Centro Studi Super Sud, una rete per fermare l'emigrazione dei nostri ragazzi

Un Centro nato da una visione e che punta a far crescere le potenzialità inespresse del Meridione. Con tante iniziative e non solo...


7' di lettura

Nel Mezzogiorno d’Italia, si sa, è in atto una migrazione di proporzioni colossali. Sempre di più, negli ultimi anni, sono le persone, soprattutto giovani, che decidono di trasferirsi in altre parti d’Italia o del mondo. Molti piccoli paesi lentamente si stanno spopolando e, se il trend continua ad essere questo, diventeranno borghi fantasma nei prossimi anni. Con una perdita di patrimonio umano, culturale, artistico e valoriale incalcolabile. C’è però chi non si rassegna alle statistiche e alle fredde analisi socioeconomiche che dipingono una situazione disastrosa e si da fare, organizzandosi per invertire la tendenza. È il caso del Centro Studi Super Sud. Oggi incontriamo il suo Presidente, Mariapia Mercurio, per capire meglio cos’è e come funziona.

Quando, come e perché nasce il Centro Studi Super Sud? Chi ha avuto l’idea e dov’è attualmente la sede

Super Sud nasce un paio d’anni fa nella testa di chi definisco un visionario, che riesce a vedere lontano oltre il limite che molto spesso la ragione pone alla nostra azione. Ecco, Super Sud è frutto della visione di Giovanni D’Avenia, che oggi è presidente onorario dell’associazione. L’idea nasce tra i pensieri che affollano la sua mente e che spesso camminano più veloci delle sue parole, corrono insieme alla passione che li muove. Super Sud vuole essere la risposta alla difficoltà quotidiana di fare incontrare domanda e offerta. Da una parte ci sono le persone con il loro bagaglio umano e la propria professionalità, dall’altra l’opportunità che non sempre si riesce a cogliere. Di qui il proposito di creare una rete per moltiplicare le opportunità, per unire le energie migliori che insieme possono mettere il “super” al Sud. Crediamo fortemente nella specializzazione del sapere, è per questo che ragioniamo in un’ottica di rete, ciascuno mette a disposizione la propria professionalità attorno ad un progetto comune che mette al centro il Sud. A questo si affianca poi l’amara consapevolezza delle opportunità perdute del Sud, delle risorse non utilizzate o utilizzate male, e dunque l’idea di un centro studi, perché si può determinare lo sviluppo e la crescita di un territorio solo conoscendolo a fondo.

Come vi siete strutturati all’inizio e quanto tempo avete impiegato per entrare a pieno regime?

Super Sud ha un suo direttivo e un’assemblea dei soci che insieme costituiscono la nostra rete. Nella fase iniziale è stato messo in campo un lavoro preliminare di aggregazione attorno al comune impegno per il Sud attraverso la costituzione di tavoli tematici, che hanno portato alla definizione di un nostro manifesto che definisce i nostri obiettivi. Questa fase è durata qualche mese, poi siamo entrati a pieno regime. Certo, non senza difficoltà, ragionare in un’ottica di rete significa raccogliere la sfida di porre le proprie idee in una comune “cassetta degli attrezzi”, è un po’ un cambiamento di mentalità e di metodo.

Quanti sono i componenti del Centro Studi e quanti i soci? Ci sono delle divisioni di ruoli?

Il direttivo ha sette componenti, poi abbiamo un comitato scientifico, un revisore dei conti e l’assemblea dei soci. Ciascuno svolge il suo compito anche in base alle proprie competenze, per quanto mi riguarda accanto al ruolo di presidente mi occupo anche della comunicazione.

Quali sono le attività che voi offrite? In che forma?

Noi svolgiamo un lavoro di ricerca di opportunità per il Sud Italia che rendiamo liberamente fruibili attraverso i nostri canali comunicativi, mettiamo poi a disposizione la professionalità dei nostri soci per cogliere queste opportunità e accompagnare il processo che va dall’idea alla progettazione fino alla sua realizzazione. A questo affianchiamo l’attività di studio e di analisi dello scenario nel Mezzogiorno promuovendo anche momenti di confronto e di dibattito attraverso convegni e tavole rotonde.

Quali risultati avete raggiunto fino ad oggi e quali sono i riconoscimenti di cui siete più fieri?

Il nostro orgoglio più grande è la Borsa Mediterranea della Formazione e del Lavoro, evento che esprime materialmente il nostro proposito di favorire l’incontro tra domande ed offerta. La prima edizione dell’evento si è svolta lo scorso anno a Pontecagnano Faiano, presso il Tabacchificio Centola e il successo che ne è derivato ha superato ogni nostra aspettativa. Oltre 3.000 partecipanti tra docenti, formatori, imprenditori, aziende e professionisti, oltre 100 Istituti di Istruzione Media Superiore provenienti da tutta la Regione Campania; oltre 50 riconoscimenti ad aziende e scuole regionali che si sono distinte per le buone prassi formative e lavorative; 2 borse di studio e un hackathon con oltre 70 studenti.

E anche questa è stata una “follia” di Giovanni D’Avenia, ricordo ancora il giorno in cui la propose, ci sembrò pazzo; tuttavia la sua tenacia e convinzione ci hanno spinti ad andare avanti e a dargli ragione. Insomma, Giovanni riesce sempre a farci lanciare il cuore oltre l’ostacolo.

Parlo al plurale perché Super Sud non sarebbe riuscita a realizzare un tale evento senza la professionalità e la passione del Gruppo Stratego, società con oltre 20 anni di esperienza nel settore marketing, comunicazione e gestione eventi.

Ora siamo al lavoro per la seconda edizione che si svolgerà il 2-3-4 aprile, sempre a Pontecagnano Faiano, con tante novità e un bel passo avanti rispetto allo scorso anno.

Accanto a questo, un’altra soddisfazione è stata quella di essere diventati antenna salernitana del Centro Europe Direct Lupt “Maria Scognamiglio” dell’Università di Napoli Federico II, questo significa essere un punto di riferimento importante in tema di politiche comunitarie.

Quali sono i vostri progetti futuri e come vede il Centro Studi Super Sud tra 5 anni?

Una nostra ambizione è quella potenziare il sito internet di Super Sud per fare opinione, proporre approfondimenti, creare uno spazio di confronto e di dibattito, per accendere i riflettori sui temi dimenticati del Sud; a questo stiamo lavorando. Ci impegneremo per fare crescere di anno in anno la Borsa Mediterranea della Formazione e del Lavoro, che aspiriamo a far diventare evento di riferimento del Mezzogiorno e non solo.

Cosa ha capito in questi anni del Sud Italia e dei meridionali? C’è possibilità di salvezza? In che modo?

Ho compreso quanto sia difficile uscire dalla logica chiusa del proprio orticello e mettere le proprie idee e competenze nell’ambito di un progetto più vasto. Ci vuole coraggio. In ogni caso, io non ho mai smesso di credere che una salvezza ci possa essere, anche nei momenti di maggiore sconforto. Quanto alle modalità, è difficile dirlo, il divario del Sud rispetto alle altre aree del Paese ha radici antiche e il suo sviluppo passa attraverso la piena espressione delle sue potenzialità. Per farlo bisogna mettere insieme le energie migliori e fare in modo che lavorino per determinare lo sviluppo della propria comunità, far sentire forte il sentimento di soddisfazione che dà compiere gesti che siano utili per i propri territori. E poi bisogna combattere la tendenza del nostro tempo verso il breve termine; si investono le proprie energie nelle questioni del giorno, perdendo una riflessione di prospettiva di lungo periodo e di più vasto respiro. In altre parole, si pensa all’oggi per il domani senza programmare e pianificare in un’ottica più lunga e che guardi lontano, questo è un problema che investe anche, e soprattutto, la politica. Non mancano, però, esempi virtuosi di comunità locali che stanno facendo un ottimo lavoro e vanno incoraggiate.

Lei ha deciso di restare a vivere ad Eboli, dove è nata e cresciuta. Si è mai pentita di questa scelta? Cosa pensa che il Sud abbia che nel resto d’Italia e del mondo non c’è?

Non mi attardo a trovare valori esclusivi del Sud, ognuno ha la propria città o il proprio paese e qualunque esso sia rappresenta la propria origine, la propria identità, la mia è scritta lungo il marciapiede di via Matteo Ripa dove c’era il negozio di mio padre e lungo il profilo degli Alburni che vedo ogni mattina dal mio balcone. Eboli è la mia identità. Certo, mi capita spesso di chiedere a me stessa se essa sia un limite o viceversa un elemento di forza e, anche se sono spesso preda di questo dubbio, mi sento di dire la seconda.

Non sono pentita della mia scelta, altrove mi sentirei senza radici. Qui ho speso il mio impegno, non abbastanza in verità, avrei dovuto fare di più, ma c’è sempre tempo e soprattutto per ogni cosa c’è il suo tempo.

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