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Case di riposo e asili nido: si rischia la chiusura

Case di riposo e asili nido: si rischia la chiusura di numerosi centri o l'aumento considerevole delle rette mensili.

di The Wam

Settembre 2022

Case di riposo e asili nido: si rischia la chiusura per i costi dell’energia ormai insostenibili. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE

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Non sono poche le Rsa che saranno costrette ad alzare la retta mensile a 1.000 euro, causando problemi enormi agli ospiti e alle famiglie.

Su questo tema potrebbe interessarti un post su anziani non autosufficienti, chi paga la casa di risposo; oppure c’è un articolo su tutte le misure di sostegno per anziani e disabili: la guida completa.

Case di riposo e asili nido: crisi da Nord a Sud

La situazione è decisamente grave. Dal Nord al Sud, senza nessuna distinzione territoriale. Nell’ultimo bimestre il conto di luce e gas in queste strutture si è triplicato. Le bollette passate da 10.000 a 30.000 euro e in inverno la situazione sarà solo destinata a peggiorare e in modo esponenziale.

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Case di riposo e asili nido: razionamento impossibile

Il motivo è comprensibile: le residenze assistite per gli anziani, così come gli asili nido, non possono razionare il consumo dell’energia e lasciare al freddo anziani e bambini. Per la case di riposo in molti casi è necessario anche tenere in funzione macchinari che sono vitali per la vita di qualche ospite. E che sono energivori.

Case di riposo e asili nido: conseguenze

Insomma, con le attuali tariffe e senza un sostegno immediato da parte del governo o delle Regioni il prossimo inverno potrebbe avere due conseguenze, altrettanto rilevanti:

Due conseguenze che potrebbero avere delle ricadute rilevanti a livello sociale.

Case di riposo e asili nido: beni in vendita

Alcune case di riposo hanno iniziato a mettere in vendita beni di proprietà per continuare ad andare avanti e saldare le fatture.

Le strutture, spesso gestite da onlus o cooperative, hanno chiesto alle Regioni di aumentare il rimborso quotidiano per ogni paziente assistito. Ma per ora sono arrivate poche risposte. Da anni le Regioni non adeguano le quote. Non lo hanno fatto in tempi meno complessi per l’economia, non hanno le risorse necessarie per farlo ora.

Serve una decisione a livello nazionale. O almeno la possibilità per queste strutture di grande impatto sociale di avere degli adeguati sconti sul pagamento delle bollette.

Del resto – questa è l’opinione degli operatori – si tratta di servizi essenziali, al pari degli ospedali.

Case di riposo e asili nido: fragili e lavoratori a rischio

La situazione è gravissima, descritta con dovizia di particolari su invaliditàediritti.it. Ma forse qualche numero potrebbe aiutare a comprendere in pieno l’entità del problema. La crisi, inutile dirlo, si estende anche alla sanità privata.

Ebbene, solo nel Lazio (che è un po’ la fotografia di quello che sta accadendo nel resto della Penisola), sono 120 le strutture che rischiano di chiudere. Sono ormai prossime al collasso. Molte sono residenze per anziani.

120 strutture significa 12.000 posti letto.12.000 persone, spesso fragili, che non avranno più la possibilità di essere accudite in un centro.

Ma non solo: rischiano di perdere il lavoro oltre 17mila professionisti (solo nel Lazio). Ovvero: medici, terapisti, infermieri e altri.

Moltiplicate questo dato per tutte le Regioni italiane e il quadro sarà completo e molto preoccupante. Anche perché oltre al posto di lavoro, le conseguenze più serie ricadranno sugli anziani, i disabili e le loro famiglie.

Case di riposo e asili nido: aiuti alle Regioni

Il primo aiuto per queste strutture potrebbe arrivare come detto solo dalla Regioni. Molte amministrazioni, lo ribadiamo, stanno ignorando il problema, fanno finta di non ascoltare gli appelli che arrivano dalle associazioni di categorie.

Altre si stanno muovendo.

Case di riposo e asili nido: Lombardia

Il governo non ha potuto fare molto. Ma nel decreto Aiuti bis sono stati stanziati 400 milioni per la Sanità. Parte di quelle risorse potrebbero essere dirottate proprio per le case di riposo.

La Lombardia è la Regione che si è mossa prima di altre. Il governatore Attilio Fontana ha stanziato 39 milioni. «Siamo venuti incontro – ha dichiarato – a tutta la rete delle unità di offerta sociosanitarie residenziali e semiresidenziali e domiciliari per persone anziane e per persone con disabilità».

Case di riposo e asili nido: aumenti in Puglia

In Puglia le tariffe saranno aumentate in modo consistente già a ottobre. Le nuove rette per Rsa e centri diurni sono già state approvate dalla Regione.

Aumenteranno quindi i costi per le prestazioni residenziali, semiresidenziali, ambulatoriali e domiciliari.

Le spese ricadranno per il 50% sulle famiglie e per il 50% sulla Regione. L’amministrazione solo per questa operazione (che non risparmia comunque un onere aggiuntivo agli ospiti) ha stanziato 25 milioni di euro.

Con i fondi previsti dal decreto Aiuti Bis, nel Lazio (abbiamo descritto la situazione) la sanità ha ricevuto fondi complessivi per 40 milioni. Una parte verrà dirottata per i privati. Sono una boccata d’ossigeno, non la soluzione del problema: gli aumenti potrebbero scattare ugualmente.

La Liguria ha invece messo a disposizione delle Rsa e della sanità privata poco più di 2 milioni per le strutture che ospitano anziani, accreditate e contrattualizzate.

Case di riposo e asili nido: aumentano anche i servizi

A carico delle Rsa non pesano solo gli aumenti causati dall’incremento del costo dell’energia, ma anche le richieste dei gestori che forniscono servizi di ristorazione, pulizia e lavanderia. Una lunga serie di incrementi che hanno fatto precipitare i bilancio verso un negativo che è decisamente insostenibile.

Case di riposo e asili nido: si rischia la chiusura

Case di riposo e asili nido: conclusione

Non se ne esce come accennato “risparmiando”. Ovvero riducendo i servizi o prevedendo un consumo ridotto di metano per riscaldare gli ambienti. I locali che ospitano anziani e disabili non possono essere lasciati al freddo.

Senza dimenticare – come accennato – anche tutti i macchinari sanitari che sono spesso indispensabili per l’esistenza stessa degli ospiti.

Ma la questione si estende anche alle scuole materne, ai nidi paritari, mense scolastiche e aziendali. Sono tutte attività che in questo momento o sono a rischio o potrebbero addirittura chiudere i battenti. Gli operatori lo hanno ribadito: non possiamo permetterci di continuare a lavorare perdendo migliaia di euro ogni mese, lo abbiamo fatto per mesi, ma la situazione non è migliorata, anzi è destinata a peggiorare.

In pratica sui aspetta un intervento immediato da parte del governo. Nel frattempo comunque l’aumento medio delle rette – per chi ha deciso di continuare ad andare avanti – non sarà inferiore al 30%.

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