Chiara Ferragni incinta: il nuovo gioco del telefono

L’imprenditrice digitale più famosa d’Italia, annuncia la nuova gravidanza e il mondo dei media impazzisce. Ma perché le notizie virali ci piacciono così tanto?

6' di lettura

Chiara Ferragni incinta: felice per lei come se fosse una mia cara amica”, “Sto piangendo come se si trattasse del mio bambino”, “Siamo tutti incinti”, “È come se nascesse un nipote”. Sono solo alcuni dei commenti allo scatto con cui il primogenito dei Ferragnez mostra l’ecografia del nuovo membro della famiglia.

Tra i fan, l’idea di una nuova gravidanza di Chiara Ferragni circolava già da qualche mese. Al popolo del web, si sa, non sfugge nulla: neanche le curve appena accennate. Lei, però, non aveva mai risposto alle domande. Fino al primo ottobre.

Il post dell’annuncio, con il bel sorriso di Leone detto Lello, ha ricevuto migliaia di like. E Fedez interviene: “Ma io non ne sapevo niente!”. Alla notizia che si tratterà di una bambina, i follower sono andati in visibilio. Si è trattato, insomma, di una festa del web di quelle che solo Chiara Ferragni sa far funzionare.

Genio indiscusso del web marketing, Chiara è soprattutto una gran narratrice di se stessa e della sua vita. Abbiamo avuto modo di scoprirlo durante il lockdown, quando ci ha tenuto compagnia insieme a Fedez. Con le loro dirette che sembravano una sorta di remake moderno di Casa Vianello e le foto in pigiama nella stanza dei giochi di Leo. 

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Family ❤️

Un post condiviso da Chiara Ferragni ✨ (@chiaraferragni) in data: 26 Apr 2020 alle ore 5:56 PDT

Insomma, tutti quanti noi vogliamo bene all’imprenditrice digitale italiana come se fosse una “cara amica”. Perché è autentica e si mostra ai fan con spontaneità. Una spontaneità che apprezziamo così tanto che non importa di non essere davvero suoi conoscenti. Non importa se ogni like e ogni commento che le regaliamo ingrandisce il suo business e la sua fama: va bene così. Quasi ci fa piacere.

Chiara Ferragni incinta: passaporto per la celebrità digitale

La Ferragni è sicuramente unica nel suo genere: da influencer a imprenditrice, stilista e personaggio di successo. Non solo ha un seguito impressionante, ma è anche un case study ad Harvard ed è stata nella classifica “30 under 30” di Forbes.

C’è qualcosa, però, che la accomuna ad altri tormentoni social. Ed è la viralità che raggiungono i suoi contenuti. Ci sono altri personaggi che hanno avuto la capacità di accaparrarsi intere pagine di ricerca su Google e di trasformare il proprio nome in un hashtag popolatissimo. 

Ci siamo affezionati, in qualche modo, anche ad Angela Chianello o Angela da Mondello, che per giorni ha occupato pagine web e tv con il suo slogan “non ce n’è coviddi”. Negazionista o provocatrice? In fondo non importa. Non davvero. Fa simpatia. Il suo “buongiorno da Mondello” è contagioso e tutti noi, almeno una volta quest’estate, abbiamo esclamato: “oggi ammare!”. 

In pochissimi giorni, la signora Angela ha conquistato più follower di Alberto Angela, battendo la cultura a colpi di meme. Ultimamente è intervenuta in tv, ospitata da Barbara D’Urso, per raccontare dei suoi problemi con la giustizia. E si è tornato a parlare di lei con rinnovato interesse.

Tempo fa è successo qualcosa di molto simile con il caso delle “Calippe” di Roma, Romina e Debora, che nel 2010 divennero protagoniste di un indimenticabile video virale

O il simpaticissimo “saluta Antonio” che ha spopolato fino allo scorso anno, con ospitate in tv e collaborazioni musicali da centinaia di condivisioni. Ma succede da decenni anche a personaggi del cinema e ai vincitori dei reality. Ora è il tempo degli influencer e dei più recenti ticktocker

Insomma, queste figure leggere, ironiche, talvolta irriverenti, ci piacciono molto.

È curioso notare che le grandi discussioni pop non riguardano solo personaggi più o meno noti. Si può creare un caso anche a partire da una foto, o da un vestito. Come è stato per il caso The Dress: l’abito bicolor di cui non si riuscivano e distinguere bene le tonalità. È blu, nero, bianco? Una vicenda appassionante di cui parlava anche il Corriere.

Il bello di questo millennio è che siamo chiamati a interrogarci su una gran quantità di fatti. Questioni che in altri tempi, forse, non sarebbero andate oltre i confini di una chiacchierata al bar e che oggi invece rimbalzano nel web come parole chiave impazzite. 

La tv e la stampa pescano dal web le notizie più ripostate e il web si vanta di aver raggiunto altre frontiere, creando un nuovo contenuto che schizza tra i primi risultati di Google. E l’incredibile circolo della comunicazione ricomincia. Che sia un effetto voluto o meno, quello del “go viral” (letteralmente: diventare virale) riguarda tutti. E la sensazione è quella di prender parte a dibattiti globali imperdibili

La condivisione di uno di questi contenuti ci fa guadagnare consensi sui social e chi tra i nostri contatti del web non ne parla resta escluso da un mondo comunicativo che influenza anche le conversazioni dal vivo. Che divertimento ci sarebbe senza i meme nati da uno di questi fenomeni virali?

Quando McLuhan parlava di “villaggio globale” non intendeva proprio che dovessimo sederci tutti attorno al falò messo su dei media per discutere di Angela Chianello, della prole della Ferragni o del cagnolino che partecipa al giro d’Italia. O forse sì?

Forse da anni stiamo assistendo alla naturale evoluzione del gioco del telefono. Quando si sussurravano all’orecchio dell’amico parole che lo avrebbero scandalizzato o divertito. Per suscitare in lui una reazione. In fondo, non è a questo che si mira con i fenomeni virali? Diffondere un contenuto che faccia discutere. Nel bene o nel male, l’importante è che porti like e condivisioni.

Che siano contenuti studiati per ottenere popolarità o che siano vicende diventate famose “dal nulla”, il risultato non cambia: noi siamo sempre pronti a parlarne e ad avere un’opinione in proposito. Anche sulla bambina che aspetta Chiara Ferragni. A proposito: da chi sarà firmata la sua prima tutina?

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