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Cartelle esattoriali, sempre più difficile fare ricorso

Cartelle esattoriali, sempre più difficile fare ricorso: sta per essere approvata una norma che impedisce ai contribuenti di impugnare l'estratto di ruolo.

di The Wam

Novembre 2021

Cartelle esattoriali, sempre più difficile fare ricorso. I contribuenti hanno già armi spuntate contro il fisco e una nuova norma rischia di peggiorare, se possibile, la situazione.

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Sarà infatti impossibile impugnare l’estratto di ruolo. Vi sembra poco? Per niente. Quando si impugna l’estratto di ruolo è per contestare dei la presenza di debiti che non sono mai stati notificati.

Questo significa che potremmo andare incontro a procedure di pignoramento senza neppure sapere perché.

Cartelle esattoriali: la norma salva fisco

La ragione di questa norma salva fisco sarebbe anche plausibile: ridurre al minimo la possibilità che vengano fatti ricorsi infondati, al solo scopo di allungare i tempi (intasando i ruoli dei tribunali). Il punto è che insieme a ricorsi infondati, che pure ci sono, vengono penalizzati anche quelli presentati in buona fede e per ragioni valide.

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Cartelle esattoriali: cosa cambia

Ma vediamo cosa cambia e perché potrebbe essere davvero un rischio per i contribuenti lo stop alla possibilità di impugnare un estratto di ruolo.

Come sapete l’Agenzia delle Entrate e Riscossione ha l’obbligo di notificare la cartella esattoriale prima di avviare un’azione esecutiva. Dopo 60 giorni, se il contribuente non dà notizie, partono i pignoramenti (conto corrente, stipendio, auto, moto, beni immobili).

E allora, direte, qual è il problema?

Se, come capita, quella notifica non arriva a destinazione, per uno dei tanti motivi possibili (a partire da quello più comune: un indirizzo sbagliato), quella cartella esattoriale, quel debito, viene comunque registrato dall’Agenzia delle Entrate. E il contribuente può venirne a conoscenza o andando allo sportello o collegandosi sul sito dell’ente.

Può visionare infatti l’estratto di ruolo, dove sono elencati tutti i debiti che si hanno nei confronti dell’Agenzia delle Entrate. Comprese le cartelle esattoriali non pagate.

In questo modo, controllando l’estratto di ruolo, un contribuente può sapere dell’eventuale debito contenuto in una cartella esattoriale. Se non è mai stato notificato può impugnare l’estratto di ruolo, con buone possibilità di ottenerne la cancellazione del debito, per una evidente omessa notifica.

Una prassi che ha anche il supporto di diverse sentenze della Cassazione.

Cartelle esattoriali: una montagna di ricorsi

Una buona parte dei ricorsi contro le cartelle esattoriali riguardano proprio l’estratto di ruolo. Circa il 40%. Tutte impugnazioni per omessa notifica.

Il 40% è una percentuale elevatissima.

Che può significare due cose (o confermarle entrambe):

Sta di fatto che questa montagna di ricorsi, sinceri o pretestuosi, ingolfa la macchina burocratico/giudiziaria dell’Agenzia delle Entrate.

Cosa fare allora? Beh è stata scelta la strada più rapida (che però può danneggiare tanti contribuenti in buona fede): si è deciso di imporre il divieto di impugnare gli estratti di ruolo.

Cartelle esattoriali: pignorati e senza sapere perché

Al momento la norma non è ancora in vigore. Ma dovrebbe essere inserita nella riforma della giustizia tributaria. Ha molte possibilità di passare: del resto si sta facendo di tutto per snellire e facilitare il lavoro della riscossione con l’obiettivo di ridurre il monte dell’evasione fiscale.

Se questa norma taglia costi e tempi, è assai improbabile che non veda la luce. E in tempi molto rapidi. Anche nei primi mesi del prossimo anno.

La conseguenza più probabile l’abbiamo accennata: si rischia il pignoramento dei beni per una cartella esattoriale mai ricevuta.

Il contribuente perderebbe la possibilità di bloccare sul nascere le azioni esecutive nei suoi confronti. Verrebbe in questo caso leso e in modo grave il suo diritto di difendersi.

Cartelle esattoriali: le tre eccezioni

Nella norma sono comunque previsti tre casi in cui è possibile impugnare l’estratto di ruolo. Ma riguardano solo le imprese e non le famiglie e le persone fisiche:

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