Esercitazioni USA a Guam. Cina: siamo pronti alla guerra. Il manifesto

Gli USA hanno deciso di fare una gigantesca esercitazione militare per simulare la difesa dell'isola di Guam, nell'Oceano Pacifico, a poche centinaia di chilometri dalle coste cinesi. Il paese di Xi Jinping non ha apprezzato l'ennesima provocazione e si dice pronta «moralmente e militarmente alla guerra».



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Gli Stati Uniti d’America hanno inviato undicimila truppe a Guam per condurre un’enorme esercitazione militare. Le manovre sulla piccola isola del Pacifico sono state viste come l’ennesima provocazione da parte della vicina Cina che ha fatto sapere di essere «militarmente e moralmente pronta per una possibile guerra».

Il messaggio è stato comunicato in un articolo sul Global Times, il tabloid di carattere internazionale prodotto dal Quotidiano del Popolo, organo del Partito Comunista Cinese.

Gli americani si stanno esercitando per difendere l’isola da possibili attacchi nemici e lo fanno con oltre 100 caccia trasportati da enormi portaerei. Le operazioni saranno sia aeree che terrestri e dureranno per dieci giorni.

Secondo il governo cinese queste manovre sono fatte per istigare i paesi confinanti a intraprendere delle guerre per espandersi territorialmente. Il timore è soprattutto per le regioni dell’Himalaya e per il Sud Est Asiatico.

Cina: siamo militarmente e moralmente pronti alla guerra

L’articolo sul Global Times comincia proprio paventando questa possibilità. Poi spiega le ragioni spingerebbero il paese a un possibile conflitto:

«Il popolo cinese non vuole la guerra, ma ci sono delle dispute territoriali con paesi confinanti, che sono istigati dagli Stati Uniti ad affrontare la Cina. Alcuni di questi paesi credono che l’aiuto americano gli fornisca un’opportunità strategica, quindi minacciano la Cina in modo oltraggioso.

Credono che la Cina, messa sotto pressione dagli Stati Uniti, sia spaventata; credono che non voglia o non sia capace di intraprendere una guerra con loro. Così fanno un gesto azzardato. Considerando anche la questione Taiwan, il rischio che la patria cinese sia condotta in una guerra è cresciuto considerevolmente negli ultimi tempi.

Spesso meno vogliamo la guerra e più questi problemi si acuiscono. La società cinese deve quindi avere davvero il coraggio di intraprendere, con calma, una guerra che mira a proteggere gli asset strategici del paese. E deve essere pronta a sostenerne il costo.

[…] La Cina deve essere un paese che ha l’ardire di combattere. E questo ardire deve essere basato sulla forza e sulla moralità. Abbiamo il potere nelle nostre mani e siamo ragionevoli. Dobbiamo lottare per difendere i nostri obiettivi senza paura.

In questo modo, che la Cina entri in guerra oppure no, vincerà il rispetto del mondo. Un giorno dimostreremo la nostra innata dignità e il nostro potere senza dover per forza mostrare i muscoli. Quel giorno vinceremo senza combattere nessuna guerra.»

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