Clan Partenio, tentato omicidio De Cristofaro: condannato a dieci anni Luigi Viesto

Luigi Viesto è stato condannato a dieci di reclusione per il tentato omicidio di Walter De Cristofaro.

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Luigi Viesto è stato condannato a dieci di reclusione per il tentato omicidio di Walter De Cristofaro. Crivellato di colpi di fronte al bar Tiglio, a San Biagio di Serino, il 12 luglio del 2000. La vittima – come avevano spiegato i pentiti nel processo principale per omicidio – era considerato un ostacolo per il clan Partenio, guidato dai cugini Modestino e Amedeo Genovese.

De Cristofaro aveva picchiato Modestino Genovese in carcere. Dopo che il boss aveva fatto recapitare un regalo alla moglie della vittima. Un affronto reputato inaccettabile. Ma c’era anche un’altra questione, legata all’attività del clan. De Cristofaro era considerato un ostacolo per lo spaccio di stupefacenti dell’associazione a delinquere, guidata dai Genovese, che nel serinese avevano come riferimento Antonio Masucci.

Tentato omicidio De Cristofaro

Viesto, è accusato di tentato omicidio, perché aveva il compito di invitare la vittima a sniffare cocaina a casa di Giulio Acierno, alias “Zorro”, assolto in Appello nel processo per l’omicidio di De Cristofaro. Per quel delitto sono stati incriminati Raffaele Spiniello e Pasqualino Bianco. Un plotone di esecuzione i cui mandanti erano ritenuti proprio Modestino e Amedeo Genovese.

“Viesto era interno al clan Genovese – ha spiegato il Pm dell’Antimafia, Anna Frasca – si occupava di spaccio di droga, ma all’occorrenza anche di truffe ed estorsioni. E, nel caso del tentato omicidio, doveva attirare De Cristofaro nell’agguato mortale”. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a quindici anni per Viesto.

Il piano – come raccontato dal killer del clan Spiniello – era quello di invitare De Cristofaro a consumare droga proprio da Acierno. A occuparsene doveva essere Viesto. All’omicidio, poi, ci avrebbe pensato Spiniello.

Dopotutto – aveva rivelato in aula il sicario – era lui che si occupava delle esecuzioni. Spesso senza dover rendere conto delle modalità degli omicidi, inclusi i dettagli che riguardavano armi ed eventuali collaboratori.

L’organizzazione del piano

La spedizione di morte era stata concordata al ristorante “Patriarca” di Mercogliano. Dove era previsto anche un incontro di alcuni affiliati del clan Partenio con un esponente del clan Cava. Il referente del clan quindicese aveva spiegato di doversi confrontare con “Biagino”. Si tratta di Biagio Cava, boss dell’omonimo clan, che è morto qualche anno fa in carcere a causa di un tumore al cervello. I pentiti avevano spiegato come poi Modestino e Amedeo Genovese avevano deciso di agire ugualmente. Senza aspettare il parere del Boss del Vallo di Lauro.

“Così era nata una vera caccia all’uomo – ha chiarito il Pm in aula – il primo attentato a De Cristofaro non si è concretizzato. Solo perché la vittima non si è presentata”. Che De Cristofaro fosse una vittima designata, lo ha ribadito anche l’avvocato di parte civile Michele Scibelli.

A emettere la sentenza è stato il collegio giudicante, presieduto dal magistrato Roberto Melone, affiancato dai giudici Zarrella e Cozzino. Oggi in aula, dopo il Pm, hanno discusso anche l’avvocato dell’imputato, il legale Rolando Iorio, e gli avvocati di parte civile, Michele Scibelli e Romeo Barile.

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