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Case green direttiva Ue, quanto ci costerà?

Case green direttiva Ue, quanto ci costerà mettere in regola le abitazioni entro il 2030?

di The Wam

Gennaio 2023

Case green direttiva Ue, quanto ci costerà mettere in regola la casa per il passaggio obbligato alla classe energetica E? Tanto. I lavori saranno necessari per il 70 per cento degli edifici, 9,2 milioni su 12. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE

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La direttiva, se venisse confermata, prevede che tutti gli immobili residenziali dei 27 Paesi Ue, entro il 2030 dovranno aver effettuato gli interventi necessari per migliorare la classe energetica.

Ma non è tutto: entro il 2033 tutti gli edifici dovranno essere adeguati per passare nella categoria D. Detto in termini pratici: i costi per le famiglie sarebbero complessivamente di 2.800 miliardi.

Una cifra mostruosa, da spendere in dieci anni. Senza adeguati sostegni si rischia di mettere in ginocchio il Paese.

Vediamo in questo post quali sono le spese previste per uno stabile o un singolo appartamento.

Su questo argomento puoi leggere un post che spiega perché in Italia due case su tre sono da ristrutturare; c’è un articolo che racconta come verificare in quale classe energetica è il tuo appartamento; e infine abbiamo visto cosa sono e come funzionano i mutui green.

Case green direttiva Ue, spese condominio

Partiamo da un condominio. Passare dalla classe energetica F (o G) alla D può costare 600 mila euro. Considerando che in media ogni condominio (rientrano in questa categoria anche quelli composti da solo due unità immobiliari) è formato da 6 abitazioni, la spesa media per l’adeguamento green si aggira intorno a 100mila euro.

I lavori onerosi sono molti, ma quelli che rischiano di incidere in modo pesante sull’importo definitivo sono soprattutto questi:

I condomini interessati da queste opere sono 4 milioni, per una spesa complessiva di 2.400 miliardi. Bisogna aggiungere i costi da sostenere per  gli altri edifici non residenziali privati e pubblici (come gli uffici e le sedi istituzionali). La somma totale non potrà essere inferiore a 2.800 euro.

Anche se si riduce il totale, la cifra complessiva è superiore a un anno di Pil (Prodotto interno lordo). Siamo vicini a un’impresa impossibile. Almeno oggi e nella situazione economica che stiamo vivendo.

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Case green direttiva Ue, gli infissi

Ma che lavori bisogna fare nei singoli appartamenti per migliorare la classe energetica? Ovvero, quanti soldi si dovranno spendere per adattare le abitazioni alla direttiva europea?

Il conto è piuttosto semplice, perché le opere necessarie prevedono almeno la sostituzione di:

Il prezzo cambia a seconda del numero di finestre e balconi che ci sono in una singola casa. Ma non solo: costa meno in una zona periferica rispetto a una centrale, dove spesso bisogna intervenire su palazzi storici ed è necessario utilizzare materiali meno economici.

In media comunque la spesa non dovrebbe essere inferiore a 20mila euro (senza dimenticare quelle condominiali).

Case green direttiva Ue, per le villette

Il conto è salato anche per chi abita in una villetta. Migliorare l’efficientamento energetico di una abitazione monofamiliare dovrebbe costare più di 110 mila euro.

Basti pensare che solo per l’acquisto e l’installazione di una pompa di calore sufficientemente potente da riscaldare tutto l’immobilel’esborso non può essere inferiore a 15mila euro.

È indubbio che a lungo termine questi soldi rientreranno per il risparmio energetico e che si aumenta il valore della casa. Ma si tratta comunque di costi importanti e senza un adeguato sostegno da parte dello Stato (tipo un Superbonus) per molte famiglie sarà difficile sostenere queste spese, anche se diluite in dieci anni.

Case green direttiva Ue, il governo

Proprio per questo motivo il governo italiano ha deciso di contrastare l’adozione della direttiva (che è stata proposta per ridurre non solo i consumi, ma anche le emissioni nocive per l’ambiente: un terzo derivano proprio dalle civili abitazioni).

L’esecutivo Meloni è pronto a dire no anche se nell’ultima bozza del provvedimento sono state inserite molte novità per attenuare la rigidità del provvedimento e rendere più agevole il passaggio green per le nostre abitazioni.

Sono state previste, infatti, delle agevolazioni (o addirittura esclusioni) per gli edifici di interesse storico e i luoghi di culto. Per l’Italia non è poco.

Case green direttiva Ue, sanzioni

La Commissione ha anche deciso di non introdurre delle sanzioni per chi non riesce a mettersi in regola (si parlava anche di limitazioni all’affitto dell’immobile). L’eventualità di imporre o meno delle sanzioni sarà stabilita dai singoli governi. La Francia si è già mossa su questo fronte, è stato infatti stabilito che per le abitazioni con consumi energetici alti sarà impossibile aumentare il canone di locazione fino al 2025.

Resta il nodo delle abitazioni residenziali. Si teme che gli anni necessari per completare questo passaggio siano molto pochi. In fondo da qui al 2030 mancano solo 7 anni.

È anche vero che già oggi il mercato delle abitazioni che rientrano nelle classi basse di efficientamento energetico (G e F) va molto più a rilento rispetto agli immobili che sono green (da A a D). In questo caso c’entra poco la direttiva europea: chi deve acquistare una casa sceglie quella che consente di risparmiare 4, 5mila euro l’anno di consumi energetici. Una decisione logica.

Nell’immagine una casa green che è già in regola con le direttive europee

Case green direttiva Ue, la legge

Il primo voto all’Europarlamento sulla direttiva è previsto per il 9 febbraio, quando si pronuncerà la Commissione industria. Subito dopo, entro la prima metà di marzo, il provvedimento arriverà all’attenzione dell’assemblea per la ulteriore discussione e l’approvazione definitiva.

Tempi molto stretti, dunque. Sono stati accelerati anche per le conseguenze causate dalla guerra in Ucraina e dall’esigenza di affrancarsi in modo sempre più veloce dalla dipendenza energetica da idrocarburi.

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