovvero 60 giorni dal momento in cui è stata notificata la cartella di pagamento.

Chi ha presentato ricorso deve comunque pagare?

No, se il contribuente ritiene che il versamento delle cifre richieste nella cartella esattoriale che ritiene sbagliata possano arrecargli un grave danno economico, prima che la Corte di Giustizia tributaria di primo grado emetta una sentenza, può produrre una richiesta di sospensione agli stessi magistrati. Si tratta della sospensione giudiziale.

La richiesta può essere inoltrata contemporaneamente anche all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate che ha emesso il ruolo. In questo caso si tratta di una sospensione amministrativa.

Se il ricorso è respinto cosa succede con la sospensione?

Se si ottiene la sospensione del pagamento della cartella esattoriale ma il giudice respinge successivamente il ricorso, il contribuente sarà costretto a pagare gli interessi che sono maturati durante il periodo in cui la cartella esattoriale è rimasta bloccata.

Quando c’è la richiesta di sospensione cosa fa l’Agenzia delle Entrate?

Quando il contribuente inoltra la richiesta di sospensione dal pagamento della cartella esattoriale, motivandola, l’Agenzia delle Riscossione ha l’obbligo di accogliere l’istanza, bloccare le procedure di recupero del presunto debito e avviare le verifiche necessarie con l’ente creditore al quale sarà trasmessa la dichiarazione del contribuente.

Entro quando deve essere inviata la dichiarazione di sospensione?

C’è un limite, altrimenti scatta la decadenza: 60 giorni dalla notifica della cartella esattoriale o di qualsiasi altro atto di riscossione.

La domanda deve essere comunque giustificata da almeno una di queste circostanze:

  • prescrizione o decadenza del credito intervenute prima della data in cui il ruolo è stato reso esecutivo;
  • provvedimento di sgravio emesso dall’ente creditore;
  • sospensione amministrativa dell’ente creditore o giudiziale; 
  • sentenza che abbia annullato in tutto o in parte la pretesa dell’ente creditore, emessa in un giudizio al quale l’Agenzia delle entrate-Riscossione non ha preso parte; 
  • pagamento effettuato prima della formazione del ruolo.

Quando si saprà l’esito delle domanda?

L’ente creditore deve comunicare al debitore l’esito della domanda. Il termine massimo è di 220 giorni dalla data di presentazione della comunicazione.

Se entro quel termine non arriva una risposta, le somme iscritte al ruolo, e che sono oggetto della comunicazione, vanno annullate di diritto.

Cartelle esattoriali, la metà è sbagliata: come difendersi

Come funziona l’annullamento delle cartelle esattoriali?

L’annullamento non scatta nei casi di sospensione giudiziale o amministrativa o di sentenza non definitiva di annullamento al credito.

È importante ricordare che il contribuente, qualora dovesse presentare una documentazione falsa può essere punito con una sanzione amministrativa molto severa: il pagamento del 100 o 200 per cento delle somme dovute. Con un importo minimo che è di 258 euro.

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