La bellezza di una Champions con i versi dei cantautori

3' di lettura

di Luigi Storti

Balla il mistero di questo mondo che brucia in fretta quello che ieri era vero… Dammi retta non sarà vero domani…”, avrà esclamato Lucio Dalla dal paradiso dei poeti guardando quello che è successo in questa imprevedibile Champions League.
Ammiriamo una squadra compiere gesta incredibili, quasi eroiche, ribaltando tutto ciò che i bookmakers danno per certo, e crediamo di innamorarcene, ma un minuto dopo ne esce un’altra più affascinante e stupefacente, e ci ritroviamo così punto e a capo, ma più entusiasti di prima…
E’ forse l’edizione più bella della coppa dalle grandi orecchie… (se si esclude forse la finale, ma questa è un’altra storia).

Dopo il due a zero dell’Atletico Madrid alla Juventus, sembravano oramai andate in fumo le speranze bianconere di alzare la coppa dei desideri. Ronaldo però vuole trasformare la Vecchia Signora nella “Donna Cannone” pronta a volare nel cielo. Qualche giorno prima aveva giurato che l’avrebbe fatto, che oltre l’azzurro della tenda sarebbe finalmente volato, prendendo la vecchia signora per le mani e portandola su nel cielo. Così nella notte di Torino, Cristiano sale in cattedra, segna i tre gol più importanti della sua stagione e trascina la Juventus al turno successivo.

Ad arrestare la cavalcata bianconera sono intervenuti gli arcieri olandesi dell’Ajax, eredi naturali di Johan Cruijff. Con loro diventa attuale una filosofia calcistica di quarant’anni fa. Sono belli, spregiudicati, coraggiosi e spensierati. Mettono la fantasia al potere e sembra giochino più per compiacersi che per vincere, in alcuni momenti sembra quasi vogliano sedurre l’avversario con il loro fascino per portarlo dove vogliono e poi, da giovani, come diceva un vecchio principe, “distruggerlo e stracciarlo con la fantasia”.
I ragazzi di Ten Hag salgono sul treno che li porta direttamente in semifinale contro il Tottenham di Pochettino.

Questo meraviglioso film con una sceneggiatura degna del miglior Alfred Hitchcock continua e ci porta dall’altra parte della luna, dove c’è Barcellona – Liverpool e non possiamo non parlare di lui, del Diez del Barça, uno che spesso ha in mano le redini del destino e della storia, e sceglie da che parte farli andare… “Non avrai altro Dio all’infuori di me”, più di una volta ha fatto pensare a tutti gli amanti del calcio.
I Blaugrana vincono tre a zero trascinati da Leo che sembra stia per decidere la sorte anche quest’anno. Ma c’è da giocare il ritorno ad Anfield, un luogo dove l’impossibile può diventare possibile, a maggior ragione se è Jurgen Klopp a sedere sulla panchina del Liverpool, un uomo che se De Andrè potesse raccontarlo direbbe: “In un vortice di polvere gli altri vedevan siccità, a lui ricordava i gol di Gerrard nelle rimonte di tanti anni fa”.
E’ davvero “La sera dei miracoli”, i reds vincono 4-0, compiono la missione impossibile e volano in finale sulle note della Kop che a squarciagola canta “You’ll never walk alone”.

Alla Johan Cruijff Arena di Amsterdam non si canta “You’ll never walk alone”, in un silenzio quasi assordante possiamo sentire una rauca melodia diffondersi tra le anime salve dell’Ajax : “Mi sono spiato illudermi e fallire, abortire i figli come i sogni”. Ancora una volta gli olandesi sono annegati nella loro bellezza.
A dieci secondi dalla fine l’Ajax era in finale, ma poi una palla persa a centrocampo, un lancio della disperazione per il Tottenham, una sponda un po’ fortuita, un tiro furbo e il fato “nel ruolo più eccitante della legge, quello che non protegge, la parte del boia” spediscono il Tottenham di Pochettino, che come Nuvolari “sembra avere un talismano contro i mali”, in finale a Madrid contro il Liverpool, e l’Ajax a rinchiudersi nella bellezza dei propri sogni infranti da un destino crudele.

La finale, l’avete vista. L’eccitante bellezza di questa Champions è evaporata dopo pochi secondi e un rigore da record. “Non è stato un granché divertente”, direbbe Eugenio Finardi. Ma il bello è venuto tutto prima. Ed è un bello che non dimenticheremo facilmente.

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