Da Celine ad Anastasio: che fare se il tuo idolo è un fascista?



8' di lettura

Da Heidegger a Celine, fino ad arrivare ad Anastasio. Un’analisi sul valore della politica e della musica. Quando giudicare un autore o un cantante per il suo orientamento politico?

Artisti e fascisti?

Se un cantante/fotografo/attore/artista/filosofo è fascista posso continuare a seguirlo, leggerlo o ascoltarlo? La domanda mi è sorta spontanea un mese fa, quando Vice ha pubblicato un pezzo su Anastasio, il rapper vincitore di “X-factor”, ponendo attenzione sulle simpatie, espresse sui social, per Salvini, Trump e Casapound. Netta la smentita del rapper “Io non sono né di destra né di sinistra. Se qualcuno dice una cosa giusta io la condivido.”





https://www.youtube.com/watch?v=alIANFNT_k8

Al di là del fatto di cronaca, e della fama del rapper, a noi interessa quest’ultima affermazione e soprattutto ci interessa rovesciare la domanda: a noi se è di destra o di sinistra, che ci frega?










Artisti di sinistra

AFermi tutti, la domanda è volutamente provocatoria, c’è un fatto che però dobbiamo tenere presente. La storia, soprattutto quella più recente, è piena di artisti politicamente schierati. Nei decenni che vanno dal ’60 all’90 del novecento abbiamo: Guccini, Gaber, Bertoli, Vecchioni, i 99 posse, Bertoli, solo per citarne alcuni. Era un dato di fatto, se ascoltavi questi cantanti verosimilmente eri di sinistra. In quel determinato periodo storico però questo dato aveva un rilievo importante. I confini erano più o meno netti, sicuramente più netti di oggi dove il mantra è “ormai destra e sinistra sono morte”. Quindi sì, magari prima poteva fregarcene qualcosa, certamente però non era fondamentale il colore politico e togliamoci d’impaccio: non è mai fondamentale, o quanto meno non sempre e di questo ci occuperemo.

Autori di destra

Autori a destra
Facciamo un altro esempio: smettereste di leggere Celine o Cioran? Smetteremmo di studiare Heidegger? Il signore degli anelli perde di valore vista il colore politico di Tolkien? Eppure Celine ha scritto cose terribili riguardo agli ebrei, Cioran era un anti-giudaico, un ex membro della “Guardia di ferro” in Romania, Heidegger portava gli stessi baffetti di Hitler, oltre a tutta la questione sui tristemente celebri “Quaderni neri” e anche Tolkien ha una serie di interpreti che lo vorrebbero schierato a destra. Molti di questi autori non hanno semplicemente messo un paio di likes su Facebook o condiviso foto di Salvini che mangia pasta e patate.

lo scrittore Luis Ferdinand Celine


Dobbiamo chiederci allora perché le idee politiche di questi autori non ci sembrano così importanti, nonostante molti intellettuali si siano occupati di capirle, comprenderle e interpretarle al meglio per restituire una cosa in particolare: La loro prassi ha influenzato la loro teoresi o viceversa? Detto semplicemente: Heidegger pensava in un certo modo perché nazista o era nazista perché pensava in un certo modo?  Ovviamente qui non stiamo paragonando questi colossi della cultura novecentesca ad Anastasio, quello che ci interessa sono i casi e la riflessione che può scaturirne.
Dunque andiamo alla sostanza della questione, partendo da un assunto. La musica di Anastasio, i testi di Heidegger, “Quaderni neri” esclusi, sono in qualche modo pedagogici? Servono in qualche modo a indottrinare o a parlare dell’ideologia politica a cui l’autore si ispira? E’ questo il senso della domanda posta a inizio paragrafo. Ragioniamoci su.

Arte ed educazione

La funzione educatrice dell’Arte
Schiller  in “Lettere sull’educazione estetica dell’uomo” elabora un’idea di arte come via per l’educazione dell’uomo e il raggiungimento de “L’uomo totale”; figura in cui si coniugano e si sviluppano armonicamente tutte le facoltà umane, la perfetta armonia e coniugazione di sensibilità e razionalità, istinto formale e istinto animale. Ebbene questa armonia perfetta avviene grazie alla Bellezza. La Bellezza, in grado di sussumere gli opposti, educa l’uomo. Benissimo, ora facciamo un salto avanti e smettiamo di essere così ottocenteschi, che qui stiamo parlando di likes a Casapound, mica di bruscolini. In quanto detto su, brevemente, notiamo una cosa: non è l’artista a essere educatore, ma l’arte stessa. Esempio concreto? Anastasio magari è fascista, ma nelle sue canzoni non si sente parlare di quanto sia bello e buono uno stato totalitario in cui il singolo debba identificarsi pienamente. L’educazione della sua musica-arte non veicola quindi cose come supremazia della razza, colonizzare l’Eritrea e “aiutare a casa loro” gli immigrati. A questo punto diventa totalmente indifferente la sua connotazione politica, sarebbe invece da considerare se questa fosse l’elemento fondamentale delle sue canzoni. Ma in quel caso perché sarebbe importante? Non stiamo per incappare nella solita critica del “siete asserviti al pensiero unico, ognuno è libero di pensare ciò che vuole”? (Per scoprire la risposta clicca su “vai a pagina seguente)

Il libero pensiero

il filosofo Martin Heidegger

Torniamo per un momento a Heidegger. Beh con lui la questione si fa complessa, è necessaria una vasta conoscenza e del contesto storico e del complesso pensiero del filosofo tedesco. Certo è che Heidegger la tessera del partito nazista l’aveva, cose non troppo simpatiche sugli ebrei le ha scritte e questi sono fatti. (Per una più completa analisi della questione Heidegger rimandiamo al link all’intervista di F. Della Sala a F. Brencio, qui ci limiteremo a trarre delle conclusioni utili alla nostra riflessione). Dunque abbiamo due fatti nudi e crudi, Heidegger sembra spacciato. È un nazista, antisemita, non bisognerebbe né leggerlo né studiarlo. No, non è proprio così. Bisogna considerare il contesto storico, il clima politico, considerare se il pensiero heideggeriano si è asservito al nazismo, ma soprattutto considerare dove Heidegger ha parlato di nazismo e anti-semitismo. Ne ha scritto nei suoi quaderni privati, dove parallelamente prendeva nota dei suoi pensieri che poi sarebbero confluiti nelle varie opere, circa 1900 pagine di appunti dove l’elemento principale non è di certo la politica. E dunque? Dunque come dice la stessa professoressa Brencio “Questo suo (di Heidegger)  essere completamente libero da ogni tentativo ideologico, lo rende un pensatore scomodo, fra i più scomodi del XX secolo. Per questo un attento conoscitore del suo pensiero dovrebbe sapere che un uso ideologico del pensiero heideggeriano non solo è quanto di più lontano dal suo contenuto, ma è anche un’operazione tendenziosa. Heidegger non pensava per valori” e ancora “A me sembra che Heidegger debba essere demonizzato, sempre e comunque: o per ragioni politiche, o per ragioni filosofiche – noto il pregiudizio che lo vede interessarsi all’essere piuttosto che all’uomo – o in nome di una filosofia che non si fondi sui valori, sulla vita, sulla persona etc. L’essenziale è che lo si demonizzi, magari arricchendo la sua immagine di pensatore arcano con tinte fosche e linguaggio “heideggerese”.
Come vediamo la frase “ognuno è libero di pensare ciò che vuole” ha un senso un po’ diverso rispetto all’interpretazione che se ne fa oggi che ha più o meno questo tono “Se dico una puttanata nessuno può contraddirmi”. Serve, questa frase, a garantire la libertà di pensiero, di teoresi, e di evitare demonizzazioni dell’uomo in virtù di questa. Per farla semplice non dare del coglione a qualcuno perché pensa qualcosa di stupido, ma dargli del coglione perché si comporta da coglione. E questa è una lezione che una certa schiera di intellettuali dovrebbe interiorizzare per evitare di essere vista come un circolo chiuso e odiato.
Di nuovo: teoresi e prassi, pensiero e azione.

uno dei quaderni neri di Heidegger


Musica, arte e filosofia



Quando è importante allora se Anastasio sia fascista?
Sarebbe importante, lo abbiamo detto prima, se fosse il fattore essenziale delle sue canzoni. E lo sarebbe perché dal pensiero passerebbe all’azione, magari facendo musica celebrativa di quel determinato ideale e in certo modo educatrice di quel pensiero. E se fosse di sinistra? Lo stesso. No, il cantante certo non deve solo cantare, è un uomo come tutti, in una certa misura anche un intellettuale: ma se non canta di politica perché giudicare il suo voto? Se non parla di politica perché parlare del suo orientamento? La musica, l’arte, la filosofia, non sono raminghe e anarchiche, ci sono politiche, musiche, arti di destra, di sinistra. Se Hitler ha Wagner, Stalin ha Majakovskij, se Mussolini ha l’eroe di guerra, martire per la gloria della patria, come punto di riferimento, Stalin ha Stakanov e così via. Tutti dittatori, certo con idee politiche diverse, ma tutti con precise direzioni e direttive in arte, musica e filosofia. Eppure arte, musica e filosofia, in questo caso sono contenitori vuoti riempiti dai singoli o dagli stati, che hanno così assunto un colore politico, una prassi precisa. A pensare però sono i singoli, e anzi, oggi nell’epoca in cui “uno vale uno” il pensare è sempre più singolo e questi tre “contenitori” a torto o a ragione vengono riempiti, a volte con delle panzane, a volte con idee geniali, a volte con opinioni amorfe e grossolane, a volte, e questo è il caso di Anastasio non vengono riempiti affatto. La musica di Anastasio resta muta sui temi di attualità e dunque per lui dovrebbe valere un motto: “In cabina elettorale Dio ti vede, il fan no.”

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