Clan Graziano, racket imprenditori: chiesto oltre mezzo secolo di condanne

La Direzione Antimafia di Napoli ha chiesto oltre mezzo secolo di condanne per i cinque imputati arrestati nell'agosto del del 2019 in una inchiesta su clan Graziano di Quindici (Avellino).

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La Direzione Antimafia di Napoli ha chiesto oltre mezzo secolo di condanne per i cinque imputati arrestati nell’agosto del del 2019 in una inchiesta su clan Graziano di Quindici (Avellino).

I sostituti procuratori, Simona Rossi e Luigi Landolfi, al termine della requisitoria, hanno richiesto dieci anni di reclusione per Domenico Dediserio, quattordici anni per Fiore Graziano e Antonio Mazzocchi, dodici anni per Salvatore Graziano e nove per Ludovico Domenico Rega.

Clan Graziano, il nuovo gruppo di fuoco

I carabinieri del nucleo investigativo di Avellino, guidati dal capitano Quintino Russo, sotto la supervisione del comando provinciale guidato dal colonnello Massimo Cagnazzo, avevano arrestato i cinque imputati accusati, a vario titolo, di una serie di estorsioni e attentati intimidatori, porto e detenzione di arma, associazione a delinquere. Tutti reati aggravati dal metodo mafioso.

Racket, qui comandiamo noi

L’ordinanza di custodia cautelare era stata firmate dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli, Leda Rossetti. Nell’inchiesta si faceva riferimento a diverse estorsioni (alcune solo tentate), nei confronti di altrettanti imprenditori impegnati a realizzare opere nella zona del Vallo Lauro. L’obiettivo degli affiliati del clan Graziano era uno, ribadire “che qui comandiamo noi”, come si legge in numerosi passi dell’ordinanza. Nell’inchiesta gli investigatori avevano scoperto che alcuni imputati si allenavano a sparare contro un manichino (nella foto di copertina) e temevano potesse riprendere la faida con il clan Cava, storico gruppo criminale avverso ai Graziano.

Dici al masto tuo che prepara 100mila euro

Il primo episodio riguarda il tentativo di estorsione nei confronti dell’impresa che stava realizzando dei lavori a Domicella, in via Cimitero. I malviventi, con il volto coperto, hanno avvicinato un operaio: “Dici al masto tuo che prepara 100mila euro, hai capito, deve portarli a Graziano Fiore…”.

Poco dopo gli esponenti del clan, si legge nelle carte avevano avvisato l’imprenditore su whattsapp: “Se non vi mettete in contatto con i Graziano, qualcuno all’impianto può passare un brutto guaio”. Qualche giorno dopo a scopo intimidatorio sono stati esplosi dodici colpi di fucile calibro dodici di fronte all’impianto di cremazione di Domicella. Poi ancora minacce agli operai. Minacce di morte, per intenderci. Era il sedici febbraio dello scorso anno. Quella estorsione non è andata a buon fine.

Smontare le accuse toccherà agli avvocati difensori fra i quali Raffaele e Isidoro Bizzarro.

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