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Categorie protette e pensione: si va prima? Come funziona

Categorie protette e pensione: si va prima? Ecco quando è possibile anticipare l'uscita dal lavoro e cosa sapere sui requisiti da rispettare.

di Carmine Roca

Luglio 2024

In questo articolo vi parleremo di categorie protette e pensione: è possibile anticiparla e come funziona? (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Categorie protette e pensione: cosa sapere

Le categorie protette hanno diritto alla pensione anticipata? Sì, ma non sempre.

Chiariamo, infatti, che appartenere alle categorie protette non fa scattare automaticamente il diritto alla pensione anticipata.

Questo, perché per rientrare nelle categorie protette “basta” una percentuale di invalidità del 46% (o un’invalidità lavorativa superiore al 34%), mentre per avere diritto al pensionamento anticipato è necessaria una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 67%.

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Significa, dunque, che molti lavoratori appartenenti alle categorie protette non avranno diritto al pensionamento anticipato, in quanto la loro percentuale di invalidità non raggiunge la soglia minima richiesta per accedere alle misure pensionistiche, rivolte alle persone invalide, attualmente in vigore.

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Categorie protette e pensione: quando andare?

Dunque, come spiegato in precedenza, appartenere alle categorie protette non dà automaticamente diritto alla pensione anticipata, ma è necessario essere stati riconosciuti invalidi con una percentuale pari o superiore al 67%.

Le misure pensionistiche che consentono di anticipare l’uscita alle categorie protette sono:

Categorie protette e pensione: AOI e pensione di inabilità

L’Assegno ordinario di invalidità e la pensione di inabilità sono state introdotte dalla legge numero 222 del 1984.

Entrambe si raggiungono con lo stesso requisito contributivo: almeno 5 anni di contributi versati, di cui 3 anni nel quinquennio precedente alla domanda di pensione. Senza alcun limite di età.

L’AOI, però, è una prestazione rinnovabile (ogni 3 anni, al 3° rinnovo spetta in modo permanente, anche se l’INPS può riservarsi la possibilità di sottoporre il titolare a visita di revisione), mentre la pensione di inabilità è permanente.

L’altra differenza è legata allo svolgimento di un’attività lavorativa: con l’Assegno ordinario si può lavorare, con la pensione di inabilità è assolutamente vietato.

Categorie protette e pensione con il 74% di invalidità: come fare?

Con il 74% di invalidità riconosciuta dalla commissione medica in seguito alla visita di controllo, si ha diritto a tre diverse misure pensionistiche.

All’Ape Sociale, l’anticipo pensionistico che accompagna il lavoratore fino all’età pensionabile. Spetta con un’età minima di 63 anni e 5 mesi e un’anzianità contributiva minima di 30 anni (alle donne spetta una riduzione di uno o due anni, a seconda dei figli avuti).

A Opzione Donna, la misura rivolta esclusivamente alle donne lavoratrici, tra cui le invalide civili con un’anzianità contributiva minima di 35 anni. L’età anagrafica varia a seconda dei figli avuti: 61 anni senza figli, 60 anni con un figlio avuto, 59 anni con due o più figli avuti.

E a Quota 41 per lavoratori precoci, con un’anzianità contributiva minima di 41 anni, di cui un anno versato prima di compiere 19 anni di età. Non ci sono limiti anagrafici da rispettare.

Categorie protette e pensione con l’80% di invalidità: cosa sapere?

Con l’80% di invalidità e almeno 20 anni di contributi versati, le categorie protette possono anticipare la pensione di 6 o 11 anni.

La misura nota come pensione di vecchiaia per invalidi civili è rivolta esclusivamente ai dipendenti privati (sono esclusi i dipendenti pubblici e i lavoratori autonomi).

L’età di accesso varia a seconda del genere: 55 anni per le donne, 60 anni per gli uomini, con 12 mesi di finestra mobile che, di fatto, fa slittare di un ulteriore anno (57 anni e 61 anni) l’accesso alla pensione.

Categorie protette e pensione: la legge 388 del 2000

Alle categorie protette in possesso di un’invalidità riconosciuta pari o superiore al 74% spetta anche un beneficio contributivo introdotto dall’articolo 80, comma 3 della legge 388/2000 che consente ai lavoratori sordomuti, agli invalidi civili per qualsiasi causa, agli invalidi di guerra, civili di guerra e agli invalidi per causa di servizio due mesi di contribuzione figurativa per ogni anno di lavoro effettivamente svolto, fino al limite massimo di cinque anni di contribuzione figurativa.

La contribuzione figurativa in questione è utile ai fini del diritto alla pensione e alla determinazione della sua misura per le anzianità soggette al calcolo retributivo (fino al 31 dicembre 1995). Mentre è utile solo ai fini del diritto alla pensione per le anzianità soggette al calcolo contributivo (dal 1° gennaio 1996).

L’attribuzione del beneficio in parola è gratuita ma non avviene automaticamente: il lavoratore deve presentare apposita richiesta.

Categorie protette e pensione
Categorie protette e pensione: in foto una donna con un punto interrogativo al posto della testa.

Faq su categorie protette e pensione

Quali sono le categorie protette?

Non rientrano in questi elenchi solo i disabili ma una vaste categorie di cittadini e cittadine come:

Quanti lavoratori con disabilità appartenenti alle categorie protette bisogna assumere?

Le imprese e le Pubbliche Amministrazioni devono rispettare delle normative ben definite sul numero di disabili da assumere in base al totale dei lavoratori sotto contratto. 

Bisogna reclutare:

In cosa si trasforma l’Ape sociale a 67 anni e 5 mesi?

Al compimento dell’età pensionabile, l’Ape Sociale si trasforma in pensione di vecchiaia, mantenendo gli stessi anni di contributi presenti al momento della domanda per il prepensionamento.

Qual è la finestra mobile per Opzione donna 2024?

La finestra mobile in Opzione donna 2024 si riferisce al periodo di differimento nell’erogazione del primo rateo pensionistico. Questo differimento è pari a 12 mesi dalla maturazione dei requisiti per le lavoratrici dipendenti e 18 mesi per le lavoratrici autonome.

Quando scade il termine per la presentazione della domanda per l’Ape Sociale nel 2024?

Entro il 15 luglio 2024, chi è in possesso dei requisiti anagraficicontributivi amministrativi richiesti, potrà presentare domanda per l’Ape Sociale, usufruendo della seconda finestra temporale (la prima è scaduta a marzo). Ricordiamo che sarà possibile presentare la domanda di riconoscimento per il diritto all’Ape Sociale anche successivamente al 15 luglio, ma non oltre il 30 novembre 2024. L’accoglimento della richiesta è però subordinato alla disponibilità delle risorse finanziarie.

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