Caso tamponi, Lazio deferita: cosa rischia?

Il caso tamponi fa ancora discutere. La Lazio è accusata di aver convocato giocatori che dovevano essere in isolamento per via del Covid: Immobile contro il Torino e Anderson contro la Juventus. Il club, deferito, rischia penalità e doppia sconfitta a tavolino. Il 16 marzo Lotito sarà ascoltato dal Tribunale Federale.

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La Lazio rischia punti di penalizzazione e due sconfitte a tavolino per il caso tamponi. L’accusa è quella di aver convocato giocatori che dovevano essere messi in isolamento per via del Covid-19, ovvero Ciro Immobile contro i granata e Djavan Anderson con i bianconeri.

Caso tamponi, Lazio deferita

La Lazio è stata deferita a titolo di responsabilità diretta, oggettiva e propria, e rischia penalità con tanto di sconfitta a tavolino relativa alle gare contro Torino (giocata il 1° novembre, conclusa 3-4 per la Lazio) e contro la Juventus (giocata l’8 novembre e terminata 1-1). Una prospettiva che non lascia tranquilli i tifosi della Lazio.

Dopo il deferimento da parte della Procura Federale, la questione giudiziaria è ancora aperta e potrebbe dunque portare a ripercussioni sulla classifica della Lazio. Lotito e i medici sociali Pulcini e Rodia sono stati chiamati in causa per le decisioni prese tra fine ottobre e inizio novembre. Il 16 marzo il presidente della Lazio sarà ascoltato al Tribunale Federale.

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Le accuse a Lotito

Nel deferimento si leggeva che Lotito viene deferito “per non aver provveduto a far rispettare o comunque per non aver vigilato sul rispetto delle norme in materia di controlli sanitari e delle necessarie comunicazioni alle autorità sanitarie locali competenti”, ed in particolare per non aver tempestivamente comunicato alle Asl competenti la positività al Covid-19 di 8 tesserati, riscontrata, in data 27 ottobre 2020, a seguito dell’effettuazione dei tamponi cd. Uefa del 26 ottobre 2020, in vista dell’incontro di Champions League Brugge-Lazio del 28 ottobre 2020, e per non aver comunicato alle Asl competenti i nominativi dei contatti stretti dei tesserati positivi, e per non aver concordato con le Asl locali competenti le modalità dell’isolamento fiduciario dei tesserati del gruppo squadra positivi e la quarantena dei tesserati del gruppo squadra negativi, ovvero dei cd. contatti stretti dei tesserati positivi e, pertanto, per non aver attivato alcuna misura di prevenzione sanitaria con riferimento ai cd. contatti stretti dei tesserati risultati positivi al Covid-19”.

Ciro Immobile, uno dei calciatori positivi al Covid utilizzati ugualmente dalla Lazio

La Lazio si allenava nonostante il Covid

Lo stesso viene ripetuto, sempre per “la positività di 8 tesserati”, riscontrata il 3 novembre 2020, a seguito dell’effettuazione dei tamponi in vista dell’incontro di Champions League Zenit-Lazio, e per quella di tre tesserati del 30 ottobre in vista dell’incontro di campionato Torino-Lazio.

Alla Lazio viene contestato anche di “aver consentito o, comunque, non aver impedito a 3 calciatori di svolgere, con il restante gruppo squadra, l’intero allenamento della mattinata del 3 novembre 2020 sino al termine dello stesso, nonostante la loro positività ai tamponi cd. Uefa effettuati in data 2 novembre 2020 fosse nota al dott. Rodia”.

Immobile, positivo al Covid-19, in campo

Inoltre, alla Lazio è contestato di non avere sottoposto all’obbligatorio periodo di isolamento, in caso di asintomaticità, di almeno 10 giorni, a far data dal risultato del tampone del 26 ottobre 2020, un proprio calciatore (Immobile, ndr) il quale è stato utilizzato nell’incontro Torino-Lazio del 1° novembre 2020” e per “non avere sottoposto al periodo di isolamento un proprio calciatore, in caso di asintomaticità, di almeno 10 giorni, a far data dal risultato del tampone del 2 novembre 2020, e, conseguentemente, per averlo inserito nella distinta gara dell’incontro Lazio-Juventus dell’8 novembre 2020”.

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