Cartelle esattoriali e licenziamenti: di corsa per lo stop

Cartelle esattoriali e licenziamenti: si va verso una nuova proroga del blocco e dell'invio delle ingiunzioni di pagamento. Sui licenziamenti si va verso una sblocco selettivo, per le cartelle esattoriali possibile la proroga di altri due mesi. Potrebbe slittare anche il pagamento della Tari oltre alle scadenze fiscali delle partite Iva.

4' di lettura

Cartelle esattoriali e licenziamenti: il governo è al lavoro per imporre un nuovo stop. La questione più spinosa e divisiva resta la proroga del blocco dei licenziamenti, mentre sulle cartelle esattoriali non ci dovrebbero essere dubbi: l’invio slitterà di altri due mesi.

Cartelle esattoriali e licenziamenti viaggiano su un unico binario. Le due proroghe dovrebbero essere inserite nello stesso decreto legge.

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, dovrà mediare tra posizioni che sulla proroga dei licenziamenti sono contrapposte.

Parte del centrodestra e Confindustria spingono forte per la fine del “divieto”.

Altre forze politiche sostengono sia meglio prolungare il blocco fino a quando il Paese non avrà cominciato a riprendersi. Si suppone tra l’autunno e l’inverno.

Licenziamenti: l’ipotesi sblocco selettivo

È molto probabile una via mediana, quella proposta da Draghi. Ossia: uno sblocco selettivo tra diversi settori. Anche in considerazione del fatto che non tutti sono stati colpiti nello stesso mondo dall’emergenza sanitaria e non tutti si riprenderanno con la stessa facilità.

Il blocco dei licenziamenti, per una fetta importante del governo, è anche una necessità per due motivi: la tutela dei lavoratori più fragili e il rischio sociale che eventuali licenziamenti di massa potrebbero provocare in una situazione che è già molto delicata.

Per cartelle esattoriali e licenziamenti si va dunque verso il decreto. Dovrebbe essere approvato nei primi giorni della prossima settimana. Ci sarà una preliminare analisi sui settori che sono stati più colpiti dalla crisi causata dalla pandemia.

Settore tessile e calzaturiero i più colpiti dalla crisi

I comparti che hanno subito danni più rilevanti sono stati quello tessile e quello calzaturiero. Ma non sono gli unici. La selezione potrebbe anche riguardare le numerose aziende che in questi mesi hanno aperto tavoli di crisi.

La scelta selettiva sembra comunque raccogliere consensi nell’esecutivo. Di certo è preferibile a un’impasse totale. Sono più o meno sulla stessa linea Pd, Lega e Forza Italia. Contrari il Movimento 5 Stelle e Leu, per i quali la scelta “selettiva” dovrebbe essere solo l’ultima chance, sarebbero invece favorevoli a una proroga del blocco.

I sindacati sono chiaramente fermi a sostegno del blocco dei licenziamenti, almeno fino all’autunno inoltrato.

Blocco fino al 31 ottobre?

La proposta è quella di equiparare le industrie tessili e calzaturiere (il comparto moda, comprese le confezioni di abbigliamento e fabbricazione di articoli in pelle), alla normativa che regola le piccole e medie imprese, per le quali il blocco dei licenziamenti resta fermo al 31 ottobre (con la parallela possibilità di ricorrere alla cassa integrazione covid).

Licenziamenti e cartelle esattoriali: cosa succede?

Si parlava comunque di cartelle esattoriali e licenziamenti. L’altro tema caldo resta dunque quello del blocco dell’invio delle cartelle esattoriali. Al momento la scadenza è fissata al 30 giugno, il che significa, tempi tecnici alla mano, che dai primi di agosto milioni di italiani inizieranno a ricevere le ingiunzioni di pagamento dell’Agenzia delle Entrate.

Rinviata anche la Tari?

La proroga dell’invio delle cartelle esattoriali dovrebbe essere di due mesi.

Anche la Tari che scade il 30 giugno, dovrebbe essere prorogata al 31 luglio.

Dovrebbe essere concesso anche qualche giorno in più per le scadenze fiscali delle partite Iva (fino al 21 luglio). Oltre al saldo e acconto di Irpef, Ires e Irap.

La questione della Nuova Sabatini

C’è infine la questione che riguarda la Nuova Sabatini, l’agevolazione economica prevista dal Ministero dello Sviluppo Economico per le piccole e medie imprese che decidono di investire in macchinari 4.0, impianti produttivi hardware, software e tecnologie digitali.

Le risorse per accedere a questa agevolazione sono finite il 2 giugno scorso. Per questo motivo il contributo dovrebbe essere rifinanziato. I soldi potrebbero arrivare dai miliardi non spesi per i sostegni automatici alle imprese, quasi 5 miliardi. Il governo si aspettava di ricevere tre milioni di richieste, ne sono arrivate meno di due milioni.

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