Clan Partenio, il Pm: "Doveva portare la vittima dai killer. Condannatelo a 15 anni"

Clan Partenio, tentato omicidio De Cristofaro. Chiesti quindici anni per Luigi Viesto.

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“Viesto doveva portare a dama la vittima, come spiegato dai collaboratori di giustizia. De Cristofaro doveva morire”. Il Pm dell’Antimafia, Anna Frasca, dopo una lunga requisitoria, ha chiesto quindici anni di reclusione per Luigi Viesto. L’imputato è accusato del concorso nel tentato omicidio di Walter De Cristofaro. Crivellato di colpi di fronte al bar Tiglio, a San Biagio di Serino, il 12 luglio del 2000. Un’esecuzione maturata in un contesto di camorra. De Cristofaro era considerato un ostacolo per il clan Partenio, guidato dai cugini Modestino e Amedeo Genovese. Stando ai verbali dei pentiti, ascoltati nel processo principale per l’omicidio, De Cristofaro pagava il fatto di aver picchiato Modestino Genovese in carcere. Dopo che il boss aveva fatto recapitare alla moglie della vittima un regalo per le festività natalizie. Un affronto reputato inaccettabile. Ma c’era anche un’altra questione, legata all’attività del clan.

I pentiti hanno spiegato come De Cristofaro, ritenuto vicino al clan Cava, era considerato un ostacolo nel serinese per lo spaccio di droga, supervisionato da Antonio Masucci, capo-zona dei Genovese proprio per l’area di Serino e dintorni. Per un gioco del destino, il Pm Frasca è lo stesso che fa parte del pool che indaga sul Nuovo Clan Partenio, il gruppo criminale che sarebbe nato proprio dalle ceneri dall’associazione a delinquere guidata dai Genovese.

Tentato omicidio De Cristofaro: chiesta condanna per Viesto

Il processo a Viesto è nato invece per un primo tentativo di omicidio, che non si è concretizzato perché la vittima non si è presentata nel luogo scelto per la sua esecuzione. La casa di Giulio Acierno, assolto in Appello nel processo per l’omicidio di De Cristofaro. Per quel delitto sono stati incriminati Raffaele Spiniello e Pasqualino Bianco. Un plotone di esecuzione i cui mandanti erano ritenuti proprio Modestino e Amedeo Genovese.

“Viesto, come rivelato nelle sue dichiarazioni rilasciate agli inquirenti, era interno al clan Genovese. Si occupava di spaccio di droga, ma all’occorrenza anche di truffe ed estorsioni. E, nel caso del tentato omicidio, doveva attirare De Cristofaro nell’agguato mortale”.

Il piano – come aveva raccontato il killer del clan Spiniello – era quello di invitare De Cristofaro a sniffare cocaina da Acierno. A occuparsene doveva essere proprio Viesto. All’omicidio, poi, ci avrebbe pensato Spiniello.

Dopotutto – aveva rivelato in aula il sicario – era lui che si occupava delle esecuzioni. Spesso senza dover rendere conto delle modalità degli omicidi, inclusi i dettagli che riguardavano armi ed eventuali collaboratori.

Il piano di morte

La spedizione di morte era stata concordata al ristorante “Patriarca di Mercogliano. Dove era previsto anche un incontro con un esponente del clan Cava. C’era infatti un rapporto di controllo del territorio da mantenere. Il referente del clan quindicese aveva spiegato di doversi confrontare con “Biagino”. Si tratta di Biagio Cava, boss dell’omonimo clan, che si è spento qualche anno fa in carcere a causa di un tumore al cervello.

I pentiti avevano spiegato come poi Modestino e Amedeo Genovese avevano deciso di agire ugualmente. Senza aspettare il parere del Boss del Vallo di Lauro.

“Così era nata una vera caccia all’uomo – ha chiarito il Pm in aula – il primo attentato a De Cristofaro non si è concretizzato. Solo perché la vittima non si è presentata”.

La sentenza potrebbe arrivare già in serata. A emetterla dovrà essere il collegio giudicante, presieduto dal magistrato Roberto Melone, affiancato dai giudici Zarrella e Cozzino. Oggi in aula, dopo il Pm, hanno discusso anche l’avvocato dell’imputato, il legale Rolando Iorio, e gli avvocati di parte civile, Michele Scibelli e Romeo Barile.

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